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Se il cinema donna, pi bello

Vanessa Kirby e le registe Patty Jenkins e Alice Filippi, Ksenia Rappoport, Ludovica Francesconi e Gal Gadot: il cinema ha tante grandi protagoniste

Gio 28 Gen 2021 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
Foto di 6

Pieces of a woman
Regia: Kornél Mundruczó 
Piattaforma: Netflix
Voto: 5/5

Una sola avvertenza: prendetevi mezza giornata per questo film. Non bastano le due ore della visione, per accoglierlo, serve del tempo per metabolizzarlo, per incassare i colpi che vi dà in pieno viso, per coglierne le sfumature che vi sconvolgeranno e annichiliranno. A memoria di critico è difficile ricordare un'opera che ha il coraggio e l'audacia di indagare il dramma più atroce, l'attesa di un figlio, la costruzione lenta e attenta di una nuova felicità e la sua perdita, totale e irrimediabile, in poco più di un minuto. E le conseguenze laceranti che ciò comporta. Kornél Mundruczó, che ha scritto questo capolavoro con la moglie Kata Wéber,  ha attinto alla loro biografia, che nasconde pudicamente nella sua realtà e nei toni di grigio di una regia implacabile nella sua essenzialità, per raccontare quei momenti in cui non sappiamo se "riusciremo a trovare qualcuno che ci accompagni nella caduta libera del dolore, in cui il mondo appare capovolto, un luogo in cui non riusciamo più a orientarci". Lo fa mostrandoci il prima, il durante e il dopo una tragedia inimmaginabile, in un film che uno e trino - il melò, con scelte naif, il dramma centrale, il legal successivo - che sa cambiare registro continuamente, mantenendo però una grammatica cinematografica ed emotiva perfettamente omogenea. Ma il fulcro di tutto è la protagonista, Vanessa Kirby, monumentale nel reggere su di sé tutto il lungometraggio con una grazia solo apparentemente fredda, ma che è ghiaccio bollente. Da Oscar. E bravo Shia LeBoeuf a fargli da degnissima spalla.

 


Death to 2020
Regia: Al Campbell, Alice Mathias 
Piattaforma: Netflix
Voto: 4,5/5

Cosa succede ai creatori di “Black Mirror”, la serie televisiva più eversiva, distopica, geniale e realisticamente assurda che ci sia quando arriva un anno come il 2020 che sembra scritto da loro? Con umiltà lo studiano, lo metabolizzano e ne riconoscono la superiorità. Niente nuova stagione dunque, ma un film che nient'altro è che una puntata speciale, parodia dei 12 mesi più dolorosi e difficili e beckettiani della storia recente. Settanta minuti in cui con la forma del mockumentary (un film girato come un documentario, ma interpretato e diretto come un film di finzione) ripercorriamo i 366 giorni che hanno cambiato tutto e tutti, dagli incidenti in Australia a Biden presidente, da Black Lives Matter e George Floyd agli Oscar (che Samuel L. Jackson possa d'ora in poi sempre leggere le sue sinossi nella serata organizzata dall'Academy!). Il tutto con grandi star, da uno Hugh Grant difficilmente riconoscibile a Lisa Kudrow, la Phoebe di “Friends”, per rivivere con feroce e cinica ironia tutto quello che è successo, ballando tra Usa e Gran Bretagna. Charlie Brooker e Annabel Jones hanno intuito la necessità di sdrammatizzare senza sottovalutare ciò che stiamo vivendo, non lasciando l'ironia e la catarsi solo ai meme o ai social. E costruiscono un racconto che sarà più utile a capire cosa ci è capitato di tanti reportage, politici retorici, populismi sfrenati. “Death to 2020” è un gioco geniale, esilarante, ma anche terribilmente serio. E lo capiremo completamente solo fra qualche anno.

 


Calibro 9
Regia: Toni D'Angelo 
Piattaforma: TVOD
Voto: 4/5

Il cinema di genere in Italia si è perso, inspiegabilmente, alla fine degli anni '70, in cui gioielli grezzi e registi incoscienti hanno lasciato un seme raccolto da tutti, tranne che dai loro eredi in patria. Tra i pochi ad averne imparato la lezione, impastandola con ottimo cinema d'autore (appreso alla scuola più dura, quella di chi è stato il braccio destro di Abel Ferrara) c'è Toni D'Angelo. “Una notte”, “L'innocenza di Clara” (bellissimo, con una Chiara Conti incredibile e purtroppo visto pochissimo) e “Falchi” ne sono una dimostrazione lampante, ma ci volevano spalle larghissime per affrontare l'immaginario, in un sequel muscolare e esteticamente arditissimo, di un classico, un cult, come “Milano Calibro 9”. Lui lo fa con due attori come Bocci e Boni, di mestiere e con la faccia giusta, e con un'interprete di grande talento come Ksenia Rappoport, non a caso valorizzata al meglio, in passato, da uno come Tornatore, che del genere in questione è erede di primo livello, anche se lo ha nascosto dietro i suoi successi più classici. In “Calibro 9” D'Angelo ci mette la scuola italiana e quella di Honk Kong, la Hollywood più dura e pura e chi non ha smesso di piantare questo seme anche negli anni più difficili, gli ultimi (ad esempio Marco Martani, qui cosceneggiatore e regista del sottovalutatissimo Cemento Armato). Ne esce fuori un omaggio che, vedrete, saprà farsi valere all'estero, perché è un gioiello di cinema d'un tempo e allo stesso tempo contemporaneo. 

 


Sul più bello
Regia: Alice Filippi 
Piattaforma: Amazon Prime
Voto: 3,5/5

Un po' di Amelie - il caschetto e poco altro - messo dentro a un'italianissima visione alla Wes Anderson. Alice Filippi fa già un piccolo miracolo nel creare un universo dolce e ironico di questo tipo in un cinema che certi sentieri narrativi e visivi ha paura anche solo a immaginarli. Una favola metropolitana che riprende alcuni stilemi dei teen movie americani, con protagonista malata, che sa calibrare ironia e dolcezza e sfacciataggine nella scrittura e nella struttura narrativa, sempre sul filo dell'incredulità (di protagonisti e spettatore) e con il coraggio di prendersi rischi non comuni. Anche grazie a una compagine d'attori che, pur acerbi, hanno personalità e fascino e una protagonista come Ludovica Francesconi che pur giovanissima naviga in un'opera con alcune sbavature con maturità e piglio, riuscendo a darle un'impronta unica. La Filippi sa come mettere la macchina da presa e ha l'intelligenza, con gli sceneggiatori, di raccontare la storia tutta in chiave antiretorica e dribblando ogni stereotipo, che sapientemente non ignora, ma anzi cavalca, giusto all'ultimo. Ne esce fuori un lavoro curioso, divertente, arguto e che si fa amare.

 


Wonder Woman 1984
Regia: Patty Jenkins 
Piattaforma: Infinity Tv
Voto: 2,5/5

Cinecomic strano e a suo modo riuscito, questo Wonder Woman 1984, sequel di un primo capitolo celebrato al box office e dalla critica ben al di là dei suoi (pochi) meriti. Se nel primo capitolo sotto la bellezza abbacinante di Gal Gadot, un femminismo un tanto al chilo e un soggetto affascinante solo sulla carta, c'era poco e niente, qui ci troviamo in un lungometraggio che per struttura, ambizioni e caratterizzazioni è decisamente più solido. Merito di un villain all'altezza, Pedro Pascal, che incarna la paura suprema dei nostri tempi - la manipolazione mediatica e il controllo sugli individui, che qui si fa superpotere - e di una contestualizzazione temporale riuscita, di una protagonista più sfaccettata e qui valorizzata anche nelle buone doti recitative (paga il ticket con la regista Patty Jenkins, l'essere rimaste insieme ha permesso loro di trovare un'intesa ed efficacia maggiori) e di una storia che funziona. Peccato solo per un ritmo altalenante - 151 minuti sono troppi e la parte centrale vuole prepararci a un ottimo finale che ci vede però arrivare esausti - e per la sceneggiatura che in molti tratti è troppo prevedibile. Uscito a Natale su HBO Max negli Stati Uniti, potrebbe arrivare spompato in Italia, un mese dopo. Sarebbe stato meglio vederlo al cinema, sebbene le scene d'azione, buone, siano sacrificate a una non sempre felice connotazione emotiva dei personaggi.

 


I MAGNIFICI 7 (in streaming)


Pieces of a woman: Vanessa Kirby è la stella dei prossimi due decenni di Hollywood e non solo. In un'opera complessa e pericolosa per una protagonista, giganteggia e mostra un carisma pari alla sua bellezza.

Death to 2020: “Black Mirror” era un'assenza assordante in questo 2020 che sembrava scritto dai suoi autori. Arriva un film che riscrive quest'anno con le loro penne e visioni geniali. Meno male.

Napoli Eden: un documentario che con la sola forza della sua qualità si sta facendo strada verso gli Oscar 2021. Tra architettura, arte e musica, uno spaccato di talento napoletano dove non puoi immaginarlo.

Calibro 9: si sprecano gli attori che nel cinema italiano sognano una scena pistola in pugno, di inseguimenti e "botte". Qui c'è tutto, in un film esteticamente riuscito e fedele all'originale e al contempo modernissimo.

Tutti per 1 - 1 per tutti: Veronesi con i suoi Moschettieri ha vinto una bella scommessa, tanto da meritarsi un sequel che, complice il lavoro precedente, è ancora più riuscito del primo capitolo. Favino strepitoso.

Sul più bello: Amelie e Wes Anderson possiamo farli anche in Italia. Ce lo dicono la regista Alice Filippi e l'attrice Ludovica Francesconi (segnatevi questo nome, brillerà a lungo) e un film strano e adorabile.

Wonder Woman 1984: fare meglio del primo Wonder Woman non era granché difficile. Ma i 151 minuti di questo sequel a volte sono indigesti e non bastano Gal Gadot e Pedro Pascal a consolarci del tutto.

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