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Sabrina Peron: la regina italiana del nuoto in acque libere

A settembre, prima donna italiana, si è aggiudicata la Tripla Corona di nuoto in acque libere, attraversando il Canale della Manica

Lun 26 Ott 2020 | di Francesca Favotto | Attualità
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Ricordate quando nell'omonimo film Forrest Gump comincia a correre, attraversando gli Stati Uniti da costa a costa, commentando la sua impresa con un semplice “da quel giorno, in qualunque posto andassi, io ci andavo correndo!”? Ebbene, sostituite correndo con nuotando e avrete il riassunto della vita di Sabrina Peron. 

Sabrina è stata la prima (e al momento unica) donna italiana ad aggiudicarsi la Tripla Corona di nuoto in acque libere, attraversando la Manica nella notte del 6 settembre in 14 ore e 46 minuti. «Ci tenevo a farlo proprio per ricevere questo titolo “coronato”, ma soprattutto per me stessa», ci ha raccontato. 


Ma partiamo dal principio. 
«Ho sempre amato nuotare, una passione tale per cui nel 2009 mi sono informata e ho scoperto che alcune associazioni organizzavano la traversata dello Stretto di Messina. Mi sono iscritta e nel giro di poco ero a mollo nel Mar Mediterraneo: in un'oretta ho percorso quel tratto di circa 4 km. Ci ho preso gusto e non ho più smesso». 

Quali imprese sono seguite?
«Nel 2015 ho cominciato con lo stretto di Catalina: sempre tramite un'associazione, mi sono tuffata in acqua poco dopo la mezzanotte (per sfruttare le correnti a favore - ndr) e in circa 10 ore sono giunta al traguardo. Poi nel 2018, ho percorso nuotando il periplo di Manhattan: sebbene la distanza sia maggiore, ci ho messo relativamente poco, avendo le correnti a favore. E adesso, ho attraversato la Manica. Al mio fianco, Thomas Walter Kofler, l'altro italiano triplo coronato come me. Siamo partiti dalle bianche scogliere di Dover verso le 2 di notte per giungere a Wissant l'indomani, di giorno». 

Come ti sei preparata a queste imprese?
«Mi alleno in piscina 3-4 volte a settimana, ma poi affianco anche la nuotata in lago, possibilmente in luoghi dove l'acqua è più fredda, per temprarmi. Nella Manica, infatti, la temperatura era di circa 18° e l'ho dovuta affrontare solo munita di costume da piscina, cuffia e occhialini, nulla di più. Grazie al mio coach Paolo Felotti, ho potuto allenare non solo il fisico, ma anche la mente: se cede quella, il corpo ti abbandona. E grazie al nutrizionista Giuliano Ubezio, ho capito quale alimentazione poteva darmi più energia per resistere in una situazione così ostile». 

Ci sono stati dei momenti in cui la testa ha ceduto e volevi mollare?
«Sì, certo. Non ho mai avuto paura, perché mi sentivo abbastanza sicura (i nuotatori sono seguiti da un team per l'assistenza e il rifornimento - ndr), ma dopo la prima ora, alla prima crisi di freddo, ho pensato: “Ma chi me l'ha fatto fare?”. Il mare era un po' mosso, mi sembrava di stare dentro una lavatrice. Ho chiesto a Thomas di passarmi delle bevande bollenti per scaldarmi. Lì mi sono ripresa e ho proseguito la traversata, senza più scoraggiarmi». 

Cosa hai provato quando hai messo piede sulla terraferma?
«Ero sfinita, ma ho provato una sensazione di immensa felicità. E soddisfazione verso me stessa, per avercela fatta anche stavolta». 

Hai aneddoti particolari da raccontarci sulle tue avventure?
«Durante la traversata dello stretto di Catalina, ho nuotato affiancata da due squali martello, ma l'ho saputo solo a impresa finita, altrimenti mi sarei spaventata, perdendo la concentrazione. Per fortuna, non hanno attaccato, ma erano solo curiosi. Mentre invece nella Manica mi hanno accompagnata delle foche, ma io non le ho viste». 

Perché hai compiuto queste imprese? 
«La verità è che io amo moltissimo nuotare, soprattutto in mare aperto. A questa mia passione ho unito la volontà di mettermi alla prova, di accogliere delle sfide. Sai, queste cose ti allenano la testa: nella vita quotidiana ora sono più resiliente, passo sopra a tante cose che prima mi risucchiavano energie inutilmente. Ogni volta che mi isso in piedi sulla terraferma, io rinasco: si esce nuovi da un'esperienza del genere».                                                              

 


Chi è Sabrina Peron 

55 anni, avvocatessa esperta in mass media law presso uno studio legale di Milano, amante della filosofia, una figlia di 23 anni, Sabrina Peron ha cominciato a nuotare da bambina per mai più smettere. Una passione che l'ha portata a percorrere circa 116 km con la sola forza delle sue gambe e braccia, ovvero le distanze dei tre tratti che vanno a comporre la “Tripla corona”.  Questa maratona di nuoto in acque libere consiste storicamente in tre nuotate: il Canale di Catalina, che separa l'isola omonima dalla California continentale, di circa 33 km; la circumnavigazione dell'isola di Manhattan, di circa 49 km e l'attraversamento del canale della Manica, tra Inghilterra e Francia, di circa 34 km. 

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