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Dermatiti: differenti per sesso e fascia d’età

Come affrontare la pelle secca, la rosacea e l’acne volgare?

Mer 30 Dic 2020 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Per sesso, ma anche per fasce d’età. Le dermatiti più comuni sono differenti. Quella atopica colpisce 35mila italiani ed è un’infiammazione che porta secchezza, prurito e chiazze rosse con vescicole. «Negli anni le terapie si sono fatte sempre più efficaci e le persone che si rivolgono allo specialista lo fanno molto prima rispetto al passato, anche perché l’immagine è diventata sempre più importante nella nostra società». Bianca Maria Piraccini è professoressa associata in Dermatologia dell’Università di Bologna, dove dirige la Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venereologia.

Quali sono le più comuni?
«Nei bambini: la pelle secca e arrossata, che si vede soprattutto d’inverno, con le guance che si fanno ruvide. Nei giovani maschi prevale ancora l’acne volgare, con manifestazioni che vanno dai semplici punti neri a delle vere e proprie cisti. Nelle donne adulte, la rosacea è la più comune: dilatazione dei capillari che portano all’arrossamento del viso, fino a brufoli, pustole e gonfiore del naso».

L’attenzione per le cure è cresciuta?
«Nelle vecchie generazioni resiste ancora il retaggio che vuole i maschi distanti dalle cure della pelle, mentre per tutte le altre età è aumentata notevolmente negli ultimi quindici anni. Anche per i principi di calvizie, per esempio, ci si rivolge sempre più spesso al dermatologo per iniziare dei trattamenti specifici. Nelle donne, invece, ci sono due picchi: sotto i trent’anni e oltre i settanta. Nelle prime, è molto più diffuso pure l’uso di trucchi e cosmetici. Quando andiamo in un supermercato o in una farmacia, ci sono espositori interi dedicati e divisi per sesso e fasce d’età».

Cibo e clima contribuiscono negativamente?
«Occorre ragionare sempre per evidenze scientifiche. Sfatiamo innanzitutto il mito che, se mangi un cioccolatino, il giorno dopo ti svegli con i brufoli. Parlando di cibo, però, possiamo dire che chi soffre di rosacea e assume dei vasodilatatori come il vino, si fa immediatamente più rosso. I casi sono relativi alle patologie specifiche e non fanno parte di un discorso generale, che vorrebbe il cibo necessariamente come nemico della pelle. Guardando al clima, invece, l’umidità, la nebbia e la scarsità di sole, determinata anche dallo smog, non hanno un buon effetto sulla pelle, soprattutto di chi soffre di dermatiti: è naturale che se vivo in una zona dal clima temperato avrò dei benefici. D’altronde i miglioramenti li vediamo anche quando andiamo al mare, dove però è necessario usare le protezioni solari». 

Ma l’uso della mascherina e degli igienizzanti peggiora la situazione?
«Il beneficio supera di gran lunga i peggioramenti possibili, che in questo periodo sono dovuti anche al clima invernale. Non dimentichiamo che siamo in un periodo di pandemia e che questi dispositivi sono fondamentali e necessari. Le mascherina, quanto più è protettiva, tanto più blocca il vapore della respirazione, generando irritazione e modificando la flora microbica. Usare spesso gli igienizzanti disidrata la pelle e indebolisce le unghie. A casa è preferibile metterli da parte e scegliere acqua e sapone, ma non basta. Una volta rientrati nella propria abitazione sarebbe meglio fare una doccia e poi usare più volte al giorno una crema idratante, anche subito prima di andare a dormire. Chi soffre di dermatiti deve usare più volte i prodotti prescritti dal proprio specialista per quella determinata patologia».                                                        

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