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Da architetto ad allevatrice di alpaca

Gloria Merli: “Un documentario mi ha cambiato la vita”

Lun 26 Ott 2020 | di Susanna Paparatti | Attualità
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Quando si dice che è spesso il caso a determinare la nostra vita non si sbaglia mai, è stato così anche per Gloria Merli, che, dopo una brillante laurea in architettura ambientale ed uno stage in ambito accademico coordinato dal docente con il quale stava preparando la tesi, le è venuto in mente un documentario che aveva visto nel 2014 nel quale si illustrava la vita degli alpaca. In Italia gli allevamenti di questi animali erano attivi sin dagli anni Novanta, ma ancora, sino a pochi anni fa, non era ben chiaro quanto questi potessero costituire un'attività in grado di generare reddito. Vi erano infatti piccole realtà e ancora oggi non è stato possibile stabilire quante persone si dedichino effettivamente a questo tipo di allevamento: «Dal giorno in cui vidi il filmato iniziai a fare sull'argomento ricerche scientifiche fra una pausa e l'altra della tesi. Volevo capire la condizione all'adattabilità dell' animale sul territorio italiano, constatando che dall'ambito collinare a salire gli alpaca trovano ottime condizioni per un buon stile di vita – spiega Gloria Merli – così ho contattato una struttura in centro Italia dove ho acquistato i miei primi 5 capi, di cui due femmine che giungevano dall'Olanda». 

L'allevamento a livello familiare per la selezione di alpaca Huacaya prende vita nel marzo del 2016 fra le colline della Val Tidone in Emilia Romagna - dove la famiglia di Gloria già possiede un'azienda agricola - e si chiama “Alpaca di Marano”, dal nome della località in cui si trova. Una realtà in gran parte al femminile e familiare, nel rispetto del progetto originario che prevedeva un ciclo chiuso: allevamento, tosatura e lavorazione del prodotto finale nell'etica del made in Italy. Infatti, l'unico passaggio che avviene fuori azienda in un laboratorio del Nord Italia è la trasformazione del vello in filato in modo rigorosamente naturale, senza l'uso di alcun prodotto chimico, poi la fibra ottenuta torna in azienda per essere impiegata nella realizzazione di capi d'abbigliamento realizzati con un telaio manuale a pettine liccio e con il supporto di un gruppo di creativi nella lavorazione a maglia e all'uncinetto. Cappelli, maglioni, sciarpe, accessori per neonati che si possono anche acquistare su Etsy, oppure ordinare per avere un prodotto personalizzato. La particolarità della fibra che si ottiene dall'alpaca consiste nell'assenza di lanolina, olio tipico della lana di pecora che può provocare sensibilizzazioni a soggetti già predisposti o già con disturbi dermatologici. Grazie a questa assenza si ottiene inoltre una fibra più lucida e luminosa per un  filato molto sottile, circa 1 millesimo di millimetro, simile ad un pelo. Attualmente le tinte ufficiali della fibra sono 22, ma vi sono circa 44 sfumature intermedie.

«è importante fare analizzare con cadenza annuale la fibra di ogni capo, al fine di capirne lo sviluppo. Gli alpaca che alleviamo sono prevalentemente a pelo bianco, selezionati per avere un filato luminoso, uniforme, denso e fine, puntando ad ottenere una fibra che soddisfi le esigenze del mercato. Abbiamo fattrici, potenziali stalloni, femmine giovani, alpaca da compagnia, tutti con pedigree e microchip, una buona morfologia consente all'animale di avere una vita lunga e proficua, migliorando le generazioni future. Il lavoro si concentra molto su studio, ricerca e selezione, ma ciò che vogliamo più di ogni altra cosa è seguire ogni capo dal primo giorno di vita, abituandolo ad un costante contatto con l'uomo». Oggi queste scelte le sono valse la nomina a vicepresidente della S.I.A. (Società Italiana Alpaca), nata nel 2010 per dar supporto e voce agli allevatori presenti sul territorio nazionale, dal momento che la normativa italiana su questo tipo di allevamento non è ancora molto chiara. «Sino a poco tempo fa questa specie non era riconosciuta come animale da reddito – continua – per cui non c'era un quadro chiaro della situazione italiana». 
In questi anni l'azienda di Marano è diventata punto di riferimento anche per l'acquisto di esemplari certificati, per la monta e per il supporto offerto a chi voglia intraprendere analoga attività. Si organizzano visite guidate per le scuole, non prima di essersi confrontati con gli insegnanti e in funzione dell'età dei partecipanti. è possibile frequentare corsi per singoli o piccoli gruppi sull'uso mirato della tessitura, la conoscenza ed il montaggio del telaio, compresi tutti i passaggi necessari alla confezione di un capo; poi vi sono gli eventi mirati come la sessione di yoga che avviene all'aria aperta, a contatto con agli alpaca, mettendo in relazione la meditazione con la natura circostante.
«Cosa consiglierei ad un giovane che volesse iniziare questa attività? Certamente di valutare bene e capire a pieno le necessità della specie, comprendere se si è pronti ad un lavoro impegnativo, anche se di grande soddisfazione. I primi capi oggi si possono acquistare all'estero, come in Italia. Circa un ettaro di pascolo è sufficiente per 15/20 alpaca mentre una balla di fieno ( circa 400 kg. ) basta al mantenimento per oltre mese di una decina di animali. Ovviamente a queste spese vanno aggiunte quelle veterinarie e i vaccini semestrali. Una volta l'anno, solitamente a tarda primavera, l'alpaca deve essere tosato». Fra le peculiarità dell'allevamento Alpaca di Marano vi è anche la possibilità di adottarne uno per passarci del tempo e stare contestualmente all'aria aperta, vivendo esperienze singolari e, ovviamente, sostenendo l'allevamento: «Spesso si pensa siano animali da compagnia con troppa semplicità, non è propriamente così – conclude Gloria Merli –; bisogna conoscerli e rispettarli, evitando loro stress inutili».                                                                          

 


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Per chi fosse interessato all’adozione: alpacadimarano@gmail.com. Per ogni altra informazione si rimanda al sito www.alpacadimarano.com.

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