acquaesapone Libri&Liberi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Libri consigliati di Novembre

Lun 26 Ott 2020 | Libri&Liberi
Foto di 7

LETTI PER VOI

VOGLIO IL CELLULARE
Di Giuseppe Lavenia
Edito da Mondadori

Glielo regalo oppure no? Il cellulare è uno strumento complesso che affascina tutti, in particolare i ragazzi, ma che nemmeno gli adulti conoscono bene. Semplifica la vita, ma al contempo la rende anche più complicata, perché distrae, non lascia il tempo di vivere il presente, espone a dei rischi. È la chiave di accesso a un universo di potenzialità, ma pensato e rivolto a un pubblico adulto. I nativi digitali sanno usare la tecnologia in modo immediato e naturale e vedono il cellulare come qualcosa di necessario per sentirsi parte di un gruppo, a scuola e in società. 
Ma qual è l'età giusta per dare ai ragazzi questo strumento? 
“Voglio il cellulare” (Mondadori) è un manuale pratico per aiutare i genitori a trovare le risposte.

 


ROMANZO
Intervista alla sposa 
La storia di Stefania incomincia quando in realtà tutto finisce per sempre, una notte sconvolgente dopo vent’anni di matrimonio. Aggredita, intrappolata, reagisce alla brutalità e inverte con equivalente potenza una sorte certa. Viva. Ma poi? Mentre sconta la sua pena, Stefania accetta di raccontare emozioni e fatti, anche nei dettagli meno riferibili, a uno scrittore, forse disposto a riscattarne il destino, forse pronto a manipolare e sfruttare ancora una volta un “racconto”. Ricostruendo il lungo ménage borghese con Dino, un legame idealizzato, protetto e insieme ritualmente violento, Stefania interroga in realtà l’intera vita di moglie e madre.

 


Andromeda
Gianluca Morozzi, con una lingua vivida, dà vita a una favola oscura di uomini e bestie, in cui lascia intravedere la dolorosa e feroce solitudine dell’esistenza nella Bologna dei colletti bianchi degli anni Novanta.

 


La Reggitora
Per raccontare Nilde Iotti, prima donna presidente della Camera dei Deputati (1979), Peter Marcias raccoglie interviste e materiale d’archivio. La prefazione è di Paola Cortellesi. 

 


Economia Sentimentale
Dieci anni dopo “Storia della mia Gente”, premio Strega 2011, Edoardo Nesi torna a parlare allo stesso pubblico: gli italiani colpiti da un nuovo stravolgersi delle loro vite.

 



Tre domande a… 

MASSIMO ROSCIA


Come è nato il libro? 
«Dallo sfregamento della capocchia di un fiammifero contro una superfice ruvida e dalla fiammella che cresce, diventa fiamma e illumina l’oscurità. Da un’idea che ti cattura, ti avvolge in maniera totalizzante, si appropria dei tuoi pensieri e delle tue azioni, ti tiene sveglio la notte, ti parla, ti chiede in continuazione di essere ascoltata, nutrita e allevata. Dall’osservazione mescolata all’esperienza e alla fantasia. Da un ricordo scomparso e riaffiorato. Da una lettera scritta con la mano ferma e leggera dell’archeologo che estrae dalla terra il più fragile dei reperti. Da una lunga e approfondita ricerca condotta nel polveroso archivio di una biblioteca romana. Dall’accumulo di stimoli intellettivi e sensoriali, dal riconoscimento dell’universale nel particolare, dal superamento della finitudine, dal dissolvimento del tempo, dalla fuga e dal rifugio in una realtà altra, dall’insopprimibile bisogno di condividere. Da una pulsione irrazionale, da uno stato di iper-coscienza, da un’estasi plotiniana o, ancora meglio, dagli eroici furori, visto che tra i protagonisti del romanzo c’è un frate predicatore che indossa tonaca, scapolare, cappa e mantello, si professa cristiano gnostico e anticlericale, parla in continuazione di Dio e ricorda tanto Giordano Bruno».

Perché Paolo Monelli?
«Per diversi motivi, soggettivi e oggettivi. Tutto ha avuto origine da alcune presunte affinità. Un paio di anni fa un amico, critico letterario, mi ha fatto notare che Paolo Monelli era stato, proprio come il sottoscritto (e io aggiungo: molto meglio del sottoscritto), un prosatore raffinato, ironico e abilissimo nel maneggiare il 
 repertorio lessicale, un eclettico giornalista capace di spaziare tra ambiti culturali diversi e di ibridare con disinvoltura i vari saperi, un campione della letteratura odeporica; un critico gastronomico che scriveva recensioni al fosforo, sempre dotte e mai leziose, un purista della lingua italiana che amava la grammatica e i congiuntivi e mal tollerava gli inutili forestierismi e gli oscuri tecnicismi, un autentico cultore della qualità della vita e del piacere, inteso in tutte le sue declinazioni. A ciò va poi aggiunto il pallino per la damnatio memoriae. Come i protagonisti del mio nuovo romanzo, anche io sono intrigato dalla condanna della memoria e dalle battaglie condotte per restituire onorabilità, reputazione e gloria a scrittori, letterati e altri grandi artisti poco conosciuti e apprezzati o, peggio, ingenerosamente abbandonati all’oblio». 

Romanzo di fantasia, di denuncia e biografico: come si coniuga?
«Da lettore sono sempre stato affascinato dai libri-matrioska, dalle opere degli inarrivabili Borges, Eco e Calvino, dalle storie nelle storie, dai racconti ricolmi di enigmi, labirinti, finzioni, porte, specchi, inganni e falsi indizi. È dunque con questa tara culturale che ho pensato di innestare un’attualissima ode alla ragione, alla libertà e alla tutela dei diritti (di tutti i diritti, dei diritti di tutti) e una biografia, rigorosissima dal punto di vista storiografico ancorché romanzata, all’interno di un romanzo di fantasia in cui, come già accaduto con “La strage dei congiuntivi”, coesistono diversi livelli di lettura, la narrazione si dipana tra ordine e caos, la manipolazione assume un’accezione positiva, l’elemento grottesco indossa l’abito della festa, il tempo diventa una coordinata irrilevante, la presentazione degli accadimenti è coerente, ma solo ipotetica, il forse accompagna nella lettura e il vero, il verosimile e il falso (perfettamente identico al vero) finiscono per confondersi e confondere. E mi ritengo più che soddisfatto del risultato, perché, a quanto riferiscono i lettori, l’azzardatissimo innesto sembra aver prodotto i suoi frutti».

Condividi su:
Galleria Immagini