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“Parliamo ai bambini” è il nostro motto

Marco Lanzarone, responsabile di Rai Radio Kids, spiega come si costruisce una radio dedicata ai più piccoli

Mer 30 Dic 2020 | di Angela Iantosca | Bambini
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Ve lo ricordate il film “Senti chi parla”, con John Travolta? Ecco, se non ne avete memoria, guardatelo per capire senza ombra di dubbio come non si deve parlare ai bambini. Perché per interfacciarsi con loro non servono smancerie e vezzeggiativi pronunciati con fare lezioso, come se fossero incapaci di comprensione. Ma un linguaggio semplice e preciso. Come ci spiega il responsabile di Rai Radio Kids, Marco Lanzarone. 

«Ai bambini ci si rivolge con un linguaggio colloquiale, senza timore di usare parole non note ai piccoli – basta spiegarle –, con positività, toni sereni e musica orecchiabile. Ma non banale. È una ricetta solo in apparenza molto facile. Purtroppo, si può scivolare spesso nel linguaggio fintamente bambinesco, negli ammiccamenti, nelle risate forzate, nell’eccessiva semplificazione. Questi per noi sono veri tabù. Nella scelta di programmi, conduttori o canzoni abbiamo sempre questo faro: linguaggio “normale”, preciso e sobrio. Dobbiamo conquistare i nostri ascoltatori con la forza di ciò che diciamo. E dato che noi parliamo ai bambini, spesso la controprova è cercare di mettersi proprio nei panni dei bambini. Se io fossi bambino, starei ad ascoltare questo programma? Non è semplice, ma è l’unica via per fare una radio che venga ascoltata».

Dare vita ad una radio dedicata ai più piccoli è sicuramente una operazione coraggiosa soprattutto in una epoca in cui i bambini sono distratti dalla tecnologia: come rendere accattivante la radio?
«Sicuramente i bambini di oggi utilizzano molto tv, tablet e smartphone, con una crescita esponenziale di questi ultimi. Il video e l’interattività hanno un fascino imbattibile, ma c’è da dire che in realtà i bambini sono molto abituati all’ascolto. I più piccoli entrano in contatto con il mondo attraverso i suoni e le parole. Le fiabe sono il loro immaginario per i primi anni. Imparano subito a memoria le loro canzoni, le filastrocche, le sigle dei cartoni e addirittura i jingle delle pubblicità (non su Radio Kids perché la nostra è una radio per scelta senza pubblicità). Per non parlare del ruolo che hanno le ninne nanne e le musiche rilassanti. Insomma, per i bambini tutto ciò che è audio è una risorsa vitale, che aiuta tantissimo a sviluppare la fantasia. E poi non è vero che la radio non si vede: mentre noi siamo in onda, ciascun bambino vede la sua storia, come se fosse proiettata dentro di lui, vede i suoi personaggi, le sue fate e i suoi pupazzi. Ogni bambino in modo diverso da tutti gli altri. E questa è la vera, imbattibile magia della radio». 

Qual è il vostro target?
«Radio Kids è rivolta a tutti i bambini, da zero anni fino alle scuole elementari. Quando diciamo da zero anni intendiamo davvero i bambini molto piccoli. Ci arrivano spesso messaggi di genitori che fanno ascoltare le musiche ai neonati, per conciliare il sonno. Così come riceviamo messaggi audio da bimbi che sanno appena dire mamma e papà. Per arrivare poi ai più grandi che magari ci chiedono – è successo – come mai nelle stazioni spaziali non c’è l’estintore».

Qual è la vostra offerta?
«Nella programmazione di Radio Kids c’è ovviamente tanta musica: le sigle dei cartoni, le canzoni dello Zecchino, i grandi classici per l’infanzia, ma anche il pop e la dance per i più grandi. Poi letture di fiabe, racconti, libri, da Esopo alle favole di Gianni Rodari, dai grandi classici della letteratura per l’infanzia a Manolito. E infine i programmi, innanzitutto con Armando Traverso, che insieme ai suoi pupazzi fa da fil rouge a tutta la giornata con gag, giochi, divertimento. Poi, Lorenzo Tozzi con i programmi per avvicinare i più piccoli alla musica e Marco Di Buono che ci porta le ricette da fare in casa genitori e bambini e tanti altri contenuti, come le curiosità più strane o le storielle più divertenti. E Mrs. Spelling con un programma dedicato all’inglese. Il tutto sempre all’insegna della leggerezza, del buonumore, della serenità».

Che risposta avete da parte dei genitori?
«Abbiamo due tipi di feedback. Via e-mail o whatsapp e dal vivo quando facciamo i nostri eventi live (che purtroppo quest’anno sono stati ovviamente limitati). Nel primo caso, mi piace ricordare che ci arrivano moltissimi messaggi di genitori da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Si tratta di connazionali che vivono fuori Italia e ascoltano Radio Kids con i figli per mantenere un legame con il nostro Paese. Ci sono arrivati moltissimi messaggi dagli Usa, dal Brasile, dalla Russia, dal nord Europa. Quando invece facciamo i nostri eventi, assistiamo a una scena ormai classica: il genitore che arriva nel suo ruolo di annoiato accompagnatore del figlio, che tutto vorrebbe tranne che stare lì, e poi inizia a sorridere, a canticchiare qualcosa, in alcuni casi inizia addirittura a ballare e alla fine va via divertito. Oppure, magari si ferma perché vuole vedere da vicino i nostri pupazzi».

Quando ti hanno proposto come responsabile di una radio per bambini cosa hai pensato?
«In realtà è successo tutto in modo molto naturale. Ero già coordinatore dell’offerta dei canali digitali Rai Radio e quando il precedente responsabile di Radio Kids, Gianfranco Noferi, ha lasciato la radio per un altro prestigioso incarico, mi sono autocandidato a seguire in prima persona il canale dei bambini. Il pubblico dei bambini è meraviglioso: difficile ed esigente, ma al tempo stesso è quello che dà più soddisfazioni di ogni altro. Se dovessi scegliere oggi una radio in cui lavorare, sceglierei di nuovo Radio Kids».

Il lockdown ha permesso ai più piccoli di conoscere di più la radio?
«Dai dati sugli accessi alle nostre piattaforme e ancora di più dall’aumento dei messaggi che abbiamo registrato in quei giorni, direi proprio di sì. I bambini hanno bisogno di socialità, leggerezza, divertimento. Per quel che abbiamo potuto, ce l’abbiamo messa tutta per portare un po’ di serenità in un momento drammatico. E ancora cerchiamo di farlo. Come diciamo sempre in radio, se abbiamo fatto sorridere anche un solo bambino, l’obiettivo l’abbiamo raggiunto».

Quale errore non si deve commettere con i più piccoli quando si parla loro?
«In radio cerchiamo di stare alla larga da due possibili errori che sono però collegati. Al primo ho già accennato: il linguaggio bambinesco. All’altro estremo di questo filo c’è il voler piacere ai grandi. È il rischio più frequente, sempre dietro l’angolo: parlare ai bambini pensando che anche i genitori ascoltano e quindi volerli compiacere con riferimenti, battute, citazioni del loro mondo anziché di quello dei bambini. È una scorciatoia per piacere a chi sceglie di far ascoltare la nostra radio soprattutto ai più piccoli. Una scorciatoia che cerchiamo sempre di evitare. “Parliamo ai bambini” è il nostro motto quotidiano».                               

 


COME ASCOLTARLA?

Rai Radio Kids è una radio digitale che si ascolta in Dab+ (le nuove radio digitali oggi obbligatorie su tutte le auto), con la app e sul web RaiPlayRadio e in tv digitale terrestre e satellitare.

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