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Quanto gli costa il virus?

Il doppio sacrificio dei nostri giovani

Gio 26 Nov 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

 “Guardateli non hanno la mascherina. Chiamo la polizia. Ma è incredibile! Stanno seduti in giardino con gli amici a bere come se nulla fosse, roba da denuncia. Ma non ce li hanno i genitori? Che vergogna!”.

Frasi come queste ormai sono all’ordine del giorno, si leggono sui social, addirittura si sentono per strada. Durante la prima ondata del virus, in realtà, le trasgressioni al lockdown sono state minime, appena il 4% delle persone controllate non avevano un valido motivo per trovarsi fuori di casa. Il mese scorso dai tribunali sono cominciate ad arrivare le prime citazioni per chi era stato beccato in giro e aveva mentito alle forze dell’ordine per giustificarsi. Avendo imposto l’obbligo di autocertificazione, chi mente commette il reato di falso in atto pubblico. Un reato serio, punito con il carcere, che può essere commutato in una multa da duemila euro, ma resterà macchiata la fedina penale, con tutte le conseguenze che ne derivano. La maggior parte dei “colpevoli” sono ragazzi che hanno fatto la classica spacconata, mentendo alle forze dell’ordine.

Non sono comportamenti encomiabili, ci mancherebbe. E sì, certamente c’è una percentuale di rischio che qualcuno di questi giovani contribuisca davvero alla diffusione del virus (ma quale sia la percentuale non lo sappiamo, visto che i dati su dove e come si diffonde il contagio in Italia non ci sono). Eppure quando leggo notizie come questa o sento le persone censurare così violentemente le trasgressioni di ragazzi che fanno una passeggiata, bevono una birra con un amico, corteggiano una ragazza o un ragazzo, non riesco a non pensare che pochi mesi fa tutto questo era perfettamente normale. E che è una normalità che ho vissuto quando ero un’adolescente e commettevo altre trasgressioni, a volte sopportandone le conseguenze, a volte, per fortuna, cavandomela senza danni.
Il virus esiste ed è pericoloso, solo pochi sballati lo negano. Ma non c’è dubbio che stiamo chiedendo ai ragazzi un sacrificio enorme. Smettiamo di dire “ma che gli costa?”, “cos’è che non capiscono quando gli si dice di stare in casa?”. Cerchiamo di ricordare quanta voglia di stare in casa senza vedere gli amici o i fidanzati avevamo alla loro età, quanto ci costava rinunciare a uscire, a divertirci, alle serate in compagnia.
è giusto proteggere gli anziani ed è tremendo sentire i bollettini di morte che vengono costantemente diffusi con lo scopo di farci stare allerta e rispettare le regole. Ma almeno non fingiamo che sia uguale per tutti. C’è chi è privilegiato e chi no, chi ha una casa grande e chi no, chi ha uno stipendio fisso e chi no. E gli anziani non rischiano quanto i ragazzi, è vero. Ma questo non significa che il virus non colpisca i ragazzi: chi ha 17 anni oggi non li avrà un’altra volta e non potrà vivere tutto quello che abbiamo vissuto noi alla loro età. Noi adulti e anziani stiamo facendo pagare due volte ai giovani una malattia che per loro è poco pericolosa: una prima volta mettendo un’ipoteca sul loro futuro, perché i lockdown li paghiamo con debito pubblico che ricadrà su di loro. E una seconda con il sacrificio del loro tempo, il tempo irripetibile della gioventù. “Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza”.                                                          

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