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Winona Ryder: ricomincio da me

Era sparita dalle scene dopo lo scandalo per cleptomania, ma ora Winona Ryder Ŕ tornata in punta di piedi e in TV per riprendersi il posto che le spetta sotto i riflettori di Hollywood

Mer 22 Lug 2020 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
Foto di 9

Incontrare Winona Ryder è come fare un giro sulle montagne russe: provoca disorientamento – di quelli da jet leg o doposbornia – perché quest’icona Anni Novanta riesce a spiazzarti e farlo sembrare un incidente di percorso involontario. Quell’aria innocente e un po’ svampita fa abbassare la guardia e, quando meno te l’aspetti, inizia lei a dettare le regole del gioco. Forse anche per questo si è sempre saputa reinventare dopo scivoloni, scandali e accuse di vario genere, risorgendo dalle sue stesse ceneri. Punto di riferimento di un’intera generazione fin da giovanissima, ora torna in scena con due gioiellini TV. “In Stranger Things” di Netflix interpreta Joyce, una mamma devastata dalla scomparsa del figlio Will, un ruolo in cui si è calata grazie ai consigli dei propri genitori. I veri protagonisti sono i ragazzi, ma l’attrice si è sempre preoccupata che non soffrissero di un’eccessiva esposizione mediatica, com’era successo a lei. 
La fama improvvisa ha amplificato gli episodi di bullismo subìti a scuola, rendendola vulnerabile e sensibile. Si volta pagina, invece, con il distopico adattamento del bestseller di Philip Roth, “Il complotto contro l’America”, su Sky Atlantic. Stavolta s’ipotizza un diverso corso per la storia a stelle e strisce, se fosse stato Lindbergh e non Roosvelt a diventare Presidente degli Stati Uniti, con tutta una serie di implicazioni filonaziste al seguito.
 
Per un’attrice cinematografica passare alle serie tv dev’essere stato un bel salto nel vuoto. Prima d’ora ha fatto solo qualche apparizione. Cosa l’ha convinta?
«Mi piacciono le sfide e “Stranger Things” è un genere che non avevo ancora esplorato. Può succedere di tutto in una puntata e la trama sembra un puzzle da costruire pezzo dopo pezzo. E poi il mio personaggio è una mamma single, un’esperienza a me del tutto estranea, ma che ho vissuto in via indiretta in donne che conosco. Sono brave persone che vanno avanti a fatica, ma con dignità e le ammiro».
 
In tempi incerti come questi, è importante raccontare storie politiche e impegnate come “Il complotto contro l’America”?
«Per le donne quelli erano anni diversi dai nostri, dove venivi additata e compatita se eri ancora nubile, ma avevi una sorella minore sposata e con prole. L’arte visiva ha un ruolo sociale e serve a puntare i riflettori sui problemi e a sradicare i pregiudizi, quindi penso che oggi sia più importante che mai raccontare queste storie».
 
Ha mai pensato di fare un lavoro diverso dalla recitazione?
«Ho iniziato a 13 anni, prima avevo solo consegnato intorno ai 9 anni i giornali porta a porta per un paio di settimane. Anche questa carriera però è arrivata per caso: mamma mi ha iscritto ad un corso per evitare che, studiando da casa, mi isolassi del tutto dalla realtà».
 
Che tipo di attrice era agli inizi?
«Come tutti i bambini, senza filtri. Lo dice Gena Rowlands in uno dei miei film preferiti, “La sera della prima”: quando sei giovane le emozioni fluiscono in te ininterrottamente, mentre da adulto erigi dei muri attorno ai tuoi sentimenti per non essere ferita».
 
Ora come si vede?
«Innanzitutto sono una che riguarda sempre i propri film volentieri e se li passano in TV mi commuovo e mi agito, come se non ne conoscessi il finale o non ne avessi preso parte. Voglio rimanere aperta, piena di stupore e con quello sguardo fresco degli esordi per diventare una tela bianca da dipingere con un nuovo personaggio».
 
Ricorda la pellicola che le ha svoltato la carriera?
«Forse “L’età dell’innocenza”, perché non vedevo l’ora di arrivare sul set al mattino per confrontarmi con questo cast pazzesco e mettermi alla prova, alzando l’asticella per arrivare al livello dei colleghi. Mi sembrava un sogno da cui non volevo svegliarmi».
 
Si è sentita sopraffatta dalla fama, quando era una ragazzina?
«Verso i vent’anni lavoravo senza sosta, ero spesso stanca e isolata nella bolla di Hollywood. E al tempo stesso mi sentivo in colpa per quel successo, soprattutto quando la mia migliore amica dell’epoca mi diceva che avrebbe voluto avere i miei problemi e preoccuparsi solo di quale film girare dopo, invece di angosciarsi su come pagare l’affitto. Per fortuna ho accettato la situazione e ho smesso di chiedere scusa per quello che avevo raggiunto, per poi includere nella mia vita anche altri aspetti non correlati al lavoro».
 
Le piacerebbe un bel ruolo da supereroe?
«Mi hanno sempre affascinato altri tipi di personaggi, quelli imperfetti, fragili, che si espongono e sono complessi. Credo che l’arte abbia il ruolo di confortarci e a me piace poter sfidare i miei limiti, mettermi alla prova, esplorare lati di me che non conosco e non annoiarmi. Per un periodo ho fatto solo film in costume e allora mi sono buttata a capofitto in “Giovani, carine e disoccupate” anche solo per cambiare aria».
 
Rimpianti?
«Se qualche film non è venuto fuori come mi aspettavo, mi sono sempre limitata a non leggere le critiche e a nasconderlo negli scaffali dei dvd a noleggio o in vendita». 
 
L’insegnamento più importante?
«Vivi il momento e respira, senza tormentarti per ciò che è fuori dal tuo controllo».

 


Al top in TV

Winona Laura Horowitz, classe ’71, di origine ebrea (gran parte della famiglia è stata sterminata durante l’Olocausto), ha iniziato la carriera inanellando un paio di nomination ai Premi Oscar, prima con “L’età dell’innocenza” e poi con “Piccole donne”. Diventa la fidanzatina d’America sia con “Edward mani di forbice” (quando fa coppia anche fuori dal set con Johnny Depp) che con “Dracula” di Bram Stoker, di recente tornato alla ribalta della cronaca. L’attrice ha infatti raccontato che il partner di set Keanu Reeves si è rifiutato di insultarla per farla piangere in una scena, come aveva chiesto il regista Francis Ford Coppola. Nel 2000 riceve la stella sulla Hollywood Walk of fame, ma subisce un piccolo stop nella carriera a causa di episodi di cleptomania. Oggi è il piccolo schermo a regalarle un ritorno con il botto sulle scene, prima con “Stranger Things” (su Netflix) e poi “Il complotto contro l’America”, tratto dal romanzo di Philip Roth e dal 24 luglio in onda su Sky Atlantic. Intanto si è ritrovata al centro di una tempesta mediatica quando ha imputato a Mel Gibson varie frasi antisemite. Quando non riempie le pagine della cronaca con gossip o accuse, inonda la rete di meme, con ogni variante di espressione esterrefatta dal palco delle premiazioni tv a cui ha partecipato in questi ultimi anni.

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