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Il mio impegno allo Zen 2

Mariangela Di Gangi, operatrice sociale, da anni è in prima linea nel quartiere popolare di Palermo contro povertà e marginalità

Gio 27 Ago 2020 | di Susanna Bagnoli | Attualità
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Allo Zen 2, quartiere popolare di Palermo, il tasso di disoccupazione è alle stelle : 51%, che sale al 79% nel caso di quella giovanile. Un dato per tutti a descrivere una realtà molto difficile, in cui con coraggio e determinazione sono impegnati da anni i volontari e gli operatori dell’associazione Laboratorio Zen Insieme. Alla guida dell’associazione c’è Mariangela Di Gangi, giovane operatrice sociale che conosce bene lo Zen 2, lo frequenta da tempo per condurre insieme agli abitanti le molte battaglie che possono e devono cambiare il volto di quest’area. Obiettivo: contrastare in ogni modo la marginalità che nasce dalla povertà, educativa e materiale, ma anche dal pregiudizio che colpisce chi vive nel quartiere e ne segna il destino. Negli anni sono successe cose buone, oggi allo Zen 2 c’è un punto luce e uno spazio mamme, entrambi aperti con la collaborazione di Save The Children, dove il contrasto alla povertà educativa diventa azione concreta per bambini e famiglie attraverso attività, laboratori, incontri, ascolto. Molto resta ancora da fare. Ne abbiamo parlato con la presidente.  

Cos’è oggi lo Zen 2? 
«È una grande opera incompiuta nel panorama italiano, un quartiere dove stanno migliaia di famiglie in abitazioni con poca manutenzione. Lottiamo per avere un piazza e degli spazi di socialità, che sono indispensabili per costruire un senso di comunità. Non esiste un ufficio postale, un bancomat, dei bar. In più  dal punto di vista burocratico se non si passerà alle assegnazioni legittime delle case ci saranno sempre dei diritti non pienamente esigibili».
Com’è nata l’associazione che guidi?
«Nel 1988, dall’idea di un gruppo di assistenti sociali che collaboravano con il consultorio dello Zen 1. Quando fu fatto lo Zen 2 il gruppo si accorse che mancavano i servizi per le famiglie e bambini. Iniziarono a lavorare in mezzo ai padiglioni. Io sono arrivata nel 2012, grazie a Rita Borsellino, con cui lavoravo e che mi fece conoscere il progetto.

Hai una mission come presidente? 
«Più che da presidente, come gruppo proviamo a fare quello che è possibile per migliorare la condizione di vita di tutti e tutte. Cerchiamo di essere strumento a disposizione di persone che purtroppo a volte non hanno mezzi o alle quali mancano le parole per costruire le condizioni di riscatto. Il nostro impegno è rivolto al contrasto alla povertà educativa e all’esclusione sociale. Partendo dai bambini del quartiere, cercando di superare situazioni in cui sin da piccoli vedono segnato il loro destino, perché hanno accesso a pochi strumenti culturali e stimoli: stiamo dimostrando che se si cresce con le stesse opportunità non esiste qualcuno che è destinato a vita all’esclusione sociale». 

Qual è un risultato di cui vai fiera? 
«Sono due. Il giardino realizzato con Manifesta, la biennale d’arte contemporanea che si è tenuta a Palermo  nel 2019 e la biblioteca, la terza in città dedicata all’infanzia e all’adolescenza. I bimbi iniziano a leggere, hanno uno spazio per farlo, un contenitore di attività, un luogo vivo dove ci si incontra. Il giardino è la dimostrazione che allo Zen 2 le cose belle si possono fare e gli abitanti ne hanno cura». 

Il prossimo obiettivo da raggiungere? 
«Avere una piazza. La comunità la chiede da tanto tempo e non si riesce a realizzarla. Sarebbe il punto di incontro per le persone e il simbolo di un quartiere che cambia forma. C’è un dialogo aperto con le istituzioni, non è facile, ma speriamo di arrivarci». 

Cos’è oggi il movimento antimafia?
«Una realtà in crescita e cambiamento. Ci sono sempre più persone impegnate che lottano per una maggiore giustizia sociale e per dare legittimità ai diritti delle persone. Fin quando i diritti resteranno dei possibili favori o dei privilegi avremo ancora molto da fare. Quando invece avremo costruito una società in cui i diritti sono tali per tutti avremo assestato un colpo importante. Grazie al lavoro fatto fino a qui, oggi ‘Mafia’ è un disvalore nella narrazione pubblica e questo è un grande risultato che va riempito di ulteriore sostanza».

 


LABORATORIO ZEN INSIEME

Mariangela Di Gangi ha 35 anni e ha studiato Giurisprudenza. È nata a Castellana Sicula e vive a Palermo da 15 anni. È un’operatrice sociale, si occupa da vicino di infanzia e contrasto alle povertà. Nella città in cui vive collabora con una rete di organizzazioni attive in questo campo ed è la presidente dell’associazione Laboratorio Zen Insieme, nata nel 1988 nel quartiere Zen 2 di Palermo. Ha collaborato per alcuni anni con Rita Borsellino, affiancandola nel suo impegno politico. Ha una grande passione per il calcio, ogni anno collabora per realizzare “Calciando in Rete”, un torneo dei quartieri popolari di Palermo. Una attività educativa per i ragazzi, ma anche un modo per seguire da vicino questo sport che ama molto.

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