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Nicole Kidman: Sembro naive?

L’incontro (via Zoom) alle tre del mattino con la star australiana che ha conquistato cinema e tv

Gio 28 Gen 2021 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
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“Nicole Kidman non è disponibile, si trova a molti fusi orari di distanza, in Australia”. È stata questa la risposta dell’entourage alla richiesta di collegamento via Zoom del Premio Oscar per raccontare il musical “The Prom”, gioiellino diretto da Ryan Murphy e disponibile su Netflix.

Invece no, l’ex signora Cruise raramente fa quello che ci si aspetta da una star del suo calibro e cioè che accresca il suo prestigio per sottrazione, negandosi durante agli impegni promozionali. E infatti, a sorpresa, si è presentata alle tre del mattino con un sorriso smagliante e un’energia che in tempo di lockdown difficilmente si vede tra le celebrity. Ma lei è fatta della sostanza dei sogni, come il cinema, e non si tira indietro, pur non avendo molto ancora da provare sul proprio talento... Che mostra ancora una volta su Sky Atlantic con la serie “The Undoing”, con Hugh Grant per marito e un omicidio da svelare nell’alta società di Manhattan.

C’è ancora qualcosa che la spaventa o si butta sempre a capofitto nelle sfide?
«Ho paura, eccome. Prendi l’esperienza di “The Prom”, ad esempio: da un lato c’è il coinvolgimento emotivo, come quando la mia protagonista, una donna adulta, incoraggia una ragazza a far sentire la propria voce e a non lasciarsi intimidire. E poi c’è la parte tecnica: ci sono volute sei settimane di prove con ballerini professionisti per imparare le coreografie. Io sono una precisa e diligente e mi sono impegnata, anche se mi sentivo scioccata dal fatto che dopo una settimana Meryl Streep era già bravissima… Quando ho accanto qualcuno più bravo di me, come i coach di danza, anche se sono annichilita dallo spavento mi lascio guidare, in maniera diligente, e mi butto».

Come accoglie gli “inciampi” in carriera?
«Nel lavoro, come nella vita, si tratta di un viaggio, un’avventura, un’esplorazione e ovviamente si cade, ma ci si deve rialzare». 

Eppure lei non sembra temere nulla…
«Scherzi? Ho talmente tante paure da non essere in grado di elencarle tutte. Molte riguardano i ruoli in cui mi calo, soprattutto se coinvolgono bambini o perdite, come nel caso de “Il cardellino”: da madre, il racconto di un dramma simile mi prende lo stomaco e me lo contorce, ma cerco sempre di trovare un moto di speranza anche nelle situazioni più buie».

Come riesce ad entrare e uscire dalle maschere che interpreta?
«A volte penso serva una vita intera per processare i sentimenti di un personaggio: nell’esplorarlo devo mettere in conto un periodo per poterne uscire e riprendermi. Da attrice, ho avuto il privilegio di vivere tante esperienze, ma il corpo non capisce che si tratta di finzione e non vede alcuna differenza rispetto alla realtà. Il cervello ti dice che quel determinato dramma diventa vero se lo stai recitando. È importante raccontare alcune storie, ma al tempo stesso trovare un sano equilibrio per continuare a farlo».

Sembra che dedichi molto tempo a lavorare su se stessa. I propositi più recenti?
«Moltissimi! Ultimamente mi sto impegnando a lasciare andare. La verità è che non riesco a liberarmi di nulla, accumulo cose e ricordi su cui mi piace piangere. Ho in casa ancora i giocattoli di mio marito (Keith Urban - ndr) da bambino e mia figlia (ne ha due Sunday e Faith - ndr) ci dorme tutte le notti, dice che li vuole poi regalare ai suoi figli futuri, ma già ora sono piuttosto malridotti…»

Lei ha vinto l’Oscar nei panni di una scrittrice, Virginia Woolf. Ama la lettura?
«L’ho sempre amata, sin da piccola, quando a 12 anni ho fatto la conoscenza degli autori russi, come Tolstoj e Dostoevskij, che così meravigliosamente hanno descritto l’animo umano. Infatti, il mio più grande desiderio è quello d’interpretare Natasha (la protagonista di “Guerra e pace” - ndr), ma so bene che non basta una vita intera a dare il volto a tutti i ruoli che amo. La magia più incredibile resta comunque quella di creare un personaggio nella propria mente per vivere con lei».

Oltre all’arte e alla cultura, le sta molto a cuore anche la filantropia. Potrebbe staccare un assegno e invece scende sempre in campo per le cause che sostiene. Perché? 
«Prendo molto seriamente il ruolo di ambasciatrice delle Nazioni Unite e viaggio molto per difendere i diritti dei bambini e sensibilizzare sulla violenza nei confronti delle donne. Quando vedi sofferenze del genere non puoi restare a guardare e vuoi che anche altri facciano altrettanto».

Fino a poco tempo fa un’attrice over 50 come lei sarebbe stata mandata in pensione da Hollywood e invece…
«E invece ora per fortuna la situazione sta cambiando e io non ho mai lavorato tanto nella mia carriera: ho molte opportunità di cui sono grata e voglio usarle per raccontare storie di spessore, che abbiano donne al centro e magari dirette da registe. Dobbiamo fare squadra!». 

Si considera ottimista?
«Lo sono, mi sono sempre concentrata sul lato positivo, anche a costo di sembrare naive, ma fa parte del gioco e da quando sono diventata madre cerco d’insegnarlo ai miei figli (ne ha altri due, adottati con Tom Cruise - ndr): se ti sbucci le ginocchia cadendo, piangi pure, ma rimettiti in gioco. Solo quando fai pace con gli alti e i bassi della vita impari da ogni situazione, grazie a quel desiderio, a quella voglia e passione di andare avanti. So di aver fatto molti errori, ma continuo a provarci».

Le sue bambine vedono i suoi film?
«Di solito no, perché mi piace tenere la vita familiare separata da quella professionale. In alcuni casi però scelgo film per loro, per portarle sul set come nel caso di “Paddington”. Ma per ora sono più interessate alla loro di vita che ai miei impegni lavorativi». 

A proposito, come fa a incrociare suo marito, che come musicista fa una vita nomade come la sua?
«Io devo conciliare la recitazione con la maternità, che è di per sé un lavoro. Io e Keith vogliamo solo che le bambine abbiano una vita tranquilla e semplice, quindi cerchiamo sempre di conciliare le nostre agende al meglio». 

L’ultima perla di saggezza che ha fatto sua?
«Da giovane mi ripetevo di dover scoprire chi fossi, senza imitare altri, ma trovando la verità dentro me stessa e così mi sono sentita al sicuro e sul set ho cercato mentori per essere guidata nella conoscenza e non ho più smesso».                                                     

 


Le maschere di Nicole

Nicole Mary Kidman, classe ’67, sta vivendo un periodo di grazia professionale. Tornato in Australia durante il lockdown anche per ragioni professionali, ha in cantiere la serie “Nine Perfect Strangers” (creata dal marito di Michelle Pfeiffer, David E. Kelley) e il film “The Northman”. Dopo il musical “The Prom” su Netflix, è attualmente protagonista della serie “The Undoing” su Sky Atlantic con Hugh Grant. Premio Oscar nel 2003 per “The Hours”, ha collezionato i riconoscimenti più prestigiosi, cambiando pelle in interpretazioni iconiche, dal musical “Moulin Rouge” al fantasy “La bussola d’oro”, dal biopic “Grace di Monaco” al dramma “Bombshell” sul #MeToo (su Amazon Prime). Ha collezionato collaborazioni illustri con registi di altissimo livello, da Stanley Kubrick (“Eyes wide shut”) ad Anthony Minghella (“Ritorno a Cold Mountain”), da Ron Howard (“Cuori ribelli”) a Joel Schumacher (“Batman forever”). Alla corte di Sofia Coppola per il dramma in costume al femminile “L’inganno”, a quella di Yorgos Lanthimos per “Il sacrificio del cervo sacro”, ha messo in scena l’adattamento del romanzo “Il cardellino”.

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