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CIAO MACAR

Arrivederci al nostro unico e insostituibile correttore di bozze

Mer 30 Dic 2020 | di Angela Iantosca | Editoriale

Arrivava con le sue parole crociate sotto il braccio. Il passo sicuro. L’abito elegante e il viso pulito di chi si fa la barba tutte le mattine. Non l’ho mai visto varcare la soglia della Redazione senza cravatta. Veniva a piedi, quando poteva, e in pausa pranzo salutava tutti e, se non c’era un passaggio in macchina per lui, prendeva il cappotto, l’ombrello e si avviava verso casa sorridente. 

L’ho conosciuto quando “Acqua&Sapone” ancora non esisteva. 

L’ho conosciuto quando faceva il correttore di bozze de “Il Caffè”, l’altro freepress pubblicato dal nostro Editore. 
Si chiamava Marcello, ma per noi era Macar. 

Quando abbiamo cominciato l’avventura di questo mensile, la sua presenza è stata una garanzia di qualità. Si faceva stampare le pagine del giornale e poi si metteva seduto non lontano da me e con la sua penna segnava gli errori… Il venerdì, poi, prima di andar via, portava a casa tutti gli articoli pronti e trascorreva il weekend dedicandosi alla sua più grande passione: leggere, correggere e scrivere. 


Era già in là con gli anni quando l’ho conosciuto, era in pensione e a volte, nelle pause, mi raccontava delle attività letterarie che aveva portato avanti nell’azienda per la quale aveva lavorato quando era un po’ più giovane. Gli occhi gli si facevano lucidi, si toglieva gli occhiali grandi, si strofinava con il dorso della mano, poi sorrideva e proseguiva a lavorare. 

Macar era uno di quelli che chiedeva sempre “Come stai?”, facendosi raccontare ciò che accadeva fuori dalla Redazione, i viaggi, le interviste, gli incontri. E quando mi apostrofavo dicendo “Che sciocca sono”, mi guardava e aggiungeva “Non ti trattare mai male...”.

Era forte Macar e so che mi voleva bene. Poi è andato in pensione anche da noi. Ma il suo posto è rimasto vuoto: nessuno lo avrebbe potuto mai sostituire.
Ora ha deciso di intraprendere un altro viaggio… 

CIAO MACAR!

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