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Mio nonno era una scimmia

Il prof. Accinelli racconta a grandi e piccini l’evoluzione dell’uomo come non l’avete mai sentita...

Lun 26 Ott 2020 | di Angela Iantosca | Inchieste
Foto di 7

Basterebbe guardare chi ci è accanto per guardare noi stessi. Basterebbe osservare gli amici e le persone di cui ci circondiamo per poter scoprire la nostra natura. E basterebbe fermarsi ad ascoltare ciò che sta accadendo sulla Terra per comprendere chi siamo veramente. Perché se ciò che sta accadendo è lo specchio della nostra anima, forse dovremmo cominciare a metterci profondamente in discussione, a vederci per ciò che siamo: piccoli esseri a cui è stato dato in dono un patrimonio inestimabile che abbiamo deciso di distruggere più o meno coscientemente. Nonostante gli appelli dei giovanissimi, nonostante Greta, i cambiamenti climatici, le stagioni che stentiamo a riconoscere e quella clessidra che sembra essere arrivata ai suoi ultimi granelli di sabbia, ricordandoci che non abbiamo più molto tempoo. 

«Fare previsioni sul tempo che rimane alla Terra non è possibile – spiega Gianumberto Accinelli, insegnante ed econarratore  -. Io ho 51 anni e ne ho sentite tante di previsioni provenienti anche da voci molto autorevoli, ma nessuna si è realizzata. Anche se dovremmo preoccuparci, al di là delle previsioni, perché i segni non sono incoraggianti. Eppure c’è una cosa positiva: il problema lo abbiamo causato noi e quindi lo possiamo risolvere noi, cominciando a dire basta ai comportamenti insensati e dannosi. Al posto di lamentarci, pensiamo a cosa possiamo fare nel nostro piccolo, perché il cambiamento parte da un’assunzione di responsabilità. Di cose da fare ce ne sono decine: non dobbiamo rivoluzionare la nostra vita e non dobbiamo demonizzare tutto. Giorgio Celli, mio grande maestro e fondatore del Gruppo di lotta biologica di Bologna, diceva per esempio che non dobbiamo essere contro gli insetticidi in assoluto, ma non dobbiamo usarli in modo irrazionale. Insomma, bisogna usare sempre la testa e questo vale per tutto… Ricordiamo che noi abbiamo un impatto personale sul pianeta, quindi prima cambiamo i nostri comportamenti, poi chiediamolo anche alla politica». 

A proposito di impatto basta guardare cosa sta accadendo alle api.
«L’ape è lo specchio dell’ambiente. E l’alverare ha bisogno del suo ambiente per prosperare: se l’ambiente esterno non funziona bene anche lui collassa. Faccio un esempio pratico: se mangiamo da schifo il nostro corpo soffre. Ecco ora è come se noi stessimo dando alle api junk food e loro stanno male».
 
Tu ti definisci un econarratore: cosa significa?
«L’idea dell’econarrazione è di uno dei miei mentori, Duccio Demetrio, professore universitario, filosofo, pedagogista che da sempre promuove la scrittura come autoindagine, non psicologica, ma esistenziale, cioè come mezzo attraverso il quale trovare il senso, pur non negando la componente psicologica della scrittura. Quindi, per trovare il senso del futuro, bisogna guardare la nostra storia, cioè da dove veniamo. Ma la nostra storia si può vedere anche nel rapporto con  la natura: quello che sei si rispecchia nella natura. E se noi specchiamo la nostra civiltà nella natura non è bella l’immagine che vediamo. L’econarrazione, dunque, ha una componente sociologica, che la distingue da una chiave di lettura prettamente scientifica. Io lavoro con Duccio in questa direzione perché lui tempo fa notò che raccontavo la natura con il linguaggio della letteratura. In realtà io volevo iscrivermi a Lettere dopo il Liceo, ma alla fine ho optato per una Facoltà scientifica. Da qualche anno sono riuscito ad unire le due passioni».

E a proposito di econarrazione hai da poco pubblicato un nuovo libro “Mio nonno era una scimmia” (Il Battello a vapore), un libro in cui il protagonista ha 12 anni. A chi ti sei ispirato?
«A mio figlio Gregorio di 12 anni, anche se nel libro si chiama Sebastiano e nello scorrere della pagine prende tutt’altra strada e mostra un carattere diverso da quello che ha nella vita reale. In questo libro tutte le persone che ci sono partono da spunti personali. Per esempio, Sebastiano ha un padre che fa il professore del liceo e scrive libri per bambini sulla natura: insomma, sono io! Ma ciò che ho voluto fare con questo libro, in realtà, è dare forma a un fatto che mi ha sempre stupito, da quando ho scoperto il Dna: noi siamo l’effetto di miliardi di cause che non vediamo, perché biologicamente non siamo fatti per vedere la nostra storia. Per questo viviamo alle volte in modo semplice senza farci grandi domande. Se fossimo consapevoli, vivremmo un eterno stupore. La realtà è straordinaria, non è ordinaria come spesso la pensiamo. Questa è una cosa che mi ha sempre stupito: questa discrepanza tra ordinarietà e la nostra realtà anche solo biologica. Ecco nel libro ho voluto far vedere questo e come una vita ordinaria spesso possa entrare in crisi quando la realtà vera, quella profonda, soffia dentro e bussa alla porta».

Nel libro ci sono due protagonisti, Sebastiano e Tommaso, e si parla anche di bullismo.
«Premetto che il libro ha un lieto fine, che dichiaro immediatamente nell’incipit. Ed inizia con una bellissima giornata in cui i bambini giocano a calcio insieme e sono felici. Sebastiano ha una famiglia semi perfetta, il professore padre, la mamma maestra di yoga, ma ad un certo punto entra in crisi. è per questo motivo che la nonna, accorgendosene, decide di donargli il diario del nonno morto, grazie al quale il piccolo trova una grotta in cui, forse, trova se stesso. E lo fa grazie alle tante storie che incontra, storie che riguardano il suo passato. Ammetto che questa è un po’ la mia storia, perché ad un certo punto mi sono guardato dentro. In questo credo che la letteratura in particolare e l’arte in generale siano straordinarie per vari motivi: i tuoi sentimenti sono stati provati da tantissimi altre persone, da grandi personaggi e leggerli ti aiuta a trovare le parole, a non sentirti solo, a provare amicizia per le storie. E il libro è un grande amico che dà delle cose, che aiuta, ti dà pensieri nuovi. E anche un mestiere, come nel mio caso! L’altro protagonista è Tommaso che vive in un mondo povero di parole: ha una famiglia che scambia poco, non sa quasi niente di chi abita nella sua casa e allora prende la palla al balzo quando ha la possibilità di incontrare anche lui la grotta che su di lui avrà tutt’altro effetto, perché siamo tutti l’effetto di storie diverse, abbiamo tutti visioni del mondo divergenti. Cosa estremamente positiva: perché la diversità è una ricchezza». 

Narrare ai più piccoli: quando hai cominciato?
«Mi sono trovato a narrare ai bambini soprattutto per motivi professionali. Ma le storie le racconto anche agli adulti. La cosa divertente è che di solito presento i libri in librerie per ragazzi, ma spesso vengono tanti adulti che si siedono sulle seggioline dei bambini. Perché, come dice Duccio Demetrio, io scrivo per il bambino interiore che è in ognuno di noi: penso che accudire il bambino interiore sia importante».

Greta cosa ha cambiato in questi anni nel mondo, nell’approccio alla natura e soprattutto tra i ragazzi?
«Penso che sia stata molto importante e ha fatto da catalizzatore per qualcosa che già c’era. Da anni insegno al liceo e vedo che i ragazzi sono estremamente sensibili all’ambiente: fanno cose che io non facevo, perché non sapevo. Loro, invece, sono attenti: tutti vengono con la borraccia, nessuno usa la bottiglietta di plastica, molti si muovono in bicicletta, mentre noi avevamo il mito del motorino, a scuola hanno preteso la raccolta differenziata. Eppure, prima di Greta, non c’era un movimento, c’erano tante isole. Greta con la sua potenza mediatica e la sua voglia di sfondare il mondo ha fatto il catalizzatore di tutti quei ragazzi che la pensano come lei, ma che non hanno lo stesso coraggio e le stesse possibilità. Penso sia bellissimo che i ragazzi si uniscono e vadano in piazza per una cosa concreta, vera… Anche noi andavamo in piazza, ma per motivi diversi, anche se non meno importanti. Oggi i ragazzi vogliono un mondo migliore, più bello e positivo e lo gridano ad alta voce». 

Che suono fa la natura?
«Per me è lo stormire delle foglie». 

E il silenzio?
«La natura ha anche silenzio. Ma il silenzio vero non è l’assenza di un suono, ma l’assenza di un rumore antropico. Il suono della natura è gradevole, ci accompagna, ci aiuta a far silenzio dentro di noi, cosa importante per la mia vita».    

 


LA VOCE DELLA NATURA

Gianumberto Accinelli, professore, entomologo e scrittore, lavora con scuole, aziende, associazioni e tutte le persone che vogliono raccontare la natura. Ha scritto diversi libri come “Storia di un raggio di sole”, “La meravigliosa vita delle farfalle”, “I fili invisibili della natura”, che in Germania ha vinto il premio Deutscher Jugendliteraturpreis 2018, e per il Battello a Vapore “Voci della natura”. Da diversi anni lavora in radio. È ospite fisso al giovedì al programma "Il volo del mattino" di RadioDeejay e il sabato mattina a "Ovunque6" di Radio 2. A settembre ha pubblicato “Mio nonno era una scimmia - L’evoluzione dell’uomo come non l’avete mai sentita” (il Battello a vapore). 

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