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Covid e intestino

Tratto gastrointestinale: sito aggiuntivo del virus?

Gio 02 Lug 2020 | di Maria Giovanna Graziani | Salute
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COVID-19 è ben noto come patogeno del tratto respiratorio, infatti l’RNA SARS-CoV-2 ha un particolare tropismo per le cellule del tratto respiratorio inferiore provocando sintomi conosciuti, come tosse, dispnea e febbre. Tuttavia, diversi studi hanno rilevato un numero crescente di pazienti che manifestano sintomi gastrointestinali come diarrea, nausea, vomito, dolore addominale. Inoltre, l’RNA SARS-CoV-2 è stato rilevato anche in campioni di feci, suscitando il sospetto che il tratto gastrointestinale sia un sito aggiuntivo di replicazione virale.

È il SARS-CoV-2 il virus RNA responsabile della pandemia che ha rappresentato e ancora rappresenta una minaccia per la salute pubblica mondiale. Questo virus è stato ampiamente studiato come agente patogeno del tratto respiratorio i cui sintomi più noti comprendono mal di gola, febbre, tosse, dispnea, affaticamento o mialgie.

Questo perché l’RNA SARS-CoV-2 ha un particolare tropismo per le cellule del tratto respiratorio inferiore. Tuttavia il suo coinvolgimento nel tratto gastrointestinale è stato oggetto di numerosi studi che hanno gettato le basi per ricerche prossime e future.
Vediamo insieme quali sono gli studi condotti a tal riguardo.
Uno studio cinese multicentrico/trasversale ha infatti dimostrato che il 50% dei pazienti presi in oggetto ha manifestato sintomi come nausea, diarrea, vomito, dolore addominale. Inoltre, l’RNA SARS-CoV-2 è stato rilevato anche in campioni di feci, suscitando il sospetto che il tratto gastrointestinale sia un sito aggiuntivo di replicazione virale.

Ma c’è un'altra osservazione interessante: l’RNA virale è stato ritrovato attivo nei campioni di feci anche dopo (2-5 giorni) la negativizzazione dei campioni respiratori, suggerendo così una possibile fonte di diffusione con trasmissione oro/fecale.
SARS-CoV-2 potrebbe diffondersi anche attraverso le feci infatti il protrarsi della positività dei campioni fecali anche successivamente alla negativizzazione dei campioni respiratori potrebbe indicare che il virus sopravvive più a lungo nel tratto gastrointestinale rispetto a quello polmonare. 

TRASMISSIONE FECALE
Se la carica virale nelle feci fosse molto alta o se l’ambiente fosse favorevole, il SARS-CoV-2 potrebbe diffondersi anche attraverso le feci? In uno studio dei  ricercatori cinesi hanno proposto con il loro studio un chiaro esempio di trasmissione fecale. Sono stati infatti raccolti dei campioni sulle superfici del bagno di un paziente con positività fecale, ma senza diarrea. I tamponi eseguiti sul water, sul lavandino e sulla maniglia della porta sono risultati positivi. I campioni sulle stesse superfici dopo pulizia/disinfezione sono invece risultati negativi. Dunque l’esposizione ad un ambiente contaminato da feci può causare una trasmissione “fecale-mucosale” attraverso le mani sporche portate poi agli occhi, alla bocca o al naso.
Ma allora può esistere la possibilità che i pazienti dimessi con tampone faringeo negativo possano in realtà essere ancora positivi? Tutto ciò potrebbe avere delle ripercussioni sulla corretta gestione degli individui infetti e su un efficace piano di controllo preventivo delle infezioni.

Un altro studio condotto nella provincia cinese dello Zhejiang ha esaminato 651 pazienti con COVID-19 mostrando che l’11,4% di questi aveva almeno un sintomo gastrointestinale e di questi un sottogruppo presentava tassi significativamente più alti di febbre, affaticamento, dispnea e mal di testa.
Anche il primo paziente con COVID-19 negli Stati Uniti ha presentato nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, risultando positivo per SARS-CoV-2 RNA sia nelle feci che nei campioni respiratori.
Inoltre è stato evidenziato come tra i sintomi gastrointestinali quello più comune è la diarrea. Il periodo di durata media è di 4 giorni, con la durata più breve di 1 giorno e la più lunga di 9 giorni. Gli altri sintomi, a seguire, sono perdita dell’appetito, vomito, nausea, dolore addominale e sangue nelle feci presente nel 4-14% dei casi. È importante sottolineare che i pazienti con COVID-19 possono presentare sintomi digestivi in assenza di sintomi respiratori.
Il primo articolo sulle caratteristiche cliniche del COVID-19 riferiva che solo nel 3% dei pazienti era riscontrata diarrea. Uno studio successivo, condotto su 2023 pazienti con COVID-19 ha invece evidenziato come i sintomi gastrointestinali varino durante la progressione della malattia.
Gli ultimi dati riportano che il 79% dei pazienti presenta sintomi gastrointestinali come perdita dell’appetito, diarrea, nausea, vomito, dolore addominale e sanguinamento gastrointestinale sia durante le prime fasi sia durante il ricovero. La diarrea, in alcuni casi, si presentava anche prima della diagnosi di COVID-19.
Si riscontra in un'altra indagine che la diarrea si è verificata nel 49,5% (146/295) dei pazienti, il 55,2% dei quali ha avuto diarrea dopo il ricovero e la terapia anti-virale, mentre il 22,2% dei pazienti presentava diarrea prima della diagnosi. Si potrebbero dunque riconoscere i sintomi gastrointestinale come la presentazione iniziale del COVID-19?
Le manifestazioni gastrointestinali legate al SARS-CoV-2 possono essere spiegate attraverso diversi meccanismi:
• Attacco diretto del virus all’apparato gastrointestinale: i recettori ACE2 utilizzati dal virus per entrare nelle cellule sono presenti sia nel tratto respiratorio che nell’epitelio gastrointestinale, definendo così quest’ultima come zona idonea alla replicazione virale:
• Lesione diretta causata da uno stato infiammatorio: gli enterociti (presenti nei villi intestinali) possono essere attaccati e distrutti dal virus causando malassorbimento, secrezione intestinale squilibrata e l’attivazione esagerata del sistema nervoso enterico (giustificando dolori addominali e diarrea)
• Ipossiemia prolungata: la mancanza della giusta quantità di ossigeno può provocare ipossia tissutale che genera lesioni alle cellule della mucosa gastrointestinale (giustifica ulcere e sanguinamento)
• Somministrazione di farmaci: la somministrazione di farmaci antivirali, sperimentali, antibiotici o tradizionali cinesi potrebbero aver contribuito a nausea e diarrea, così come l’uso di corticosteroidi e FANS associati a stress fisiologico potrebbero ledere la mucosa del tratto digestivo.                                                           

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