acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Covid e bambini: che fare?

Possono essere veicolo di infezione? A scuola come si farÓ?

Mer 22 Lug 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
Foto di 2

Ma i bambini possono essere infettati dal Coronavirus? La risposta è sì. Ma a questa risposta la scienza affianca tanti dubbi e qualche certezza rassicurante. Per fortuna, i bambini risultano molto resistenti: secondo l’Unicef, in Italia solo il 2,8% dei bambini infettati ha richiesto cure ospedaliere. Nella fascia di età fino a 20 anni, per fortuna, il numero di vittime è molto basso: se ne sono contate 4. L’età media delle vittime in Italia è di 79 anni, il che non rende meno grave ciò che è successo ovviamente, ma ci deve far riflettere sulla possibilità che i ragazzi tornino a frequentare la scuola, possiblità che quest’anno per loro è stata negata per mesi. L’epidemia è grave, ma anche non far studiare i nostri figli è una ferita non trascurabile.
A un certo punto dell’epidemia, si è anche sospettato che i bambini fossero totalmente immuni all’infezione. Lo studio compiuto dalla Regione Veneto a Vo’ Euganeo, paese che è stato sottoposto a un lockdown totale all’inizio dell’epidemia e studiato con cura grazie a un massiccio ricorso ai tamponi (l’89,5% degli abitanti è stato sottoposto ad almeno un controllo), ha rivelato che nessuno tra i 234 bambini fino a dieci anni di età controllati è risultato positivo al virus. A sorprendere i medici è stata la circostanza che a non contrarre l’infezione sono stati anche bambini che avevano persone contagiate in famiglia.
Allargando lo sguardo al mondo, si è visto che anche i bambini si infettano e possono infettare, dunque il caso del piccolo paese veneto va evidentemente spiegato con altri fattori ambientali che non sono ancora del tutto chiari.
Nel mondo sono comunque stati segnalati alcuni effetti collaterali del virus che hanno colpito i bambini. Ci sono stati casi di sfoghi sulla pelle con vescicole. E anche alcuni casi, per fortuna rari, di malattia di Kawasaki “che - spiega il sito Scienzainrete - prevede febbre alta prolungata, esantema toracico, linfadenite del collo, congiuntivite bilaterale, labbra fissurate e lingua “a fragola”, gonfiore e desquamazione delle mani e dei piedi”. Secondo i pediatri, la sindrome è spiegabile come un effetto collaterale provocato dalla reazione immunitaria. 
Resta il problema che i bambini possono essere veicolo di infezione. E, sicuramente, la ripresa delle scuole comporta problemi organizzativi non semplici, visto che significa anche far aumentare il traffico di adulti che accompagna i bambini nelle scuole, dove staranno a stretto contatto con adulti che a loro volta possono correre rischi. Le precauzioni dunque andranno prese, ma speriamo che non ci si faccia prendere dall’isteria.
I miei figli, dopo aver affrontato il lockdown in modo molto composto, cioè senza fare mai storie perché erano costretti a restare chiusi in casa, ora hanno un atteggiamento abbastanza disincatato verso la malattia, che non rientra certamente tra le loro grandi paure. Questo rende più difficile spingerli a continuare con le classiche contromisure. Ed ecco perché ho voluto raccogliere queste informazioni da fonti affidabili: anche i ragazzi meritano di avere spiegazioni oneste, senza essere manipolati, anche di fronte a fatti enormi come l’epidemia.                                             

Condividi su: