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Michela Muserra da Foggia a Brooklyn con l’arte

Un viaggio di tre mesi si è trasformato in una permanenza lunga 18 anni: la nuova vita artistica di Michela che in America ha trovato la sua casa

Gio 28 Gen 2021 | di Maurizio Boerio | Attualità
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Non aveva mai preso un aereo in vita sua. Non era mai stata all’estero. E la sua prima volta è diventata un trasferimento a Brooklyn, il distretto più popoloso di New York. 

Michela Muserra è un’artista foggiana che si è formata all’Accademia di Belle Arti. Quando ha lasciato la sua città aveva 27 anni, aveva preso una casa in affitto e lavorava per una web agency che si occupava di cartoni animati, di giochi per i cellulari e per la rete. Insomma, non è andata via per cercare lavoro.

Cos’è successo?
«In realtà andava tutto bene, ma ho pensato che avrei voluto vedere cosa c’era “fuori”. Amsterdam mi attraeva molto esteticamente e ho raccontato del desiderio di un’esperienza all’estero a un amico che viveva già qui a New York. Lui mi ha spinta a partire. Dal canto mio, non avevo per niente il cosiddetto “Sogno Americano”. L’idea era quella di vedere se mi sarebbe piaciuta e di tornare dopo tre mesi. Appena ci ho messo piede, ho pensato che fosse la mia città. Sono passati diciotto anni. In verità sono tornata a Foggia solo per fare le valigie e per trasferirmi definitivamente».

Senza un lavoro?
«Esatto, e con 900 euro in tasca per tre mesi, che qui sono praticamente pari a zero. Dopo un mese i soldi erano finiti. Ho fatto tanti lavori, iniziando con le consegne a domicilio per un ristorante cubano. Devo ammettere, inoltre, che il mio inglese scolastico era davvero scarso. Sono stata babysitter, guardarobiera in un locale notturno nel quale si faceva cabaret, e poi ho avuto tre lavori d’ufficio. Il mio obiettivo era quello di entrare nel circuito delle gallerie, e quelle italiane lì a New York avevano iniziato a dedicare attenzione sia a me che al mio lavoro. Per un po’ di tempo ho ripetuto più volte questo comportamento: ero artista e dipendente in un ufficio; davo le dimissioni per fare l’artista e, contemporaneamente, la cameriera; tornavo a essere artista e dipendente in un ufficio, e così via».

Nel 2014 c’è stata un’altra svolta.
«Ho deciso di concentrarmi esclusivamente sull’arte. Vedevo il circuito delle gallerie come troppo elitario. Volevo qualcosa che comunicasse direttamente con le persone: street art e murales, che qui sono molto sentiti. Quindi mi sono lanciata facendo dei murales privatamente, anche gratis, per costruire un buon portfolio. Ho cercato online e ho trovato l’organizzazione Thrive Collective per la quale lavoro ancora adesso. Mi piace molto fare dei progetti con loro, anche perché portiamo l’arte nelle scuole e nelle comunità, spesso in quartieri un po’ difficili. Ma continuo ad avere pure dei clienti privati».

Ti sei mai pentita?
«Mai di essermi trasferita, nemmeno durante i momenti più difficili. Anzi, mi arrabbiavo tanto quando alcuni amici mi dicevano di rientrare: mi facevano venire ancora più grinta per farcela».

Hai contatti con Foggia?
«Ne ho con la mia famiglia e con i miei migliori amici che sono lì, quindi ogni tanto ci torno: bisogna considerare pure che non è dietro l’angolo per me. Ma non posso dire che Foggia mi manchi. Il mio luogo oramai è Brooklyn. Negli ultimi anni sono stata invitata spesso per fare dei murales e delle presentazioni, e ci sono andata con grande piacere». 

L’anno scorso sei diventata anche una “climate shaper”.
«Ho frequentato una summer school della Fao e del Future Food Institute per formarmi in questa direzione. È stata una svolta personale. Utilizzo solo pitture che non inquinano e nei miei murales introduco sempre dei riferimenti ai 17 obiettivi per salvare il pianeta».                                         

 


Chi è Michela Muserra?

Laureata all’Accademia di Belle Arti di Foggia, Muserra è un’artista che vive a Brooklyn da molti anni. Nel 2000 ha iniziato la sua carriera da illustratrice in Italia. Due anni dopo se n’è andata a New York, ed è artista-insegnante per la no-profit Thrive Collective. Tra i suoi clienti privati ci sono anche Bed Bath & Beyond, The Brooklyn Children Museum, Industry City, Union Square Partnership, Andy & Evan. Nel 2015 ha firmato il libro “If you are happy” per Caracò Editore.

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