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Lo sport? Crea dipendenza!

Alessio Sartori: 30 anni di canottaggio, 4 olimpiadi, molte medaglie e l’odore buono di terra bagnata...

Mer 22 Lug 2020 | di Chiara Luce | Interviste Esclusive
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Quattro Olimpiade, un palmares ricco di medaglie, una passione trasmessa ai figli e quell’odore di terra bagnata che gli ricorda le vittorie. Alessio Sartori è stato una stella del canottaggio italiano. Ed oggi, a più di 30 anni dall’inizio della sua storia d’amore con la canoa, è uno dei protagonisti delle “Vittorie Imperfette” di Federico Vergari. 
Come ti ha colto la richiesta di far parte di un libro?
«È stata una sorpresa. Non mi aspettavo di essere così importante da essere inserito in un libro con al fianco nomi di grande rilevanza. Mi ha fatto molto piacere, anche perché si racconta una parte di ciò che mi è successo durante la mia attività da atleta...».
Quali sono le vittorie imperfette? 
«Le vittorie imperfette sono quelle in cui non necessariamente arrivi primo. È la vittoria che riesci a portare a casa con il tuo miglior risultato, riuscendo ad essere orgoglioso del percorso fatto. Ci sono percorsi che non vengono coronati da una medaglia, ma comunque rimangono vittorie».
Quando ti sei avvicinato al canottaggio?
«Nel lontano 1988 ho cominciato remando sul lago di Sabaudia. Sono stati dei conoscenti a consigliarmi di fare questa prova. Ed è stato amore a prima vista. Da lì ho cominciato a lavorare seriamente, intraprendendo un percorso da atleta che mi ha portato a partecipare a 5 Olimpiadi e a chiudere la mia carriera nel 2016».
Sacrifici?
«Non parlerei di sacrifici. Parlerei di obiettivi. Mi sono sempre posto obiettivi che per una persona normale sembravano esagerati. Ma se l’obiettivo è grande, l’impegno deve esserlo altrettanto. Nulla è stato sacrificato». 
Chi ti è stato accanto?
«La mia famiglia, i miei genitori, mia moglie e i miei figli. Ho condiviso tutto con la mia famiglia: sono emozioni che ti rimangono. Avere al fianco chi condivide la stessa passione ti dà una marcia in più».
E a proposito di famiglia, i tuoi figli Matteo e Leonardo hanno seguito le tue orme. Come ti relazioni con loro?
«Con i miei figli c’è competizione anche per salire le scale! La fiamma dell’atleta non si spegnerà mai! Comunque per un anno e mezzo sono stato allenatore della sezione giovanile. Poi sono entrato nell’amministrazione comunale e mi sono fermato rispetto allo sport».
Come vivi le gare dei figli?
«Per le mie gare e le mie vittorie non sono mai stato così male come per quando vanno in gara loro o portano a casa un buon risultato. Per loro mi sento ancora di più emozionato». 
Quanto è importante lo sport?
«Lo sport in generale, oltre alla disciplina, porta con sé valori che purtroppo in questi ultimi tempi stanno venendo a mancare. Lo sforzo che dobbiamo fare noi come genitori che abbiamo raggiunto determinati risultati è sensibilizzare i giovani ad avvicinarsi allo sport, a prescindere dalle vittorie, dalle medaglie. Lo sport aiuta a crescere».
Come è la vita di un canottiere?
«Per quanto riguarda l’atleta senior di alta specializzazione, la mattina, dopo la sveglia, alle 8 è prevista la colazione, poi seguono tre ore allenamento, si rientra per il pranzo, ci si riposa e poi si prosegue con tre ore di palestra. Per arrivare la sera alle 8 a cenare, per poi riposare. Si devono affrontare 2000 metri di gara e 6-7 minuti di prestazione usando nel migliore dei modi quegli allenamenti». 
Quanto pesano le Olimpiadi? 
«Arrivando ogni 4 anni, trovi atleti che addirittura si mettono in aspettativa dal lavoro per prepararsi al meglio. Per affrontare l’Olimpiade devi essere una macchina da guerra. Nulla può essere al caso. Anche come scendi dal letto la mattina. È un anno molto impegnativo e stressante. E lo prepari in quattro anni di impegno. Il mondo olimpico è qualcosa che è difficile da far capire, si vivono emozioni che si fa fatica a trovare nella vita ‘normale’, nella routine». 
Come si torna alla routine?
«Ho fatto un po’ di difficoltà. Perché doversi allontanare da ciò che procura adrenalina, gioia, benessere, è dura. Lo sport ad alti livelli è una droga… della testa e crea dipendenza! Ci vuole quindi un grande equilibrio».
Qual è il colore e l’odore della vittoria?
«Il colore verde è quello della vittoria. L’odore è quello di terra bagnata e erba appena tagliata… e poi la vittoria che sia Olimpica o qualsiasi essa sia ha la facoltà di cancellare tutta la fatica e quelle cose che hai dovuto mettere in un angolo, perché la priorità era l’allenamento. Quando arriva, la vittoria con un colpo di spugna cancella tutto!».                                         

 


PROFESSIONE CAMPIONE
Alessio Sartori (Terracina, 13 novembre 1976) è un canottiere italiano, specializzato nel quattro di coppia, disciplina in cui ha conquistato tre titoli mondiali e una medaglia d'oro a Sydney 2000. Vogava per il Gruppo Fiamme Gialle Sabaudia. La sua carriera internazionale iniziò nel 1992 con il quarto posto nel doppio ai Mondiali juniores. L'anno dopo, passato al singolo, si è classificato secondo al Mondiale junior, vincendo il titolo iridato di categoria nel 1994. Medaglia d'oro ai Mondiali assoluti 1994 e 1995 nel 4 di coppia, quarto ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996, nono nel singolo ai Mondiali 1997, campione del mondo 1998 nel 4 di coppia e campione olimpico a Sydney 2000, sempre nel 4 di coppia. Nel 2001, ai Mondiali di Lucerna, ha vinto il bronzo nel doppio insieme a Rossano Galtarossa, con il quale ha anche vinto l'argento ai Mondiali di Milano 2003. Ad Atene 2004 è stato bronzo nel doppio (con Rossano Galtarossa) e a Londra 2012 argento nel doppio (con Romano Battisti).

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