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Essere magro costa troppo

Una nazione con due terzi di persone grasse

Ven 06 Nov 2009 | di Manuela Senatore da New York | New York
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Nella sofisticata Manhattan la situazione non appare tanto grave, ma a New York l’epidemia da obesità è in forte crescita. Un newyorchese su quattro è obeso e 700.000 sono malati di diabete. Colpa delle gigantesche porzioni di cibo in vendita ovunque: ristoranti, fast food, cinema e supermercati offrono pasti o snack individuali che potrebbero alimentare due o tre persone. Le calorie e i grassi di un pasto “super-size” da MacDonald basterebbero per un’intera giornata. Così New York è stata la prima città americana a ordinare alle catene di fast food e ristoranti di esporre il conto delle calorie dei cibi sul menu. Per i clienti è stato un trauma scoprire che scelte “salutari” come un’insalata possono nascondere 1.360 calorie, quando cheeseburgher e patatine ne contengono “solo” 1.290. Avendo smesso di cucinare a casa, gli americani dipendono dai cibi della colossale industria alimentare: uno su quattro opta per il pasto quotidiano nel fast food spendendo più di 1.000 dollari all’anno per mangiare fuori casa. Per praticità acquistano cibo su Internet o al telefono; gli ordini a portar via sono la cena tipica; molti fast food sono aperti 24 ore (o “around the clock” come si dice qui); gli scaffali dei supermercati rigurgitano di alimenti economici, prodotti in massa, gustosi e stracalorici; le catene di ristorazione cercano di attrarre clienti con il pasto a un dollaro come il doppio cheeseburger di Burger King. L’ambiente urbano non aiuta a fare scelte salutari: dove mancano parchi, sentieri naturali, piazze e palestre economiche è difficile fare attività fisica. Inoltre gli orari di lavoro (in gran parte sedentario) e il pendolarismo non lasciano il tempo di fare sport.

I GIOVANI I PIù COLPITI
L’epidemia coinvolge gravemente i più giovani: quasi metà degli studenti delle elementari a New York è sovrappeso e uno studente su quattro è obeso. Le cause sono molte: i genitori lavorano lunghe ore e i figli conducono una vita inattiva fra tv e videogiochi; a scuola le classi di ginnastica sono state tagliate; le onnipresenti pubblicità di prodotti ricchi di grassi e zuccheri influenzano soprattutto i bambini. Così si è arrivati al paradosso delle pillole antidiabete date ai minori, mentre gli esperti di salute avvertono che questa generazione rischia di avere un’aspettativa di vita minore di quella dei genitori. Il Dipartimento dell’Educazione ha preso dei provvedimenti, riducendo il contenuto di grassi dei cibi serviti alla mensa scolastica e sostituendo caramelle, soda e altri snack con cibi più sani nei distributori. Si calcola che 9 adolescenti su 10  fanno a meno di frutta e verdura.

LA MALATTIA DEI POVERI
In tutta New York è fin troppo facile nutrirsi male, ma non è vero il contrario: molti quartieri a basso o medio reddito scarseggiano di negozi che vendono prodotti freschi. Non a caso obesità e diabete prevalgono tra i poveri. I newyorchesi sofisticati comprano nelle boutiques alimentari come Whole Food o Traders Joe, che vendono prodotti organici e di alta qualità a prezzi altrettanto elevati, ma non c’è traccia di questi supermercati da gourmet ad Harlem o nel Bronx. Mettendo in relazione ambiente alimentare e indice di massa corporea degli abitanti, le analisi rivelano che nei quartieri con grande offerta di prodotti freschi l’obesità è minore.

CIBO ‘SANO’ NEI FAST FOOD
La città ha da poco introdotto FRESH, un programma per facilitare l’apertura di negozi di prodotti freschi nelle zone meno servite, dove ci sono persone che non mangiano neppure una porzione di frutta e verdura al giorno. Ma c’è anche un problema di prezzo. Oggi gli americani spendono meno del 10% del reddito per la spesa alimentare (rispetto al 18% negli anni Sessanta), grazie alla produzione su scala industriale di mais, grano e prodotti animali. Ma frutta e verdura, che non ricevono sussidi pubblici, diventano sempre più care (con un dollaro si acquistano 1.200 calorie di patatine, ma solo 250 di verdure e 170 di frutta fresca). Il cibo organico costa due o tre volte più di quello convenzionale: essere magri costa troppo. Gli americani riconoscono la gravità del problema (più della metà vorrebbe dimagrire) e spendono miliardi di dollari per perdita di peso, centri di salute, liposuzioni e operazioni di by-pass gastrico. Le industrie farmaceutiche e alimentari spendono altrettanto per trovare la ricetta magica per disintegrare i chili. L’offerta di cibo sano cresce anche nei fast food: Burger King ha lanciato le Apple Fries per i bambini (fette di mela che sembrano patate fritte), Starbucks ha esteso l’offerta di caffellatte dietetici e Taco Bell ha introdotto un menu con meno di nove grammi di grassi. Ma servirà? I prodotti senza grassi e senza zucchero qui esistono da 30 anni, eppure l’assunzione di calorie è aumentata del 24% dal 1970 al 2000 (fonte Dipartimento dell’Agricoltura). Certo è che, mentre Obama porta avanti la riforma sanitaria, l’attenzione è rivolta al peso dell’obesità sui conti della salute pubblica. Il costo annuale del grasso è stimato a oltre 140miliardi di dollari. E, visto che la cattiva alimentazione e l’inattività stanno per superare il tabacco come causa di morte evitabile, è arrivato il momento di sfidare i colossi dell’alimentazione come si è fatto con le multinazionali delle sigarette.


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