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Volete sapere come si dorme?

Districhiamoci tra russamento, riposino pomeridiano, stress, qualità oggettiva e soggettiva del sonno

Ven 29 Gen 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Riguarda un terzo delle nostre vita, più o meno. Si dice sempre così, ed è vero. Il sonno è una parte determinante della nostra esistenza, influenzato dalla veglia, che poi influenza a sua volta. Non è solo una questione di quantità, ma soprattutto di qualità. E il sonno cattivo mostra sempre dei campanelli d’allarme, come un addormentamento ritardato, dei risvegli continui, il russamento, e pure la stanchezza e la scarsa concentrazione durante la giornata. «Il sonno è un comportamento molto complesso - esordisce Gianluca Ficca, presidente del corso di laurea in Psicologia Applicata all’Università Vanvitelli di Caserta -. Spesso, domandando a qualcuno se sa a chi rivolgersi per un’insonnia, non si riceverà una risposta, perché la sua origine pare sfuggente. Mi riferisco soprattutto all’insonnia non dipendente da una malattia primaria, come depressione o dolori cronici, che interessa molto noi psicologi del sonno perché è spesso sostenuta da un’eccessiva attenzione al problema. Quando è così, lo specialista deve fare un’operazione di ridimensionamento per “distrarre” il soggetto da questa sorta di ossessione».
Cosa si intende per qualità del sonno?
«Parliamo di due categorie, una oggettiva e l’altra soggettiva. La prima viene valutata con misurazioni e tecniche di registrazione effettuate dallo specialista. In questo caso si ragiona sulla sufficiente durata; sulla continuità, e quindi sui risvegli percepiti o meno; e sulla profondità, a cui è legata la capacità di ristoro del sonno. Per la soggettiva, le persone ritengono di avere dormito bene se in aggiunta a queste stesse caratteristiche non impiegano troppo tempo ad addormentarsi. Non sempre, però, qualità oggettiva e soggettiva vanno di pari passo. Nel senso che una persona può sostenere di dormire bene, quando invece russa molto, soffre di apnee o si sente spossata e senza concentrazione durante la giornata. Oppure può affermare il contrario e magari dai rilievi viene fuori che non ha nessun particolare problema oggettivo».

Il russamento è l’espressione di un sonno disturbato?
«Sì. O, meglio ancora, lo suggerisce. Il livello va poi verificato in laboratorio». 

Cosa bisogna fare?
«Questo tipo di medicina è un ambito multidisciplinare che riguarda molte specializzazioni. Il primo approccio dovrebbe essere quello di rivolgersi a un centro accreditato di medicina del sonno. Sul sito dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (www.sonnomed.it) c’è un elenco con le sedi di tutta Italia. All’università Vanvitelli abbiamo un laboratorio del sogno e del sonno, con un servizio di psicofisiologia clinica dove si effettuano le diagnosi, ma per le terapie rimandiamo al centro specifico».

I farmaci possono dare una mano?
«Sì, ma il primo intervento terapeutico deve consistere sempre nell’educare il paziente a una corretta igiene del sonno. Inoltre, la somministrazione dei farmaci dovrebbe essere sempre effettuata dallo specialista, che faccia una diagnosi accurata ed eviti alcuni comuni errori terapeutici: ad esempio le benzodiazepine, che fanno addormentare più rapidamente, ma in realtà eliminano il sonno profondo, che poi è quello davvero ristoratore per il cervello». 
 
Le caratteristiche della vita degli ultimi anni ha peggiorato la situazione?
«Non abbiamo dei dati omnicomprensivi capaci di avvalorare un costrutto così generico. È vero, però, che ci sono dei disturbi delle alterazioni del ritmo circadiano sonno-veglia che sono legate ad alcuni fattori della nostra società: l’organizzazione del lavoro e della vita sociale, i cambiamenti del mercato del lavoro. È altrettanto vero che generalmente le persone non hanno un’idea immediata di rivolgersi allo specialista del sonno, ma pure che il numero è aumentato rispetto al passato, soprattutto grazie a una sensibilizzazione costante». 

Ma il sonnellino funziona?
«Sì, ma deve essere pianificato in un momento della giornata favorevole. Può durare 15-20 minuti e rappresentare un buon ristoro per le funzioni cognitive semplici; oppure 40-45 minuti. Non di più, per evitare uno stato di torpore al risveglio. È inoltre riconosciuto che assumere caffeina subito dopo renda più efficace il mantenimento della vigilanza».         

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