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PenÚlope Cruz: finalmente sono libera!

Una vita in Spagna, una carriera a Hollywood, un Premio Oscar, un marito e due figli: PenÚlope Cruz ha la vita che ha sempre sognato, eppure si continua a rimboccare le maniche. Volete sapere perchÚ?

Mer 22 Lug 2020 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 9

Per fortuna Penélope Cruz a Hollywood è di casa, ma non troppo. E non solo perché fisicamente vive a Madrid, dove ha messo su famiglia con un altro Premio Oscar spagnolo, Javier Bardem. Nell’Olimpo delle star si trova a proprio agio, ma senza scimmiottarne i manierismi. Quando le parli, vedi subito un luccichio negli occhi che nulla ha a che vedere con la spenta filastrocca che molto spesso le dive ti propinano. Le risposte preconfezionate da un team di esperti di comunicazione non fanno per lei. Educata sì, ma senza quell’eterna retorica del politically correct. Non stupisce allora che al cinema ami raccontare storie autentiche, di profonda umanità, dove c’è da sporcarsi le mani, come “The Wasp Network”, presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia e appena approdato su Netflix.
 
Le è sembrato strano che per interpretare una donna cubana abbiano scelto una spagnola come lei?
«L’importante era incarnarne il desiderio di libertà e l’aspetto più difficile ha riguardato il coinvolgimento della popolazione nel racconto di situazioni così illegali. Per quanto riguarda l’accento, ho faticato un mese, ma spero che i risultati si vedano».
 
Stiamo vivendo tempi molto incerti, lei come madre sente di avere preoccupazioni moltiplicate?
«Non mi vergogno ad ammettere che di paure ne ho tante. Guardo con grande dolore un mondo che tende a dividerci, invece che unirci, quando in realtà solo l’empatia e il sostegno reciproco rappresentano le uniche possibilità di sopravvivenza. Quest’individualismo non mi appartiene affatto».
 
Pensa che parte della colpa sia della tecnologia?
«Ci ha reso più connessi, eppure io desidero ancora un’estensione degli Anni Novanta quando le relazioni erano diverse, dirette e genuine».
 
Vale anche per i suoi figli?
«Quando vedo i bambini attaccati ai loro dispositivi provo una grande tristezza, perché si allontanano sempre di più».
 
Lei che antidoto usa?
«Sono vecchia scuola: dividere i pasti insieme, parlare tanto e persino lasciare che si annoino, perché fa bene». 
 
Si chiede mai che mondo sta lasciando loro in eredità?
«Sì e non mi piace affatto: la mia principale preoccupazione riguarda proprio i danni ambientali che stiamo causando».
 
La scelta dei suoi progetti è influenzata da queste sue preoccupazioni?
«Non scelgo mai un personaggio che capisco al 100%, anzi non deve neppure piacermi, non voglio giudicare né giustificare le azioni che compie, ma trovare un gancio. Altrimenti non credo sarei sopravvissuta a tutto quello che i miei personaggi combinano». 
 
Con quale criterio seleziona i progetti?
«Voglio che i ruoli abbiano qualcosa e che rispecchino la diversità che c’è nel mondo. E sono grata che ancora mi si dia la possibilità di farlo».
 
Raramente ha lavorato con suo marito, eppure di recente ha diviso con lui sia il set di “Escobar” che di “Tutti lo sanno”. Che genere di equilibrio sperimenta in queste situazioni?
«Entrambi i progetti erano in cantiere da moltissimo tempo, quindi c’era una forte componente di adrenalina quando finalmente sono arrivata sul set. Credo che “Tutti lo sanno” sia stato uno dei set più felici della mia carriera, perché il regista Asghar Farhadi è uno delle persone più gentili – anche se resta molto esigente – con cui abbia mai lavorato e sprigiona una grazia innata che mi tranquillizza».
 
Le capita di chiedere a suo marito un parere su una performance?
«Sì, rispetto moltissimo la sua opinione, una delle più importanti della mia vita, ma quando siamo in scena lui smette di essere mio marito e diventa il personaggio. Comunque sai che hai lì con te qualcuno che ti guarda le spalle e ti aiuta: la fiducia è alla base di ogni rapporto. Ma non credo continueremo a fare film insieme un anno sì e l’altro pure».
 
Vale tra due attori, ma anche tra interprete e regista, giusto?
«Assolutamente: Farhadi dorme poco quindi conosce tutte le battute a memoria, non puoi fregarlo, ma soprattutto capisci il rispetto e la dedizione che mette in un film. Non basta il talento, ci vuole anche impegno per creare quella magia sullo schermo. Per girare in Spagna si è trasferito mesi prima, ha preso un coach per la lingua e si è immerso nella nostra cultura al punto tale che ti dimentichi che è iraniano e non locale».
 
Qual è il segreto di condividere vita domestica e vita professionale?
«Nessuno di noi porta mai il lavoro a casa. Quando ero più giovane, intorno ai 20 anni, invece ero convinta che torturarmi per mesi nel personaggio mi avrebbe permesso d’interpretarlo meglio, invece ora ho una vita e intanto l’esperienza mi ha permesso di restare in equilibrio tra privato e professionale come in una danza. Comunque, ripeto, va bene che io e Javier dividiamo il set, ma solo se non diventa un’abitudine e ne deve valere la pena».
 
In che senso ne deve valere la pena?
«Una sinergia di entrambi, impegnati contemporaneamente nello stesso progetto, dev’essere giustificata, ma è salutare allo stesso tempo avere i propri spazi, in autonomia e libertà…».                                                                                       

 


Famiglia da Oscar

Penélope Cruz Sanchez, classe ’74, è un Premio Oscar spagnolo sposato ad un altro Premio Oscar spagnolo, Javier Bardem, da dieci anni, dopo essersi incontrati proprio sul set di debutto di lei, “Prosciutto prosciutto”. Musa del regista Pedro Almodovar, che l’ha voluta per interpretare sua madre nel film autobiografico “Dolor y Gloria” con Banderas, l’attrice ha saputo sempre bilanciare blockbuster a film indie. Nel 2011 ha ricevuto la stella sulla Hollywood Walk of Fame: artista poliedrica, così come i due fratelli minori, ha studiato danza classica al Conservatorio Nazionale di Spagna, prima di passare alla recitazione. Ha rubato il cuore dei divi statunitensi più famosi, da Tom Cruise a Matthew McConaughey, conquistando il pubblico ancora di più per l’intensità vibrante, la passione e la gentilezza che ha sempre profuso nei suoi progetti. È mamma di due figli, Leonardo e Luna, e vive a Madrid, lontana dai riflettori. Ha lavorato in Italia in vari progetti, tra cui “Non ti muovere” e “La ribelle”. Amatissima da Woody Allen, con cui ha vinto l’Academy Award grazie a “Vicky Cristina Barcelona”, si è concessa anche un ruolo ne “I pirati dei Caraibi”, accanto a Johnny Depp. è tornata a lavorare con il marito in “Tutti lo sanno”. Ora in “Wasp Network”, dal 19 giugno su Netflix.

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