acquaesapone Bella Italia
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Prosecco land

sulle colline trevigiane, patrimonio mondiale dell’umanità, dove si producono le bollicine più famose d’italia

Lun 28 Set 2020 | di Testo e foto di Massimiliano Rella | Bella Italia
Foto di 20

Colline ricamate di vigne con precisione sartoriale, borghi medievali, mulini e antiche pievi, uno scrigno d’arte senza eguali. Si presenta così, agli occhi del visitatore, il territorio neobattezzato “Unesco” della provincia di Treviso: le terre del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, le bollicine più famose d’Italia. La qualità ambientale, la cultura e la bellezza di queste pittoresche colline che abbracciano 18 Comuni (da Conegliano a Vittorio Veneto, da Valdobbiadene a San Pietro di Feletto) hanno ottenuto pochi mesi fa il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità come “paesaggio culturale”.

L’area è caratterizzata da una conformazione geologica chiamata hogback, una teoria di colline con cresta stretta e “fianchi” ripidi sui lati, intervallati da piccole valli parallele. E sui terrapieni, detti ciglioni, terrazze erbose dove crescono le viti di uva glera; uno scenario ricamato da filari di vigne parallele, verticali rispetto ai declivi. Un autentico mosaico agrario. 

Tra chiese, pieve e antichi mulini
Lo straordinario paesaggio del Prosecco è stato celebrato da artisti importanti, tra questi Giovanni Battista Cima e Giovanni Bellini, maestri del Rinascimento italiano. Il primo, nato e morto a Conegliano e tra i maggiori esponenti della scuola veneta del XV secolo, amava trascorrere le sue estati nel borgo natio, anche negli anni di maggior successo. Sia il Cima da Conegliano che il Bellini riportarono nelle loro opere frequenti citazioni del paesaggio dove oggi si producono le bollicine del Prosecco Superiore, con descrizioni dettagliate dei caratteri ambientali, architettonici e della vegetazione, spesso ancora riconoscibili. 
Tra le principali opere del Cima la “Madonna in trono col Bambino fra angeli e santi” è una pala d’altare dipinta a olio su tavola intorno al 1492, custodita proprio nel Duomo di Conegliano, l’unica dell'artista rimasta nella città natale. 
Il Duomo, realizzato tra il XIV e XVI secolo e dedicato a S. Maria Annunziata e S. Leonardo, insieme alla contigua Sala dei Battuti forma un complesso architettonico e artistico di gran valore. La facciata a salienti, formata cioè da una successione di spioventi a copertura, a differenti altezze, è in stile romanico-gotico, decorata da affreschi del 1593, opera di Ludovico Pozzoserrato, un fiammingo naturalizzato italiano. Invece il campanile del 1497 svetta sulla Contrada Granda, la strada principale del centro storico, mentre l’interno della chiesa a tre navate conserva altre opere d’artisti del calibro di Jacopo Palma il Giovane, Francesco Beccaruzzi e dello stesso Pozzoserrato. 
Il giro si completa nella contigua Sala dei Battuti, commissionata nel XIV secolo dalla confraternita laica dei Battuti, presenti a Conegliano dal 1263: sotto il bel soffitto in legno fa bella mostra un ciclo d’affreschi realizzato per la maggior parte da Francesco da Milano, con episodi dalla creazione del Mondo fino al Giudizio Universale. 
La tappa successiva è il Castello di Conegliano, una fortezza medievale spesso rappresentata proprio dal Cima. Ospita il Museo civico, con opere di Palma il Giovane, del Pordenone e di altri autori italiani, oltre ad affreschi di scuola fiammingo-veneta. Di castello in castello proseguiamo verso il “maniero” di S. Salvatore, su un colle di Susegana, proprietà della famiglia Collalto, produttori di bollicine. Il complesso comprende costruzioni d’epoca, alcune intatte, altre interessate da interventi di restauro, resti di palazzi, porzioni di mura fortificate e il borgo, danneggiati durante la prima guerra mondiale. è sontuoso e imponente il settecentesco Palazzo Odoardo, circondato da un parco raffinato. 
Non lontano da Susegana l’arte antica trova un primo gioiello nella Pieve di S. Pietro di Feletto, dell’anno Mille, stile romanico con tre strette e alte navate e affreschi del III e IV secolo d’ispirazione bizantina che rappresentano S. Pietro, la Crocifissione e storie della Natività. Inoltre iporticato a travature di legno è decorato da un ciclo di dipinti del XII-XV secolo, tra i quali il “Cristo della Domenica”, curiosa rappresentazione che include attrezzi agricoli per indicare ai fedeli le attività lavorative vietate nel giorno di festa. 
Risale al Mille anche l’Abbazia Cistercense di S. Maria di Follina, che conserva la basilica originaria con facciata gotica e custodisce una statua in arenaria della Madonna del Sacro Calice. 
L’ultima cartolina e la regala il paese di Refrontolo con il Molinetto della Croda, un antico mulino del XVII secolo, dismesso solo nel 1953, ancora funzionante, azionato per macinare il grano durante le visite guidate. Si trova in un paesaggio incontaminato ai piedi di una cascata. Infine il vicino borgo di Rolle, primo Punto Fai d’Italia (Fondo per l’Ambiente Italiano), ci regala un’ultima emozione davanti a un anfiteatro di vigne. 

Un calice di bollicine tra vigne e colline Unesco
Il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg (denominazione di origine controllata e garantita) è uno spumante fatto con uve della varietà bianca glera, un vitigno che qui trova un ambiente ideale per qualità, profumi e sapori del vino; ma anche inverni lunghi, non troppo freddi, ed estati calde, ma non afose. Le viti sono coltivate su terreni spesso scoscesi, ripidi, inaccessibili ai mezzi meccanici, quindi curate a mano. Da queste vigne dette “eroiche” - per il lavoro manuale che richiedono - provengono le Rive, i vini spumanti Prosecco Superiore di particolare qualità, da uve coltivate in questi scoscesi poderi. 
Il successo degli spumanti si deve, oltre alla capacità imprenditoriale di tante cantine, al sapere tecnico di due poli scientifici di prestigio internazionale: l’Istituito Cerletti, fondato nel 1876, e prima scuola enologica, e l’Istituto sperimentale per la viticoltura, fondato nel 1923.  
L’azienda spumantistica pioniera nella trasformazione dell’uva glera è stata invece la Carpenè Malvolti, creata nel 1868 dall’enologo e chimico Antonio Carpenè, tra i fondatori della suddetta scuola enologica e inventore del metodo di spumantizzazione. Fu invece il figlio Etile a creare nel 1924 il primo vino dolce “Prosecco delle colline di Conegliano Valdobbiadene”, prima etichetta che utilizzava un nome ora famoso nel mondo, riferito al territorio oggi Unesco. La cantina accoglie gli enoturisti con degustazioni e visite al suo museo del vino, tra bottiglie di vecchie annate, macchinari e una raccolta di affiche pubblicitarie d’epoca sui vini di Carpenè Malvolti. 
Un’altra cantina enoturistica è Merotto, a Col San Martino, dove Graziano Merotto e la moglie Rossella producono varie versioni di Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, da degustare in una nuova e bella architettura in pietra, legno, ferro, con vetrate affacciate sulle vigne. La cantina si trova sotto il tempietto votivo di S. Martino, distrutto durante la guerra e ricostruito in stile neogotico. 
Accolgono i turisti anche Sommariva, a Santa Maria di Feletto, la cantina dove Cinzia Sommariva produce bollicine e altri vini di qualità. Infine la cantina Tanorè, a San Pietro di Barbozza, nel punto più panoramico della nota collina del cru Cartizze (un Prosecco Superiore di alta qualità), dalla famiglia Follador. 
In questo incantevole panorama merita una sosta anche la vicinissima Osteria Senz’Oste, la taverna “senza cucina” del norcino Cesare De Stefani. Qui si mangiano salumi, prosciutti e formaggi artigianali con un calice frizzante alla vecchia maniera, vino bianco prodotto sempre da De Stefani. Il bello, oltre al paesaggio, è che nell’osteria si può entrare a qualsiasi ora del giorno e della notte, accomodarsi nelle salette al primo piano o sulle panchine tra le vigne. Non c’è nessuno e per pagare bisogna lasciare il denaro indicato sulle confezioni e sulle bottiglie… così, sulla fiducia. A parte qualche raro furbo, che non manca mai, l’esperimento dell’osteria “autogestita dal cliente” pare che funzioni.                 

 


La nuova cantina di Giusti Wine


A Nervesa della Battaglia (Treviso) Tenuta Sienna ha inaugurato la nuova cantina, capolavoro architettonico progettato dallo studio Armando Guizzo. Costruita ai piedi dell’antica Abbazia di Sant’Eustachio, ipogea, ma in armonia col paesaggio, si sviluppa su 5 piani che si spingono fino a quasi 8 metri sotto terra, sormontata da vigneti e da un belvedere sul colle Montello. La produzione include Asolo Prosecco Superiore Docg, spumante strutturato e sapido ottenuto da uve glera, in varie tipologie (www.giustiwine.com). 

Condividi su:
Galleria Immagini