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Burocrazia più snella?

Ma di semplificazione si parla sin dai tempi di Cavour...

Mer 22 Lug 2020 | di Armando Marino | Soldi
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Semplificare la burocrazia per far ripartire il Paese. Questa ricetta magica di cui si parla nell’Italia del post Covid è antica come l’Italia unita. Il costituzionalista Alfonso Celotto ha contato 232 tentativi di semplificazione nella storia italiana, a partire da un decreto del 1916. Ma ci sono passaggi sulla necessità di semplificare anche nei discorsi di Cavour. Evidentemente, la vocazione alle cose complicate fa un po’ parte di noi. Non per questo bisogna rassegnarsi, ma forse chi si accinge a compiere imprese di questo tipo dovrebbe prima guardare dentro se stesso e riconoscere se il morbo della complicazione non lo abbia contagiato almeno un po’.
Una storia così lunga di falliti tentativi di renderci la vita un po’ più facile ci può almeno insegnare a riconoscere quali sono i tratti comuni agli approcci sbagliati. Innanzitutto la complicazione della legge che dovrebbe semplificare: difficile immaginare che una legge efficace possa comporsi di decine di pagine, 50 o 100 articoli, migliaia di commi, specie se non sono scritti chiaramente e contengono un’inifinità di criptici rimandi ad altre leggi; una tecnica che consente a chi fa le leggi di detenere un potere quasi esoterico: il potere di interpretare ciò che non è scritto in modo chiaro.
Già perché l’essenza della complicazione burocratica è proprio questa: mantenere un potere in capo a chi è in grado di orientarsi nella giunta dei cavilli e delle procedure, lasciando in stato di sudditanza chi invece non ha questa capacità, semplicemente perché non è il suo lavoro. La prima semplificazione è rendere chiaro un diritto in modo che chi lo vuole esercitare lo possa capire senza dover ricorrere consulenti e funzionari.
Altro chiaro sintomo della finta semplificazione è “l’unificazione”. L’istituzione di enti unici o sportelli unici che dovrebbero svolgere le funzioni di molti altri, è quasi sempre un tranello, specie se gli altri enti non vengono aboliti. Spesso, lo sportello unico diventa solo un ente in più che si somma agli altri anziché sottarli. Un po’ come l’ente per l’eliminazione degli enti inutili, diventato inutile esso stesso.
L’ultimo elemento è la sfiducia: è abbastanza vero che l’Italia è il Paese dei furbi. Ma se si scrive una legge pensando a loro, ai furbi, con l’idea che certificati, controlli, ostacoli e documenti possano ostacolarli, si finirà con l’ostacolare il cittadino onesto, mentre il furbo è furbo proprio per l’abilità di districarsi, spesso passando per scorciatoie scorrette, nella giunta che il legislatore non furbo costruisce per fermarlo.            

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