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L’arte del costume

Massimo Cantini Parrini, vincitore del Davide di Donatello per i costumi del film “Pinocchio”, racconta un grande mestiere

Gio 02 Lug 2020 | di Susanna Bagnoli | Interviste Esclusive
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Un grande esperto, un cultore della materia e anche un collezionista. Massimo Cantini Parrini, premio David di Donatello 2020 per i costumi del film “Pinocchio” diretto da Matteo Garrone, è un concentrato di competenza, esperienza e vera passione per un mestiere del cinema che andrebbe raccontato di più. Ha iniziato da bambino, respirando il fascino del costume grazie alla nonna sarta e poi collezionando abiti d’epoca da tutto il mondo. Oggi è un professionista molto apprezzato, che ha avuto grandi maestri, con all’attivo una lunga serie di film e altrettanti premi e riconoscimenti. Dai David ai Nastri d’Argento, ai Ciak d’Oro, all’EFA, quest’ultimo considerato l’Oscar europeo. 
 
Contento del quarto David di Donatello? 
«Sono felicissimo. Ero a casa in attesa di conoscere il verdetto (quest’anno a causa del Coronavirus la diretta tv è stata con i candidati collegati da casa - ndr); sappiamo chi vince solo quando viene aperta la busta, quindi fino all’ultimo è stata una grande emozione e stavolta anche di più. Dedico la vittoria a Piero Tosi, il mio maestro, scomparso nel 2019».
 
Le piace la fiaba di Pinocchio?
«L’ho apprezzata di più da adulto che da ragazzino, anche grazie a Matteo Garrone che è attaccatissimo alla fiaba e uno dei suoi desideri è sempre stato realizzare il film su Pinocchio. In casa ha incorniciato un suo disegno fatto a 8 anni sulla storia di Pinocchio, bellissimo, sapeva già disegnare bene».
 
Da dove è partito per progettare i costumi? 
«Dalle illustrazioni di Mazzanti e Chiostri, i primi illustratori dei racconti di Pinocchio. Dai macchiaioli, da tutto il mondo legato alla povertà di fine ‘800. Dalla mia collezione di abiti d’epoca. Mi piace mischiare realtà e piccole invenzioni che possono rendere un costume iconico e di conseguenza il personaggio riconoscibile».  
 
Come è nata la collaborazione con Garrone, con cui ha fatto tre film e anche lavori per la pubblicità?
«È nata per ‘Il racconto dei racconti’ (film del 2015, ndr). Garrone è un regista con cui c’è grande affinità e collaborazione, di cui apprezzo la grande cultura visiva». 
 
Ha avuto come mentore Piero Tosi, appunto, e anche Gabriella Pescucci. Quali insegnamenti ha ricevuto da questi monumenti del Cinema?
«L’umiltà nell’approccio a questo lavoro, farlo con passione e uno studio molto approfondito. Tosi,  mio insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha trasformato in teoria tutto il bagaglio di conoscenze che avevo accumulato. Messo poi in pratica con Gabriella Pescucci, con la quale ho iniziato, frequentando i grandi set americani». 
 
Come è stato iniziare ad Hollywood con il Premio Oscar Pescucci?
«È stato il più grande trampolino di lancio che potessi avere. Quando poi ho continuato a lavorare da solo  avevo un grosso bagaglio di esperienze, altrimenti sarebbe stato uno shock. Hollywood è un altro mondo, né peggio né meglio, rispetto all’Italia. I mezzi sono certamente diversi. Io mi trovo bene sia nelle produzioni italiane che in quelle  anglosassoni».
 
Che consiglio darebbe a un giovane che vuole fare il suo mestiere?
«Ce ne sono tanti che mi mandano il curriculum. Molti vorrebbero bruciare le tappe. Invece per diventare un bravo costumista ci vogliono almeno 15 anni, dopo gli studi. Cinque in sartoria, dove ti prepari a diventare un bravo assistente costumista, poi dopo altri dieci sui set, sempre affiancando un costumista. A quel punto puoi pensare di spiccare il volo. Il consiglio è di non avere fretta e mettersi al servizio di questo lavoro, se si vuole raggiungere livelli alti».                                                     

 


COLLEZIONISTA DI ABITI D’EPOCA

Massimo Cantini Parrini si è formato a Firenze, prima all’Istituto d’Arte, poi al Polimoda e in seguito laureandosi in cultura e stilismo della moda all’Università di Firenze. Si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ha una grande passione per gli abiti d’epoca che colleziona da molti anni; ad oggi ha una raccolta di oltre 4000 pezzi con abiti a partire dal 1630 fino al 1990, tutti originali. Al Museo del Tessuto di Prato è in corso fino al 25 ottobre la mostra, curata da Daniela Degl’Innocenti, con i costumi realizzati per il film “Pinocchio”, del regista Matteo Garrone. Oltre trenta abiti dei personaggi della fiaba scritta da Carlo Collodi. Silvana Editoriale ha curato il catalogo della mostra. 

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