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Vincere è come bere da una sorgente

Chiara Pellacani, 17 anni e una passione per i tuffi. La sua storia ora in un libro insieme ad altre “Vittorie Imperfette”

Gio 02 Lug 2020 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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 Ha paura dell’acqua, ma solo di quella del mare quando non si vede il fondale. Perché, se si trova in piscina in quelle vasche, è in grado di fare acrobazie da altezze per molti impossibili. È giovanissima, ma è già una stella nello sport italiano: agli Europei di nuoto di Glasgow 2018 ha vinto la medaglia d'oro nella gara sincronizzata dal trampolino 3 metri. Agli Europei di tuffi di Kiev 2019 è stata ancora medaglia d'oro continentale nella gara sincronizzata dalla piattaforma 10 metri. Chiara Pellacani, nata a Roma nel 2002, ha cominciato giovanissima a tuffarsi, scoprendo che era quella la sua passione. E oggi la sua storia è una delle biografie contenute nel libro “Vittorie imperfette” di Federico Vergari.
«Non avevo neanche 8 anni, ero in seconda elementare ed un mio compagno di classe mi invitò a fare una prova di tuffi, a quei tempi facevo Salvamento in pre agonistica, ma ho deciso di andare comunque a provare i tuffi. Ne sono rimasta affascinata e da quel momento non li ho più lasciati».
 
Quando ha scoperto che era la sua passione?
«Mi sono appassionata a questo sport subito, perché, già da piccola, tutto ciò che mi veniva chiesto di fare mi riusciva con grande naturalezza. Amo l’acqua e non potrei farne a meno, ma questo sport non è solo acqua. In realtà l’acqua è solo l’elemento finale, tutta la fase di preparazione del tuffo si fa in palestra sui tappeti elastici e provando i tuffi a secco nelle vasche piene di trucioli che sono dei rettangoli di gommapiuma. È uno sport molto divertente, ma allo stesso tempo molto impegnativo, perché richiede un grande lavoro tecnico».
 
Ha mai avuto paura dell’acqua?
«Ho sempre avuto paura di tuffarmi nell’acqua del mare quando non riesco a vedere il fondale. Tuttora, se faccio il bagno dove l’acqua è più scura, non mi sento mai tranquilla. Ho bisogno di vedere sempre quello che c’è sotto».
 
A cosa ha rinunciato per raggiungere i suoi obiettivi?
«Non mi piace parlare di rinunce, piuttosto di scelte che mi hanno portato a fare una vita diversa da quella dei miei coetanei. Quando loro festeggiano la fine della scuola e l’inizio delle vacanze, per me in realtà inizia il periodo più impegnativo della stagione agonistica, tra Grand Prix, Europei, Mondiali, sono sempre in giro per il mondo. Le mie vacanze iniziano dopo ferragosto e durano per due settimane al massimo. Nel corso dell’anno mi alleno tutta la settimana e non ho tempo per uscire, i miei amici li vedo il sabato sera quando non sono in giro per le gare. È una vita diversa che sicuramente comprende delle rinunce, ma allo stesso tempo mi dà la possibilità di vivere delle esperienze molto forti».
 
Quanto tempo si allenava da bambina? E ora?
«Lo sport dei tuffi è uno sport che richiede molta tecnica, quindi la quantità di allenamento fa la differenza ed è per questo che è necessario allenarsi molto ed in modo costante e continuativo. Già da piccolina mi allenavo tutti i giorni della settimana compreso il sabato, circa tre ore al giorno. Ricordo bene infatti che ci tenevo a sottolineare: «Non mi alleno tutti i giorni della settimana: la domenica riposo!». Mi piaceva tanto andare agli allenamenti e per questo ci tenevo anche ad andare bene a scuola, altrimenti mamma non mi ci avrebbe portata. Oggi è un po’ diverso da allora, ma l’amore e la passione sono sempre gli stessi, se non di più. Gli allenamenti sono molto duri: una sessione la mattina dalle 8:30 alle 12:30 ed una il pomeriggio dalle 15 alle 17:30, il mercoledì pomeriggio ho riposo ed il sabato mi alleno solo la mattina. Gli allenamenti oggi per me rappresentano la strada per raggiungere i miei obiettivi, quindi ogni allenamento è importante che sia sfruttato al massimo, è un piccolo mattoncino che si aggiunge agli altri per arrivare a raggiungere i miei sogni».
 
Che sapore ha la vittoria?
«È come bere da una sorgente di acqua fresca quando si ha tantissima sete: una sensazione bellissima. La vittoria sicuramente mi aiuta a sostenere il duro lavoro che c’è dietro e mi dà la carica per andare avanti e per avere la conferma che la strada che sto percorrendo è quella giusta».
 
Come si resiste alla pressione psicologica?
«Purtroppo o per fortuna, sin da quando ho iniziato questo sport, dalle primissime gare, vincevo frequentemente e per questo tutti si aspettavano da me sempre e solo la vittoria. Quando vincevo avevo fatto il mio! A quel punto, ho deciso di cominciare a gareggiare con me stessa, a darmi degli obiettivi personali in ogni gara. Anche oggi faccio così, quando gareggio penso solo al mio percorso, a ciò che voglio ottenere da me stessa nella gara, come ad esempio migliorare un punteggio personale o prendere un buon voto ad un tuffo nuovo che sto provando da poco. Gli altri si aspettano sempre tanto da me, ma io so che il percorso che sto facendo ha bisogno di tempo e quindi non è detto che la vittoria potrà esserci sempre. L’importante per me è avere ben chiari gli obiettivi e cercare di volta in volta di raggiungerli». 
 
A chi sente di dover dire grazie?
«Dietro ad un’atleta e alle sue vittorie non c’è solo il talento e gli allenamenti. Mi sento di dover dire grazie al mio allenatore Domenico Rinaldi, che ha creduto in me sin dal primo giorno e alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta. Sono stati i due elementi essenziali che mi hanno dato la possibilità di diventare l’atleta che sono oggi. A loro sicuramente va il mio GRAZIE». 
 
Quanto le sono stati vicini i genitori?
«Loro mi hanno sempre sostenuta, perché ritengono che lo sport sia formativo nella crescita dei ragazzi indipendentemente dai risultati ottenuti. È una scuola di vita e, come dicono loro, ti dà una marcia in più». 
 
Cosa prova in acqua? E mentre si tuffa?
«Il contatto con l’acqua mi fa sentire bene e mi permette di scaricare tutta la tensione che sento prima del tuffo. È nell’attimo prima di tuffarmi che sento un po’ di ansia, una volta partita la mente si libera e sono io da sola, il trampolino e l’acqua, tutto il resto viene da solo. L’entrata finale in acqua è il momento conclusivo: una scarica di adrenalina». 
 
Quali i prossimi obiettivi?
«Sono un’atleta ancora molto giovane: nei tuffi un’atleta raggiunge la maturità tecnica e agonistica dai 22 anni in poi e può continuare a tuffarsi fino a 30 anni ed oltre, come ci insegna Tania Cagnotto. So che ho tantissima strada ancora davanti e gli obiettivi che vorrei raggiungere sono tanti. Il primo ed imminente è la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo2020 che sono state posticipate al 2021. Sarebbe una grande esperienza per me confrontarmi con le atlete più forti del mondo e magari chissà, poter entrare in finale tra le prime 12».
 
Cosa le è mancato di più durante il lockdown?
«Sicuramente il contatto con l’acqua e le sensazioni che mi trasmette».
 
Quanto potranno cambiare questo mondo i giovani come lei? 
«Penso che i giovani abbiano in mano il futuro, ma non tutti ne sono consapevoli. È l’età più bella perché si può cominciare a costruire il proprio futuro cercando di inseguire un sogno. Invito i ragazzi della mia età a credere nei propri sogni, a perseverare e ad essere disposti a fare qualunque sacrificio pur di realizzarli anche se possono sembrare impossibili. Alla nostra età nulla è impossibile ed è giusto sognare anche l’impossibile, nella vita non si sa mai...».  

 


SOGNANDO TOKYO
Chiara Pellacani è nata a Roma il 12 settembre 2002. Agli europei di nuoto di Glasgow 2018, a soli 15 anni e 11 mesi, vince la medaglia d'oro nella gara sincronizzata dal trampolino 3 metri, in coppia con Elena Bertocchi. Agli europei di tuffi di Kiev 2019 conquista la sua seconda medaglia d'oro continentale nella gara sincronizzata dalla piattaforma 10 metri, in coppia con Noemi Batki. Frequenta il quarto anno del liceo scientifico Giulio Onesti (la scuola del Coni), indirizzo sportivo. Vive per il suo sport, sogna di andare alle Olimpiadi di Tokyo. Ha paura di volare, passa il tempo guardando Netflix e ama le canzoni di Ultimo. La sua è una delle interviste che si trovano nel libro del giornalista Federico Vergari “Vittorie imperfette – Storie di donne e uomini che non si sono arresi” edito da Lab DFG. 

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