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Le stalle reali dei Borbone

Real Sito di Carditello: in provincia di Caserta, a pochi chilometri dalla Reggia, l’opera voluta dai Borbone nel ’700

Lun 26 Ott 2020 | Bella Italia
Foto di 12

Appare all’improvviso, tra le campagne, protetto dalle sue alte mura perimetrali. Si fa fatica a immaginare che lì, lontano dal centro cittadino, ci sia uno dei luoghi più suggestivi d’Italia. Siamo nel territorio del comune di San Tammaro, in provincia di Caserta, a pochissimi chilometri dall’Anfiteatro Romano di Santa Maria Capua Vetere - il secondo monumento del mondo antico per grandezza dopo il Colosseo -, a tredici dalla Reggia di Caserta. Il Real Sito di Carditello è un’opera settecentesca voluta dai Borbone. Una volta era destinato all’allevamento, alla selezione dei cavalli di razza reale e agli spettacoli ippici. E ci si occupava della produzione agricola e casearia con la Real Industria della Pagliara delle Bufale. Oggi è in restauro, visitabile: accoglie eventi, spettacoli, concerti. Bisogna allora rivedere la geografia dei propri viaggi e fargli visita, ma senza fretta, perché la sua atmosfera è contraria a ogni frenesia.

OLTRE LA SOGLIA
Varcata la soglia si nota chiaramente il corpus unico della struttura, che vede collegate le stalle alle stanze dei Borbone. A differenza di altri complessi, qui non c’era una separazione netta tra sovrano e lavoratori. Fu re Carlo a scegliere questo sito e suo figlio (il re Ferdinando IV) a svilupparlo pienamente con il progetto dell’architetto Collecini, collaboratore di Luigi Vanvitelli. Ma ad accoglierci davvero, subito dopo il cancello, davanti al palazzo dalle linee neoclassiche, è un’ampia area un tempo riservata alle corse dei cavalli. Intorno al grande prato centrale, correva infatti una pista in terra battuta, dove tre livelli di gradoni (saranno ripristinati) disposti lungo le mura perimetrali ospitavano 30mila spettatori, mentre il re assisteva alle gare dal tempietto circolare che si trova ancora al centro del prato. Si tratta del più grande ippodromo al mondo all’interno del perimetro di un edificio. 
Una volta entrati nella palazzina è tutto un susseguirsi di stanze e scale e biblioteche, che piano piano la Fondazione Real Sito di Carditello sta provvedendo a restaurare. Uno dei primi luoghi della visita guidata è la cappella. Ferdinando aveva istituito la Festa dell’Ascensione per coinvolgere tutti gli abitanti di Terra di Lavoro nelle corse dei cavalli e nella vendita dei loro prodotti. E la porta della cappella veniva aperta perché tutti assistessero alla messa. C’era anche il re, che partecipava alla funzione da uno dei due palchetti.

COSA FARE
Sconosciuto ai più, il Real Sito (detto anche semplicemente Reggia di Carditello) è stato abbandonato, trascurato, depredato, diventando una delle peggiori espressioni del suo territorio. Poi, nel 2014, è stato acquistato dallo Stato. E due anni dopo è nata una fondazione presieduta da Luigi Nicolais. Dal 2018 è di nuovo aperto al pubblico, con i lavori di ristrutturazione e restauro che proseguono. Questo ci permette di vivere un’esperienza completamente diversa, di grande organizzazione e serena accoglienza, con un programma di eventi sempre aggiornato e spesso fitto di appuntamenti. Basta andare sul sito www.fondazionecarditello.org per scoprire cosa e quando: si va dai concerti agli spettacoli teatrali, dalle presentazioni alle mostre, dai convegni all’enogastronomia.
Guardandosi intorno ancora prima di superare il cancello, si scorge un boschetto, poco lontano, a una trentina di metri. È il Bosco dei Cerri, particolarmente suggestivo, con le sue lampadine a illuminarlo dopo il tramonto, con i suoi trenta tavoli da pic-nic. E, proprio lì, può capitare di partecipare anche a sessioni di yoga e di pilates.

ACCOGLIENZA
Uno dei principi cardine di questo luogo è l’accoglienza. Non ci troviamo in una piccola oasi nel deserto, lontana dal mondo. Oltre alla previsione di una futura (prossima) ciclabile che collegherà la stazione di Capua al Real Sito, ci sono numerose collaborazioni con pubblico e privato che ci permettono di godere di ulteriori esperienze. Troviamo i vigneti di asprigno e di pallagrello ed eventi che favoriscono il connubio tra il vino novello e la castagna di Roccamonfina, con l’intenzione di dedicare ogni mese a un prodotto diverso. 
Ma Carditello è anche sede del parlamentino scolastico degli istituti di Aversa. E poi ci sono degli accordi con i penitenziari per impiegare i condannati a pene alternative alla detenzione. Uno invece è con lo Sprar, che ha portato già tre ragazzi rifugiati a lavorare in questa struttura.            

 


LA PAROLA AL DIRETTORE 
«Normalmente la fruizione da parte del pubblico arriva dopo la fine dei restauri - sottolinea il direttore Roberto Formato -. Ma questo avrebbe comportato un’attesa molto lunga, mentre noi vogliamo far tornare Carditello a essere un polo di riferimento per le attività culturali e ricreative e favorire la crescita di questo sentimento di affetto che sta venendo su nelle persone. È un luogo di riscatto, rinascita e bellezza. Lo è sempre stato, tranne durante la parentesi in cui è diventato un simbolo negativo. Così ci siamo occupati anche di risistemare il Bosco dei Cerri, che era totalmente invaso dai rifiuti».               

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