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L’amore è un’azione

Mauro Scardovelli: musicista, psicoterapeuta, giurista e scrittore ci insegna a costruire la versione migliore di noi

Gio 27 Ago 2020 | di Nadia Afragola | Attualità
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Musicista, giurista, professore, psicoterapeuta, scrittore e fondatore dell’università popolare Uni Aleph che ha lo scopo di accrescere la consapevolezza nei confronti della legalità costituzionale. Nel suo ultimo libro “L’amore è un’azione” (Rizzoli), Mauro Scardovelli ci insegna a costruire la versione migliore di noi stessi, partendo dall’amore, dall’ego e dal pregiudizio.

Ci spiega il significato del titolo?
«L’amore non è qualcosa che arriva o che subiamo: lo si conquista con azioni giornaliere, ha un valore più ampio del rapporto tra i due sessi, è il centro stesso della vita umana e sta a noi sceglierlo. Noi come essere umani siamo condizionati fin dall’infanzia, agiamo senza sapere il perché e allo stesso modo desideriamo alcune cose piuttosto che altre per un condizionamento meccanico. Il lavoro personale proposto nel libro mira proprio a liberare l’uomo dai pregiudizi, per portarlo alla visione della realtà così com’è».

È un libro d’amore il suo? 
«Sì, assolutamente. Egoisticamente serve anche a me, nel senso che amo essere circondato da persone che praticano l’amore, la generosità, la gratitudine. Non l’odio, il risentimento o il rancore. Le persone vanno educate al buon umore, perché si nasce condizionati fin da subito da relazioni tossiche, figure parentali o traumi infantili». 

Come si fa a cambiare le cose, dal momento che cambiare le persone è così difficile? 
«È possibile cambiare, anche se la gente spesso trova difficoltà ed ha bisogno di un lavoro personale. Se un soggetto è preda di una personalità ossessiva, tende ad eseguire i dictat di questa sua ossessione. Per uscire da questo stato deve liberarsi dai condizionamenti e superare quell’approccio che origina dalle nostre difese infantili, che non è funzionale alla vita adulta». 

In che direzione sta andando l’umanità e perché non riesce a imparare dagli errori, del passato? 
«Si va avanti nel peggiore dei modi immaginabile perché governati da una élite finanziaria, che ha sostituito il potere politico, che è interessata più al nostro malessere che al nostro benessere, perché in quello prospera». 

Le persone sono diventate più egocentrate. Colpa della rete che ha ingabbiato il mondo intero?
«La rete di per sé può essere usata bene. Il problema è che il tasso di egoicità che muove il mondo ha come risultante il proliferare di forze distruttive devastanti. E questo è ben percepibile nella rabbia che ci circonda e nel risentimento. Basta guardare cosa succede nei social». 

Serve una regolamentazione? 
«La parola è qualcosa di concreto e certe volte ha più effetto di un pugno, in un momento di debolezza. Può segnarti per anni. Vietare un comportamento dall’esterno non significa cambiarlo all’interno. Se siamo carichi di rabbia, troveremo sempre il modo di scaricarla». 

Le relazioni sono sempre più competitive e violente. Il Covid ha inasprito quest’alienamento? 
«Le soluzioni al Covid non sono state ottimali. In Italia siamo stati bombardati da messaggi angosciosi, che non sono frutto di amore e sostegno. Le persone vanno incoraggiate, non spaventate. Una petizione firmata da 800 psicologi, psichiatri e terapeuti indirizzata al governo, ha avuto come oggetto proprio l’errata comunicazione fatta, che ha incrementato la paura della gente».

Perché ad un certo punto ci siamo trovati ad essere disallineati rispetto al mondo? 
«In Italia abbiamo una data precisa, che è la morte di Aldo Moro nel ’78. Il trentennio ’48-’78 ha visto una crescita incredibile dal punto di vista culturale, economico e spirituale. Dal 1981 in poi i nostri politici, al servizio di un potere estero, hanno ceduto la nostra sovranità alle banche, con un aumento del debito pubblico fino al 120%, dovuto agli altissimi tassi di interesse. Queste cose andrebbero insegnate!».

Ego Vs Anima. Ai punti chi sta vincendo? 
«L’anima è rimasta un lumicino. L’ego, pompato da una società egoica in cui si lotta vicendevolmente, cresce. E ci sta portando all’autodistruzione. Basta guardare quanto è calata la giustizia sociale e quanto è peggiorato l’ambiente». 

Come si fa ad essere felici in un mondo ingiusto? In cui il colore della pelle è ancora un problema? 
«Non è solo il colore della pelle il focus. Il mondo è razzista in modo molto più profondo. Il razzismo è qualcosa che ha a che fare con la superiorità numerica. È generalizzato. È l’oppressione dei più forti sui più deboli. Il bullismo ne è un perfetto esempio».

Quindi come si fa ad essere felici?
«Ad un livello di coscienza comune, non è possibile, oppure bisognerebbe vivere in maniera completamente distaccata dalla realtà, nel proprio micromondo. La via verso la felicità è mettersi dalla parte giusta, perseguendo la giustizia, la fratellanza, combattendo con le armi dello spirito». 

Lei vuole fare una rivoluzione mi pare di capire. Cosa la differenzia da una rivolta?
«La rivoluzione è un cambiamento per il bene di tutti. La rivolta è un’opposizione, che serve ad una categoria di persone specifica: i metalmeccanici o i tassisti, ad esempio. Si tratta di rivoluzionare in primo luogo il tipo di persone che vogliamo essere. Le rivolte devono trasformarsi in rivoluzione. La risposta sta in una domanda: che tipo di umanità vogliamo?».          

 

Come tornare te stesso

Ricercatore, musicoterapeuta, trainer, si è occupato di musicoterapia con i bambini, ha insegnato musicoterapia ed è stato docente di Diritto Pubblico e legislazione scolastica presso l’Università di Genova. Terminata la carriera di docente universitario, ha cominciato ad occuparsi a tempo pieno di formazione, meeting terapeutici, supervisione e ricerca. È il fondatore di Aleph Biodinamica Umanistica PNL, un’associazione non lucrativa che ha come unico intento quello di diffondere una nuova cultura, in cui non c’è spazio per il nervosismo e lo stress che derivano dalla modernità. È una delle personalità più attive nel mondo del cambiamento in Italia.

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