acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Ma tu lo capisci tuo figlio?

Come districarsi nel linguaggio dei giovani, tra slang, serie tv e social

Mer 30 Dic 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

“Glielo faccio vedere io chi è la busta. Lo so che l’ha detto per farmi salire il crimine, ma non me ne frega niente, mi dovevo vendicare e allora mi sono acchittata tutta, sono andata da lui insieme a uno e gli ho chiesto se mi appicciava un drummino. Poi siamo stati tutta la sera a flammare sul cellulare. Stavolta ha proprio failato”.

La frase che avete appena letto è un test per capire quanti anni avete. Se avete capito meno della metà delle parole, siamo decisamente sopra i 40 anni. Oppure siete persone che non hanno figli o che non li ascoltano con attenzione. Avrete già capito che si tratta di gergo giovanile. Ora che i nostri figli stanno più spesso in casa, e non certo per loro spontanea volontà, forse può servire una guida per muoversi nell’oscuro linguaggio nato dalla fusione, a volte fantasiosa, a volte un po’ scontata, tra i termini inglesi tipici di internet e dei videogiochi e le parole dell’italiano o del dialetto. 

Va chiarito innanzitutto una cosa: un vero dizionario dello slang giovanile non può esistere. Perché per sua natura è un linguaggio che muta continuamente o che magari circola in ambienti molto circoscritti. Ci sono parole usate unicamente dai ragazzi di una stessa compagnia o al massimo di una stessa scuola. Busta è un termine tremendo che sta per persona di aspetto sgradevole, ma è decisamente di origine romana. Certe parole però conoscono una fortuna più duratura e una diffusione più universale, grazie anche agli scambi in Rete che avvicinano anche chi è molto lontano. La parola scialla ,ad esempio, è ormai abbastanza acquisita. Acchittarsi, cioè vestirsi eleganti, è un termine longevo, ma decisamente locale. Il drummino, cioè la sigaretta rollata con cartina e tabacco, si va diffondendo parecchio. 
Flammare, dall’inglese to flame, incendiare, sta per litigare furiosamente con messaggi sul cellulare. E failare viene dritto dall’inglese “to fail”, parola che compare nei messaggi di errore del computer. Molto usati anche i termini che derivano dai videogiochi. Come shoppare, che significa fare acquisti on line, come si fa all’interno dei videogiochi per comprare espansioni e migliorie per il gioco. Blastare è un termine che è uscito dal mondo virtuale e si è diffuso nel mondo reale: significa battere qualcuno in una discussione, attaccarlo e piegarlo con la forza delle parole. Per avere una conoscenza più ampia bisognerebbe guardare le serie tv più amate dai teenager. Solo chi ha guardato “Game of thrones” può sapere che “Non sai niente Jon Snow” è espressione che allude all’ingenuità di qualcuno.
Ma per noi ex giovani sarà più utile conoscere i termini che più spesso vengono usati dai ragazzi nei nostri confronti. E ovviamente sono tutti termini poco lusinghieri. Un classico dei social network è il giovane che risponde “Ok boomer” a un interlocutore che fa la morale, che pronuncia discorsi conservatori e disprezza le novità. I boomer sono gli appartenenti alla generazione del boom demografico, cioè tra gli anni ’50 e ’60. Quelli che i giovani non possono proprio capirli, per cui tanto vale dargli ragione con condiscendenza: “Ok, boomer”. Anche perché, specie se sono i propri genitori, sono quasi certamente cringe, cioè imbarazzanti, qualcosa di cui vergognarsi. Però tranquilli, prima o poi si rendono conto che, in fondo in fondo, ci lovvano proprio. Ok forse dire che ci amano è un po’ ottimista: diciamo che a volte ci sopportano. Sempre che non gli facciamo salire il crimine.                                                        

Condividi su: