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Boosta: Il coltellino svizzero dei sentimenti

“Facile” non č superficiale, ma l’ultimo disco dell’ex Subsonica Davide Boosta Dileo

Gio 26 Nov 2020 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
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È uscito il 30 ottobre il nuovo album da solista di Davide "Boosta" Dileo: si chiama "FACILE" ed è un disco di melodie, pianoforti ed elettronica, pubblicato per la Warner Music Italy. Con Davide, reduce da “BOOSTOLOGY”, uno speciale concerto passeggiato attraverso i sentieri meno battuti della musica contemporanea del ‘900, abbiamo parlato di musica, del silenzio, del lockdown. È un artista poliedrico con una carriera più che ventennale. Musicista, dj, compositore, autore e produttore, ma anche conduttore radio-televisivo e scrittore. Tastierista e co-fondatore dei Subsonica, come autore e compositore ha realizzato, tra gli altri, brani per Mina. Ecco il suo racconto. 

Cosa è “Facile”?
«Rispondo dicendo cosa non è “Facile”: “Facile” non è superficiale, è qualcosa a cui puoi accedere con semplicità e che non va trattato in maniera bidimensionale, senza profondità. Riportato nel mondo della musica, credo sia bello quando le canzoni si trasformano in strumenti per la tua vita, quando le puoi intendere esattamente come ti serve in un determinato momento. Le canzoni dovrebbero essere come un coltellino svizzero dei sentimenti, che estrai il pezzo giusto nel momento giusto. È facile come operazione, ma devi sapere il perché e quale pezzo usare». 

Le tracce del nuovo album vengono raccontate come una passeggiata tra pianoforte ed elettronica. Come si uniscono due punti estremi?
«Si mettono d'accordo proprio perché non sono estremi. Ogni tanto sono lontani, certo, ma non bisogna scordarsi che la musica rimane solo un insieme di suoni, che siano quelli prodotti dal martelletto sulle corde del pianoforte o quelle di un oscillatore. È come cucinare grandi ricette usando ingredienti insoliti che però in bocca ti lasciano un sapore buono». 

Ha un rapporto speciale con il silenzio.
«Amo moltissimo il silenzio. Sento sempre tanto rumore e più passa il mio tempo, più il silenzio diventa un dato fondamentale. Per me è il contenitore di tutto quello che potresti fare e immaginare. Non è un momento come un altro».

Da dove è partito per il titolo all’album? 
«Prendendola molto da lontano, dalla Preistoria in poi, siamo sempre stati esseri binari, basati su semplici azioni di base, che poi vengono naturalmente arricchite e complicate da una serie di altri avvenimenti. Se parliamo di codici, come quello binario ad esempio, la nostra base rimane sempre quella dello 01, a prescindere dal tempo in cui viviamo. Il significato del disco è soggettivo. Ognuno glielo dà in base alla propria visione. Chi lo ascolterà sceglierà un brano e lo inserirà all'interno della colonna sonora della sua vita in base alle sue urgenze».  

Cosa c'è nella sua stanza dei giochi?
«Tanti strumenti. La musica rimane il mio passatempo. Quando non faccio il mestiere di musicista e voglio svagarmi con il mio hobby, mi chiudo nella mia stanza e gioco con gli strumenti».  

La pandemia ha fermato il mondo, non la musica. Come è andato il lockdown e lenta ripresa?
«Durante il lock down non ero particolarmente ispirato, era tutto surreale e nuovo che non sapevo bene come affrontare il momento. Purtroppo, la coda lunga di questa sensazione ci accompagnerà per molto tempo. Nella mia quotidianità ho continuato a suonare, scrivere e comporre. Quando la vita è in qualche modo ripartita, sono stato molto fortunato perché ho avuto la possibilità di fare una decina di concerti live, che hanno avuto una dimensione più intima, totalmente diversa, in cui ho trovato molta bellezza. Gli applausi mi sembravano più pieni. È stato bello ritrovare qualcosa che davi per scontato». 

La musica, senza live, quanto perde per strada della sua bellezza?
«Perde la parte fondamentale, perché vivere un concerto è un'esperienza totalizzante. È diverso dall'ascolto del disco. Ti permette di condividere un momento con persone che non avresti mai incontrato. È una celebrazione laica che ci manca e che ci mancherebbe. Per quanto riguarda i Bauli in piazza (la manifestazione che si è svolta il 10 ottobre in piazza a Milano - ndr) , bisogna considerare che parliamo di più di 500mila persone e la frustrazione sta anche nel fatto che quello dei concerti e degli eventi è uno dei comparti più rispettosi delle regole, da sempre, da ben prima del Covid. In Italia ci sono standard altissimi da rispettare».  

Cosa rischiamo di perdere?
«Se a questo Paese togli la cultura, rimane ben poco. Non si può pensare che sia solo l’industria ad essere il motore trainante di un’economia. La cultura, anche se non fosse fondamentale al PIL, andrebbe comunque guardata con un occhio di riguardo. È la nostra storia. E la musica è rimasta l'ultima scala mobile sociale, perché ti regala un sogno, una prospettiva». 

Com'è volare da solo?
«Impegnativo, emozionante. In quel momento devi orchestrare tutto quello che succede. Direi estremamente stimolante. Una vera sfida».  

La bellezza come si trasforma in suono?
«Ascoltando o suonando quello che non ti stancheresti di ascoltare. Esattamente come una cosa molto bella di cui i tuoi occhi non sono mai sazi». 

Ci sono progetti all’orizzonte?
«Sono orientato per natura a rimanere curioso e sto pensando ad altri percorsi che resteranno sempre nel mio registro, che è quello dell’osservazione e del racconto. Potrebbe essere tv, potrebbe essere scrittura».

Torino le somiglia. Sa che è un bellissimo complimento?
«Sì, me ne rendo conto, e ti ringrazio per il complimento. Lo apprezzo molto, anche se sarebbe presuntuoso da parte mia dire che sono d'accordo».

Com'è il suo rapporto con la città?
«Ottimo, sono molto legato a Torino. Sto qui non per un amore incondizionato e cieco, ma proprio perché la scelgo ogni giorno. Il ritorno a casa è uno dei momenti più belli, proprio per la meraviglia che mi aspetta. In Italia non vivrei da nessun’altra parte, se non forse a Pantelleria. Mi piace tanto».

Se le sue figlie dovessero decidere di fare il suo stesso lavoro?
«Farei loro i complimenti. L'importante è che trovino la loro strada qualunque essa sia. E che conservino sempre la passione per quello che fanno».                                

 


IL MULTIFORME INGEGNO

Torinese, classe 1974, Davide Boosta Dileo è un musicista, ma anche un dj e un compositore, un autore e un produttore, un conduttore radiofonico e uno scrittore. E poi? Poi è il tastierista e il cofondatore dei Subsonica, gruppo musicale di rock elettronico italiano nato a Torino nel 1996, con all’attivo 8 dischi di platino, circa 500.000,00 copie vendute, quattro dischi live e una carriera passata sul palco. Ha composto per Mina ed è uno dei migliori dj italiani. Compone colonne sonore per il cinema e la tv, è direttore artistico dell’etichetta Cramps Records di Sony Music: padre, pilota privato, il 30 ottobre è uscito “Facile”, il suo nuovo album da solista.

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