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L’era del cuore

È tempo di mettere al centro ciò che conta: l’essere umano, il coraggio, i valori, l’amore

Mer 22 Lug 2020 | di Angela Iantosca | Attualità
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Dove è il coraggio? In quale organo risiede? Come lo si coltiva? Come lo si raggiunge? È possibile imparare ad essere coraggiosi? Quanti immagini nei nostri occhi mentre pronunciamo la parola ‘coraggio’: pensiamo agli eroi, alle imprese mirabolanti, ai personaggi di fantasia, a qualcosa di irraggiungibile e lontano… e così il coraggio diventa una parola che, alle nostre orecchie, sembra racchiudere in sé la sconfitta, l’impossibile, il fallimento. Ma siete sicuri che sia così? O forse lo è perché il gesto più complicato da compiere per noi esseri umani è rispondere alla chiamata del nostro cuore? Avete mai pensato che forse il coraggio è semplicemente questo? Accettare ciò che siamo, liberarci di sovrastrutture, tornare puri come bambini, sentire nel profondo. Amare. Ce lo fa comprendere Luca Mazzucchelli, psicologo, psicoterapeuta e direttore della rivista “Psicologia Contemporanea”, che ha pubblicato un nuovo libro, “L’Era del Cuore” (Giunti): un viaggio alla ricerca del coraggio necessario per portare la propria vita ad un nuovo punto di svolta.
«Ognuno di noi in fondo al cuore sa che c’è una decisione che dovrebbe prendere, ma la rimanda. Si tratta di fare delle scelte o di compiere delle azioni che non hanno molto a che fare con lo sforzo fisico o mentale, ma principalmente emotivo… L’era del cuore è una realtà, l’unica forse, in grado di offrirci una prospettiva su un futuro sostenibile e all’insegna dell’umanità. In un contesto in cui la tecnica e le macchine hanno sempre più spazio, ognuno di noi ha l’obbligo sempre più pressante di difendere il cuore e tutto ciò che esso simboleggia. L’era del cuore, da questo punto di vista, è l’antidoto alla deriva più pericolosa verso la quale l’era della tecnica potrebbe spingerci».
 
La pandemia e il lockdown hanno cambiato i focus sui quali concentrarci?
«Credo che li abbiano mostrati in maniera più chiara e netta, facendoci percepire una maggiore urgenza di metterli all’ordine del giorno, ma gli argomenti sono sempre gli stessi: l’essere umano, i valori, l’amore, il coraggio… ovvero tutti gli ingredienti necessari per prosperare nell’era del cuore».
 
Per essere felici ci vuole coraggio?
«Tutto ciò che ci rende felici oggi è frutto di un gesto coraggioso. Per crescere figli felici, per avere un rapporto di coppia soddisfacente, per occupare un posto di lavoro appagante e per arricchire la nostra vita di altri elementi entusiasmanti serve prima di tutto il coraggio. Il coraggio di parlare, di mettersi in gioco, di ripartire, di fermarsi, di fare quell’investimento, di entrare nelle emozioni più ingombranti e spiacevoli. Quando il coraggio manca e lascia spazio alla paura, rinunciamo a una parte di noi stessi capace di condurci alla felicità».
 
In che luogo emotivo risiede la felicità? 
«Da una parte la felicità è una questione di approccio mentale alla vita. Sta nel vedere sfide dove altri trovano minacce, nel cercare opportunità davanti alle crisi, nel trovare risorse nei vincoli. Dall’altra parte per essere felici occorre comprendere cosa per noi sia la felicità, e per fare questo occorre interrogarsi sui propri valori e sul rapporto che intratteniamo con il nostro cuore e il suo contenuto più profondo». 
 
Spesso si pensa che le grandi emozioni (rabbia, sensazioni forti, conflitti) siano sinonimi di sentimenti veri: quanto è lontana dalla verità questa convinzione?
«Tutte le emozioni sono vere, nessuna esclusa. Non credo alla distinzione tra emozioni positive e negative, perché sono convinto che tutte quante siano vitali e capaci di farci comprendere aspetti di noi altrimenti dimenticati. La rabbia ci insegna la grinta, la tristezza la riflessività, la paura, il coraggio. Il nostro funzionamento emotivo ha un unico interruttore generale: se spegniamo un’emozione spiacevole perdiamo l’opportunità di sperimentare anche quelle che ci fanno stare bene. Si tratta, quindi, di imparare ad ascoltare, comprendere e convivere con tutta la gamma di emozioni di cui madre natura ci ha dotato, nessuna esclusa».
 
Nella sua lunga esperienza ha visto approcci diversi all'emotività da parte di uomini e donne?
«Le donne tendono a prestare più attenzione all’ascolto e al lato emotivo delle questioni, gli uomini privilegiano l’agito indotto dalle emozioni stesse. Proprio per questo motivo credo che nell’era del cuore la leadership sarà sempre più femminile. Le aziende e le organizzazioni hanno e avranno sempre più bisogno, per prosperare, della sensibilità di cui le donne sono portatrici».
 
Spesso a frenare è la paura dell'ignoto: ma la pandemia in qualche modo ha dimostrato che non possiamo fare programmi. è stata una lezione positiva per iniziare il cambiamento?
«Credo che programmare sia sempre importante, forse ancora di più nelle situazioni di incertezza. Il punto è dare ai propri programmi il giusto ruolo e il giusto peso, consapevoli del fatto che occorre essere sempre pronti a cambiare rotta. La lezione più preziosa della pandemia, dal mio punto di vista, è quella del non dare per scontato tutte quelle cose che abbiamo - piccole o grandi che siano - e che sono capaci di dare valore alla nostra vita».
 
È il cambiamento, in realtà, il riconoscimento di sé?
«Il cambiamento è una costante della nostra vita e noi tutti siamo in continuo rinnovamento. Stare al passo con il cambiamento è un elemento fondamentale per continuare quel viaggio di scoperta e conoscenza del nostro essere, che credo non giungerà mai a termine».
 
Quanto è importante una figura come la sua in un momento di cambiamento?
«Se è vero che l’Italia andrà ricostruita, occorrerà farlo prima di tutto da un punto di vista psicologico. Le persone dovranno affrontare grandi sfide sia in ambito personale sia in ambito professionale. Per farlo al meglio sarà indispensabile un buon rapporto con le proprie emozioni e pensieri. Insomma, credo che ci sia e ci sarà sempre più bisogno di una buona psicologia».      

 


Il coraggio della felicità

Siamo all’inizio di una nuova epoca, quella in cui abbiamo la facoltà di prendere in mano la nostra vita e di trasformarla per ottenere una realtà più felice, produttiva e soprattutto coerente con i nostri valori. Come? Grazie alle emozioni. Ce lo spiega Luca Mazzucchelli in “L’era del Cuore” (Giunti).

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