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I tessuti che vengono dal mare

Le reti dei pescatori e altri scarti recuperati nei fondali vengono trasformati in un innovativo filo di nylon per realizzare costumi da bagno

Mer 22 Lug 2020 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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Dai fondali marini ai costumi da bagno, c’è un sottile filo che unisce il campo della moda a quello della sostenibilità. Anche l’industria dell’abbigliamento può giocare un ruolo importante nel rispetto dell’ecosistema, innovando metodologie e processi con un occhio sempre attento agli impatti ambientali. è il caso di Carvico, Jersey Lomellina e Aquafil, tre aziende italiane fortemente impegnate nella salvaguardia degli oceani, che da anni lavorano per promuovere una moda più “green”. Tutto è partito nel 2011, quando Aquafil ha dato vita ad ECONYL®, un filo di poliammide rigenerato realizzato al 100% con materiali di scarto e provenienti dai rifiuti, tra cui anche le reti da pesca recuperate dai fondali marini. Dal 2013 Carvico, insieme a Jersey Lomellina, detiene l’esclusività di questa invenzione per la realizzazione di tessuti destinati alla confezione di costumi da bagno: materie prime destinate allo smaltimento vengono così recuperate e trasformate in un filo nuovo, con le stesse caratteristiche del nylon di prima produzione. Il tutto grazie anche ad un sistema industriale altamente innovativo, che permette di trasformare il nylon a fine vita in materia prima seconda per nuovi prodotti, evitando in questo modo di immettere nuovi rifiuti nell’ambiente.

SUB E PESCATORI A CACCIA DI RIFIUTI
Negli anni il progetto si è via via ampliato, quando Aquafil ha fondato “Healthy Seas – a journey from waste to wear”, un’iniziativa ambientale che si pone come obiettivo la pulizia dei mari e degli oceani dalle reti da pesca incagliate nei relitti, oppure che si trovano nei fondali: Carvico e Jersey Lomellina sono stati tra i primi partner, contribuendo così alla protezione di questi ecosistemi così preziosi. Al contempo, l’iniziativa contribuisce a fornire materiale – come le reti da pesca disperse - che viene poi rigenerato da Aquafil e trasformato in filo ecosostenibile: raccolte grazie alle attività di sommozzatori volontari che collaborano con “Healthy Seas”, le reti vengono poi aggiunte a più ingenti quantità di rifiuti provenienti da altri settori, quali l’acquacoltura, i vecchi tappeti e i residui di tessuti; scarti molto diversi fra loro, ma accomunati dal materiale che li compone: un nylon speciale chiamato “poliammide 6”. Oggi, a sette anni di distanza, il progetto ha coinvolto 170 sub volontari e 620 pescatori che hanno recuperato oltre 500 tonnellate di reti da pesca.                                                        

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