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La libertà di stampa fa paura: uccidiamola

Sta per aumentare a 50.000 euro la multa per diffamazione. Con buoni avvocati si potrà così zittire qualsiasi giornalista onesto

Mer 22 Lug 2020 | di Alberico Cecchini e Stefano Carugno | Editoriale

Non tira buona aria per la libertà di stampa nel nostro Paese. La legge sulla lite temeraria, che sembrava ad un passo dall’approvazione definitiva prima che scoppiasse la pandemia,  è in fase di stallo, mentre i giornalisti rischiano di veder aumentare fino a 50mila euro il tetto della multa massima per il reato di diffamazione. La buona notizia è che la categoria non rischierà più il carcere, anche se era una pena che raramente il giudice applicava, mentre una penale così alta è terribilmente reale. 
 
Insomma, ci risiamo: cambiano i partiti, cambiano i governi, ma non cambia il vizietto del Parlamento italiano di aggiungere norme punitive contro i giornalisti, colpevoli di voler informare il popolo delle malefatte degli zozzoni che in qualche modo riescono ad insediarsi su poltrone di comando. 
“Intimidire” è la parola chiave. Ma non c’è bisogno di sparare ai giornalisti, come si faceva negli anni ‘70 e ‘80, oggi basta querelare: il nuovo temutissimo killer, anche se involontario, è il sistema giudiziario, i mandanti invece sono sempre loro, gli zozzoni. 
 
Del resto, chi querela non rischia nulla, nemmeno se è evidente che lo sta facendo solo a scopo intimidatorio. Il giornalista, invece, rischia come minimo il proprio lavoro, se non i propri soldi e persino la propria casa. I processi, si sa, sono lunghi e spesso contano più gli avvocati della verità. E gli zozzoni di avvocati ne hanno tanti e agguerriti. Mentre il giornalista, pensate, non si può nemmeno assicurare: è l’unica categoria professionale che non può farlo (grazie alle leggi in vigore). 
È una lotta impari: chi non si lascierebbe intimidire?
Persino l’articolo 21 della Costituzione italiana sulla libertà di stampa è stato redatto in modo talmente generico, che il parlamento non ha avuto nessun problema a varare a più riprese leggi che ne contraddicessero lo spirito: carcere, reato sempre doloso, ora multe fino a 50.000 euro (pensate, chi passa col rosso e mette a rischio la vita altrui ha una multa di 163 euro!). Insomma, il giornalista non si deve permettere di uscire dai binari decisi dalla politica. Non ci stancheremo mai di denunciare il fatto che nel nostro Bel Paese esiste la libertà di stampa, ma non esiste una stampa libera. 
 
Ne consegue che la stampa, anche nell’Italia democratica, è stata sempre di ‘proprietà’ di chi l’opinione pubblica la vuole orientare, non di chi la vuole informare.
Ne consegue, inoltre, che l’elettore che va a votare dovrà accontentarsi di conoscere solo una parte della verità su quei signori che sono in lista: onesti o malfattori, non c’è differenza. O meglio, la differenza c’è, ma l’elettore non potrà conoscerla. Però non lo dite in giro, altrimenti vi querelano!                                 

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