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Sesso: “C’è sempre una circolarità tra corpo e mente”

Marilena Iasevoli, psicologa e consulente in sessuologia clinica: “Siamo figli di un retaggio culturale che vuole la donna abituata al dolore”

Gio 27 Ago 2020 | di Emanuele Tirelli | Attualità
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Stress, ansia e depressione sono alcune delle cause dei problemi della sessualità. Quelli più frequenti degli ultimi anni, che però vanno ad aggiungersi ed a intrecciarsi ai disturbi da dolore coitale, come la vulvodinia e la dispareunia. L’elenco è lungo, ma il focus sta nel non riconoscere anche il piacere come elemento fondamentale della sessualità femminile. 

«Siamo figli di un grande retaggio culturale che vuole la donna abituata al dolore: per il ciclo mestruale, per il parto e anche durante un rapporto». 

Marilena Iasevoli è psicologa e consulente in sessuologia clinica (Istituto di Sessuologia Clinica di Roma). «L’aspetto del piacere è stato messo sempre in secondo piano per privilegiare quello riproduttivo. Oggi le cose stanno cambiando rispetto al passato, ma viviamo ancora una dimensione arretrata rispetto alle necessità e al benessere del corpo».

Parliamo di corpo e di mente.
«È sempre una circolarità. Anche un problema fisico può diventare psicologico e viceversa. Chi soffre di vaginismo, per esempio, ha una contrattura involontaria del terzo muscolo esterno, che comporta un irrigidimento muscolare e anche mentale. Inoltre, il dolore ha una memoria corporea, quindi, pure dopo aver risolto la causa, può subentrare la paura del dolore con le medesime conseguenze. Per il vaginismo parliamo di una fobia specifica con livelli differenti. Si può arrivare al timore di essere toccate e bisogna indagare gli aspetti intrapsichici, l’ambiente familiare, quello socio-culturale, per comprendere come è stata vissuta la sessualità fino a quel momento».

Quanto influiscono i cambiamenti della società?
«Moltissimo. Pensiamo alle preoccupazioni legate al lavoro, al danaro, alla casa. Ci sono problemi che anni fa non esistevano con questa consistenza e che ricadono naturalmente anche sulla sfera sessuale. Viviamo in una società che ci vuole performanti, perfetti, pure sotto il profilo estetico che ci indica canoni difficilmente raggiungibili. Questo può comportare una scarsa accettazione di sé. Può capitare che una donna non si piaccia o che pensi alle sue smagliature e al suo ventre non piatto come a delle imperfezioni invalidanti per il partner. Naturalmente sta anche al, o alla, partner far sentire la donna apprezzata e desiderata. Se accade il contrario, il problema si complica e si cronicizza».

La sessualità è ancora percepita diversamente se si parla di uomini o di donne?
«Purtroppo sì. L’uomo che fa sesso, che si occupa della sua sessualità, che bada al proprio piacere, è placidamente accettato, mentre la donna no. Mediamente la donna viene vista ancora come una poco di buono o di facili costumi, giusto per usare un’espressione di tanti anni fa, che si riferisce a un concetto ancora troppo diffuso».

Anche l’orgasmo riguarda la prestazione?
«Non dovrebbe. In pratica, è spesso così. Ecco perché molte donne lo fingono, per mostrare all’altra persona che è stata capace e per sentirsi capaci».

Di cosa?
«Di avere un rapporto sessuale nel modo giusto. Ma non c’è un modo giusto in assoluto e si perde di vista il punto centrale, fatto di relazione e di piacere. Da un lato è comprensibile e condivisibile il desiderio di soddisfare il partner. Da un altro, se diventa l’obiettivo principale e viene tralasciato il proprio desiderio, il rapporto rischia di diventare solo un gesto meccanico o per nulla soddisfacente, se non anche doloroso».

C’è una soluzione?
«Un percorso psicologico unito a una visita ginecologica. Ma, a monte, molti di questi problemi potrebbero essere evitati con una maggiore conoscenza del proprio corpo, dei propri desideri, senza vergogna. La sessualità è uno dei modi che abbiamo di relazionarci agli altri in modo piacevole. Pensiamo a quanti vantaggi potrebbe portare l’educazione sessuo-affettiva fin dalla giovane età. Molte donne, al contrario degli uomini, arrivano al primo rapporto sessuale senza aver mai conosciuto il proprio corpo, senza averlo esplorato, senza sapere come sono fatte da un punto di vista anatomico. Non c’è nulla di cui vergognarsi. Oggi in molti corsi prematrimoniali è stata inserita la figura del sessuologo, perché una relazione è fatta pure di questo. Non serve a niente voltare lo sguardo dall’altra parte, se non a creare o ad acuire un problema».

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