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La CO2 spia delle disuguaglianze

Per l’Oxfam miliardi di persone meno abbienti sono costrette a subire gli impatti dello stile di vita insostenibile di pochi milioni di privilegiati

Lun 26 Ott 2020 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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Le disparità che affliggono il pianeta si misurano anche attraverso l’inquinamento atmosferico. Negli ultimi 25 anni l’1% più ricco della popolazione mondiale, pari a 63 milioni di abitanti, ha emesso in atmosfera il doppio di CO2 rispetto a 3,1 miliardi di persone, la metà più povera del pianeta. Il dato emerge dal “Rapporto disuguaglianza da CO2” pubblicato da Oxfam (la Confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale) in collaborazione con lo Stockholm Environment Institute: uno studio che scatta la fotografia di un mondo in cui la metà più povera è costretta a subire gli impatti dello stile di vita insostenibile di pochi milioni di persone. Impatti che già si traducono in violenti cicloni, invasioni di locuste e ondate di calore senza precedenti, fenomeni destinati ad intensificarsi senza una netta inversione di tendenza. La ricerca analizza la quantità di emissioni per fasce di reddito in un periodo - tra il 1990 e il 2015 - nel quale l’inquinamento da CO2 è più che raddoppiato. L’1% più ricco è stato responsabile del 15% delle emissioni di CO2 in atmosfera, un dato che sale al 52% se si allarga il campo al 10% più benestante della popolazione. 


I RISCHI DI UN AUMENTO DELLA TEMPERATURA OLTRE GLI 1,5 GRADI
Nello stesso periodo, il 10% più ricco ha consumato un terzo del nostro “budget globale di carbonio”, mentre la metà più povera solo il 4%: in sostanza l’ammontare massimo di anidride carbonica che può essere rilasciata in atmosfera senza far aumentare la temperatura globale sopra 1,5 gradi, è stato già consumato per più del 30% dalla minoranza benestante. Gli scienziati considerano l’aumento di oltre 1,5 gradi come il punto limite oltre il quale si verificherebbero catastrofi climatiche: per Elisa Bacciotti, responsabile campagne di Oxfam Italia, “lo stile di vita, di produzione e di consumo di una piccola e privilegiata fascia di abitanti sta alimentando la crisi climatica e a pagarne il prezzo sono i più poveri del mondo e saranno, oggi e in futuro, le giovani generazioni. I dati raccolti ci raccontano di un modello economico non sostenibile né dal punto di vista ambientale, né da quello economico e sociale, che alimenta la disuguaglianza soffocando il pianeta”. Oggi la disparità da CO2 è talmente profonda che, anche se il resto del mondo adottasse un modello a emissioni zero entro il 2050, il 10% più ricco potrebbe esaurire le sue riserve entro il 2033. Occorre agire subito, prima che sia troppo tardi.                                        

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