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Meryl Streep: io ballo da sola

C’č davvero qualcosa che Meryl Streep non sappia fare? A vederla saltare, ballare e cantare nel musical “The Prom”, con la stessa energia dei ballerini ventenni professionisti al suo fianco…

Mer 30 Dic 2020 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 9

Non si può imparare a scuola come diventare Meryl Streep. Serve talento? Certo. Occorre disciplina? Ovviamente. Anche un pizzico di fortuna? Innegabile. Ma la ricetta perfetta per diventare contemporaneamente la più premiata dalla critica, la più amata dal pubblico e la più stimata dai colleghi proprio non esiste. Anche se poi lei è tutto questo e molto altro. Con una luce che viene da dentro e abbaglia, ma non si spegne come un interruttore quando si allontana da una telecamera o dal red carpet. Resta la stessa e con un'energia talmente contagiosa da diventare irresistibile. Per raccontare il musical “The Prom”, ora su Netflix, si collega dallo studio di casa. Si vede che non sa posizionare la webcam in maniera che stia dritta e si vede che non usa quegli aggeggi miracolosi che spianano le ombre sul viso. E lo ammette con candore: non ha sul viso alcun cerone 'instagrammabile' con le sopracciglia ad ali di gabbiano. Anzi, a dirla tutta, potrebbe non essere truccata affatto e sprigionare lo stesso magnetismo di sempre. Le scappa persino una parolaccia quando sbaglia il nome di una giovane collega e le continua a chiedere scusa per tutto il tempo. Signori si nasce e lei, come direbbe Totò, “lo nacque”.

Quanto le somiglia Dee Dee, la diva di Broadway che interpreta in “The Prom”? 
«Meno di quanto si creda: è una bella sfida prestare il volto a qualcuno così vacuo e narcisista come lei. Mi piace pensare di non essere così, non mi sento minimamente una diva, però è divertente interpretare qualcuno che si sente il padrone del mondo, anche quando ovviamente non lo è».

Riesce ancora a prendere questo mestiere come un gioco?
«Sempre, basta continuare a vederne la magia e a divertirsi, come ho fatto con questo cast straordinario, che mi faceva sbellicare dalle risate tra un ciak e l’altro».

“The Prom”, però, fa anche piangere. E tanto. Le capita ancora sul set?
«Certo, nelle scene da sola con Barry (James Corden), un uomo sempre allegro, ma con un grande dolore dentro di sé. Mi sono limitata ad ascoltare quella storia, mi ha spezzato il cuore e mi ha fatto piangere. Lui racconta di essere stato respinto dai genitori quando era solo un ragazzo, nel momento in cui hanno saputo della sua omosessualità. Sapere che storie così esistono e si ripetono mi fa emozionare ogni volta che ci penso, non riesco a farne a meno».

Ma lei non ha mai paura di niente?
«Non esageriamo: sono la più vecchia del cast… e anche quella con i numeri musicali più complicati su cui ballare. Ma so che ne valeva la pena, me ne sono accorta la prima volta che ho visto “The Prom” a teatro e accanto a me la gente saliva sulle poltrone, saltava, piangeva, applaudiva. Non me l’aspettavo e ho capito che aveva un senso enorme e il minimo che potessi fare era rimettermi in forma per sostenere questa prova. E l’ho fatto. Risultato? È stato faticosissimo, ma anche molto bello».

Le piace ballare?
«Se mi piace? Io adoro ballare, ma non sono una ballerina. Conosco bene, però, quelle vibrazioni che la danza ti regala e mi lascio coinvolgere. Quando poi ti ritrovi circondata da ragazzi nel pieno delle forze, con la loro energia contagiosa, allora non puoi che farti trascinare. E in “The Prom” mi è successo proprio questo: la loro freschezza mi ha tolto dalle spalle l’ansia da prestazione e mi sono buttata, nel ballo come nel canto».

Ci è voluto tanto per lasciarsi convincere a tornare al musical?
«Assolutamente no, perché sono fan di Ryan Murphy, il regista e sceneggiatore, e amo lasciarmi spaventare dai suoi racconti televisivi, come “American Horror Story”. Ha uno sguardo critico molto profondo e sa come tirare fuori la verità anche dalla finzione, ecco perché mi è piaciuto tutto quello che ha fatto, da “Glee” a “Il caso O.J. Simpson”». 

C’è qualcosa che l’ha stupita?
«Non mi aspettavo tanta gioia sul set: lui ci mette il cuore e si vede, non ha paura di compiere grandi gesti e di questi tempi ne abbiamo tutti un gran bisogno».

Non è la prima volta che lavora con Netflix. Nel 2019 alla Mostra del cinema di Venezia ha presentato un altro gioiellino, “Panama Papers”, anche se di un genere molto diverso. In quel caso si parlava di speculazioni finanziarie, infatti. Che rapporto ha lei con il denaro, che di questi tempi è un tema più delicato del solito?
«A me non interessava rappresentare quelli che nella vita hanno tanto denaro, ma dare voce a chi è stato fregato dal sistema, gente che non dispone delle mie possibilità. A me ricorda mia madre e chi come lei ha sempre cercato di far quadrare i conti e crede nella giustizia: quando non la trova, si rimbocca le maniche per cambiare le cose».

Crede nel valore salvifico dell’arte?
«Sì, sono convinta che queste storie hanno tanto da darci e ora più che mai ne abbiamo bisogno. Ecco perché spero che la gente voglia vedere e rivedere “The Prom”, cosa che a teatro non si può fare, e magari fare la differenza».

Quale criterio usa nella scelta dei copioni?
«Mi faccio una sola domanda: questo progetto fa bene o male al mondo? È tossico o può portare ad un cambiamento positivo?».

C’è stato un momento della carriera in cui lo ha capito?
«Quando sono diventata mamma per la prima volta: ho deciso che volevo lasciare un segno, convinta che ogni azione abbia un peso. Ecco, io voglio intrattenere il pubblico, farlo ridere, ma anche combattere battaglie giuste».

Come si prepara, allora, per queste battaglie?
«Quando ricevo un copione non lo guardo come un compito a casa o una medicina da prendere, voglio che mi apra la mente. Perché, sai, quando invecchi a volte pensi di sapere già tutto, invece per non correre questo rischio è meglio mettersi in gioco prima che sia troppo tardi e muori. Se me ne devo andare, meglio farlo col botto».            

 


Regina di Oscar
Mary Louise Streep, classe ’49, è la regina dei record ad Hollywood, con la cifra esorbitante di 21 nomination ai Premi Oscar – distribuite in cinque decenni d’attività - e già si mormora che il musical “The Prom”, attualmente su Netflix, possa ipotecare una nuova statuetta, raggiungendo così Katharine Hepburn. Ne ha collezionate tre (per “Kramer contro Kramer”, “La scelta di Sophie” e “The Iron Lady”), oltre ad una sfilza infinita di riconoscimenti, anche se ripete sempre che la più grande vittoria resta la famiglia, con quattro figli, un marito dal 1978 (Don Gummer) e zero scandali all’attivo. E pensare che ad inizio carriera è stata respinta per motivazioni estetiche, proprio lei, la più grande di tutte. Semmai ce ne fosse bisogno – non ce n’è affatto – basta sfogliare l’elenco eclettico delle sue ultime scelte artistiche, da “Piccole Donne” (nella versione di Greta Gerwig) a “Big Little Lies” (serie tv in cui interpreta la suocera di Nicole Kidman), dal musical “Mamma mia! Ci risiamo” a “The Post” con Tom Hanks. Diabolica ne “Il diavolo veste Prada”, ambigua per “Il dubbio”, adorabilmente imbranata in “Florence” e istrionica in “Julie & Julia”, ha mostrato negli anni mille volti, dietro cui riesce sempre a scorgere un barlume d’umanità.                                                

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