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Ho esaudito il sogno di mio padre

Elisa Bartoli, difensore della A.S. Roma e della Nazionale italiana, smetterà di giocare dopo aver alzato un trofeo nella sua città

Gio 27 Ago 2020 | di Chiara Luce | Interviste Esclusive
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Ha cominciato presto ad amare il gioco del calcio. A conoscere le emozioni dello Stadio e ad essere investita da quel colore giallo-rosso che per lei è diventato presto fede incrollabile, oltre che un abbraccio d’amore e d’energia. Romana di Roma, Elisa Bartoli gioca come difensore della squadra della Capitale, ma ha l’onore di vestire anche la maglia azzurra. Lo ha fatto prima con l’under 19, conquistando il titolo di campione nell’edizione 2008, e poi nel 2019 durante i mondiali di calcio disputati in Francia. 

Quando ha scoperto la passione per il calcio?
«Penso di essere nata con questa passione. Ho una foto a casa dai miei genitori dove siamo presenti io e mio cugino, siamo molto piccoli, seduti accanto, ed io tra le gambe tengo un pallone. È un’immagine che mi è rimasta impressa nel tempo, così piccola e già con una palla tra i piedi».

La Roma è la sua fede: che emozione prova a giocare con quella maglia addosso?
«Giocare con questa maglia è un qualcosa di inspiegabile, quando entro in campo con l'inno ho i brividi e il cuore batte forte. Mi ritengo molto fortunata. E la cosa più bella è vedere gli occhi della mia famiglia piena di emozione e di orgoglio: ho esaudito il sogno di mio padre di vedermi giocare con la maglia della Roma».
 
Cosa rispondeva a chi le diceva: ma sei una bambina e giochi a calcio?
«Quando si è piccoli non capisci le differenze, giochi per amore e perché ti rende felice. In adolescenza tra ragazzi non mi sono mai posta questa domanda e non capivo cosa intendessero le persone perché per me giocare era uguale sia per i maschi che per le femmine, non c'era alcuna differenza. Nella mia squadra tra ragazzi nessuno mi ha mai fatto notare la differenza. E crescendo, quando sentivo commenti del genere, evitavo di rispondere ma preferivo entrare in campo ed essere felice, l' ignoranza la lasciavo stare e la lascio ancora stare perché purtroppo questi atteggiamenti li noto ancora oggi».
 
Dopo i mondiali del 2019 come è cambiato il mondo del calcio femminile?
«Sicuramente ha dato una grande visibilità e il mondo si è finalmente accorto di noi, è stata un po' una rivincita. Sono felice perché siamo riuscite ad appassionare adulti e bambini e ora molte più persone sono disposte a segnare le proprie bambine nelle scuole calcio e vedere le bimbe giocare è proprio bello».
 
Parliamo di diritti: quanta strada c'è da fare nel mondo dello sport femminile?
«Sono sincera, mi aspettavo una svolta da subito dopo il mondiale. Sapere invece che ci vorrà più tempo, almeno così è stato detto, è un po' deludente. Non pensavo di aspettare cosi tanto dopo una competizione del genere con tutto il seguito che c’è stato. Il rischio è che non aver preso al volo l’occasione ci possa portare a vedere diminuita la nostra visibilità».
 
A cosa non rinuncerebbe mai?
«Non rinuncerei mai allo sport in generale perché non riuscirei ad abbandonarlo. Amo troppo competere, sentirmi bene dopo una corsa o una sfida. È qualcosa di molto intimo che nessuno può toccare».
 
Cosa le ha regalato lo sport?
«Lo sport mi ha fatto diventare la persona che sono. Ha messo davanti a me tante sfide, tante persone, tante visioni diverse della vita. Mi ha arricchita e continua a darmi tanta forza. Mi ha regalato vittorie e sconfitte, sorrisi e lacrime».
 
La sua prima volta allo stadio da spettatrice? 
«Ero così piccola… Ricordo uno stadio colorato di rosso e giallo e mi sono sentita a casa. Ero felice».

A chi sente di dover dire grazie?
«Sento di dover dire grazie a mio padre, una persona di poche parole, ma dallo sguardo dolce e intenso che si emoziona ogni volta che entro in campo. A mia sorella, dal cuore grande, che mi sostiene sempre e mi segue ovunque, la mia prima tifosa! Mia mamma dal carattere difficile, ma che ci vuole bene. E infine mio cugino Simone, una coppia inseparabile, è la mia spalla».

Ha rinunciato a qualcosa per seguire la sua passione? 
«Non sento di aver rinunciato a nulla di così importante sinceramente».

Prossimo obiettivo?
«Il prossimo obiettivo è cercare di alzare un trofeo nella città che amo! Allora poi potrò pensare di mettere le scarpette al chiodo. Ma fino a quel momento non mi darò pace».

Segue le partite di calcio maschili? 
«Seguo soprattuto le Coppe Europee, perché mi piace il ritmo delle partite, sono più competitive rispetto al campionato. È difficile invece per me seguire la Serie A maschile purtroppo perché spesso coincide con le nostre partite. Appena posso naturalmente cerco di vedere quelle della Roma».

Gesti scaramantici prima di una partita? 
«Nessun gesto scaramantico. Non credo molto in queste cose».

Quando smetterà di giocare cosa vuole fare? 
«Vorrei rimanere nel mondo dello sport. Ora per esempio sto seguendo il corso UEFA B, per arricchire le mie conoscenze personali. Non ho ancora deciso cosa vorrò fare dopo, intanto studio».

Che emozione le ha dato essere una delle "Vittorie imperfette" di Vergari?
«Vedermi raccontata nel libro è stata una sensazione strana. Ci penso e dico:  "Cavolo sono la protagonista di un libro!”. Sicuramente è una bellissima soddisfazione e mi fa felice, spero che la mia storia possa servire per capire che se vuoi ottenere qualcosa nella vita non devi mollare mai e crederci fino in fondo, anche quando tutto sembra molto difficile».  

 


IN DIFESA DELLA ROMA 

Elisa Bartoli (Roma, 7 maggio 1991) è difensore della Roma e della Nazionale italiana. Vestendo la maglia della nazionale Under-19 ha conquistato il titolo di campione nell'edizione 2008 del Campionato europeo di categoria. Nel 2019 ha vestito la maglia azzurra ai mondiali disputati in Francia. 

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