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GLI EROI DI LEUCOLIZIA

Come raccontare la mafia ai bambini? Angela Iantosca, autrice di molti saggi inchiesta, ha deciso di farlo con le favole...

Gio 26 Nov 2020 | di Alessandra De Tommasi | Attualitā
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Parla con dolcezza ai bambini nella loro lingua, mentre si fa ascoltare dagli adulti con fermezza. La scrittrice e giornalista Angela Iantosca usa le favole per raccontare in un linguaggio universale quelli che ha ribattezzato Gli eroi di Leucolizia. Non sono personaggi di fantasia, ma protagonisti di alcune delle pagine più intense della nostra storia: uomini di giustizia, vittime della lotta alla legalità ed esempi di resilienza. In poche parole, rendono il mondo un posto migliore senza chiedere nulla in cambio. E ora arrivano in libreria con tutta la forza delle fiabe della buonanotte per educare e sensibilizzare al bene senza impartire prediche o lezioni. L’autrice ha aperto lo scrigno dei ricordi e rispolverato memorie d’infanzia – e non solo – per amplificare l’eco del loro coraggio. 

Di solito una storia parte dall'inizio, dal "c'era una volta". Invece quest'intervista parte al contrario, dai ringraziamenti del libro, che spiegano il cuore delle favole che raccoglie. Si parla di racconti della buonanotte che lei avrebbe voluto ascoltare. Quali erano le storie preferite che ascoltava da piccola? 
«Me le raccontava mia mamma la sera. Si metteva seduta sul lettino, o il mio o quello di mia sorella, e cominciava a parlare. Mi piaceva sentire la sua voce finché le sue parole si confondevano con i sogni. Ci parlava di Cenerentola, oltre a Hansel e Gretel... Ricordo anche i libri di favole che avevamo a casa. Ce n’era uno in particolare, con la copertina rigida e le figure grandi e colorate all’interno: custodiva le fiabe dei fratelli Grimm… Poi, quando sono un po’ cresciuta, sono arrivate le favole di Gianni Rodari!». 

Perché ha scelto questa formula anziché racconti biografici di questi grandi uomini e donne?
«Volevo parlare ai bambini e ho pensato che questo fosse il modo migliore, più immediato, per far passare concetti importanti. Parlo di persone straordinarie: è giusto che entrino nel nostro immaginario, che siano punti di riferimento della nostra esistenza, che siano nei nostri sogni e che qualcuno le racconti ai propri figli prima di addormentarsi, perché popolino le loro notti. Volevo parlare ai più piccoli perché è necessario sin dalle prime ore di vita cominciare a trasmettere i veri valori: rispetto della diversità, inclusione, bellezza, educazione, studio, cultura, Costituzione, leggi, deboli, Natura. Anche se, pur scrivendo per i piccoli, parlo molto ai grandi, poiché le favole hanno più piani di lettura. Il bambino troverà una storia che lo farà sognare, divertire, riflettere. L’adulto troverà una storia commovente, perché dietro asini, stelle, toghe magiche, trampolieri troverà le storie di persone che non ci sono più, ma che - grazie alle loro idee, a ciò che hanno seminato - ci sono accanto ogni giorno». 

Quando è nata l’idea?
«Anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi di ’ndrangheta e mi sono imbattuta per la prima volta nelle ninnananne che alcune madri cantavano ai propri figli per ricordare loro di vendicare la morte del padre… In quel momento ho pensato che non raccontiamo abbastanza gli eroi dell’antimafia ai nostri bambini, che la memoria va coltivata sin da piccoli, che è responsabilità degli adulti educare ogni giorno ai veri valori. E durante il lockdown a marzo scorso ho messo al mondo il libro, trasformando questo pensiero in una forma concreta». 

Quale di queste storie ha conosciuto per prima?
«Sono cresciuta con queste storie, come la vicenda di Peppino Impastato, morto pochi mesi prima della mia nascita. E anche del Generale Dalla Chiesa, di cui mia mamma mi parlava sempre. Ammetto di essere stata fortunata e di avere avuto due genitori con un forte senso della giustizia e della legalità. Sin da bambina ho respirato il senso del dovere, del rispetto delle regole e il dolore per la scomparsa di persone straordinarie come i giudici siciliani». 

Nelle pagine del libro c'è tanta speranza, ma questa luce è alimentata dal sacrificio di tutti i protagonisti. A lei chi ha spiegato per la prima volta cosa fosse la mafia?
«Sono stati i gesti, le scelte nel nome del rispetto delle regole che i miei genitori hanno sempre compiuto ad indicarmi la strada, a farmi discernere tra bene e male, e poi le chiacchierate, i loro comportamenti, le posizioni chiare, la scelta di film e letture ben precise, l’ascolto condiviso delle notizie in televisione». 

I cattivi delle sue favole hanno un nome che spesso è un'allusione o un richiamo, come se quasi non meritassero un appellativo che li legittimi. Perché è così importante?
«Bisogna dare un nome al bene. Bisogna dare un nome alla luce. È importane che chi lotta contro la mafia non sia antimafia, ma sia qualcosa a sé stante, qualcosa che ha a che fare con la luce e la bellezza. Il contrario della guerra è la pace, una parola che ha una vita propria, che esiste a prescindere dalla guerra. Ci vorrebbe una parola anche per quella che chiamiamo antimafia e che indichi una scelta di legalità, onestà, a prescindere dal suo contrario…». 

Cosa ricorda dei giorni degli attentati di Falcone e Borsellino?
«Li ricordo benissimo, avevo 14 anni. Ricordo ancora dove ero: a casa mia a maggio e a casa di mia zia a luglio. Ancora ricordo la luce, i suoni. E io ferma di fronte alla televisione, incredula. È un fermo immagine che credo riguardi tutti gli italiani che hanno vissuto quel momento».

Perché ha scelto la modalità della rima e della filastrocca per snocciolare queste verità profonde?
«Solo gli eroi di Leucolizia parlano in rima. Mi è venuto naturale fare questa scelta perché la memoria è facilitata dalle rime. È stato Omero ad insegnarmelo, quando ero alle scuole superiori. Non c’era la scrittura più di tremila anni fa e le rime erano il modo per aiutare la memoria popolare a tramandare le vicende. Ecco, il mio desiderio è che le storie vere che racconto e i messaggi sottesi in ogni parola entrino nei cuori e nelle menti dei bambini… E con le rime baciate è più facile che le parole siano inculcate!». 

Leggere ai propri figli queste favole può essere un'occasione per riscoprire questi personaggi, condividendoli con le nuove generazioni. Le piacerebbe che succedesse anche a scuola?
«Le favole hanno appena cominciato il loro viaggio… Ora appartengono a chi le vorrà leggere o raccontare. Mi piace immaginare che le leggano gli adulti, che la sera i genitori si mettano sul lettino a raccontarle ai figli. Mi piacerebbe che a scuola qualche maestra pensasse sia giusto leggerle agli studenti, per poi commentare quelle vicende… Vorrei che diventassero personaggi iconici, che guardando le stelle i bambini dicano “Guarda c’è PPP in cielo”… Vorrei che ci sentissimo tutti trampolieri, che guardando un seme pensassimo al buon raccolto e a quegli alberi di ulivi che crescono in una notte e andando a dormire vorrei che si sperasse di sognare la bellissima Leucolizia o Giovanni e Paolo che in tandem vengono a infonderci speranza».                      

 


DALLA PARTE DELLA LUCE

La giornalista e scrittrice Angela Iantosca, classe ’78, alterna la direzione del mensile “Acqua & Sapone” con le attività sociali nelle scuole e nelle associazioni culturali a sostegno della legalità. Ha pubblicato (tra gli altri): “In trincea per amore” (Paoline), “Onora la madre” (Rubbettino), “Bambini a metà” (Perrone) e “Una sottile linea bianca” (Perrone), “La Vittoria che nessuno sa” (Sperling&Kupfer). Ad ottobre ha pubblicato “Gli Eroi di Leucolizia” (Perrone Editore - illustrazioni di Simone Angelini). 
Direttore artistico del Festival InDipendenze, ha ricevuto diversi riconoscimenti per l’impegno professionale e per i suoi libri. 

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