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46mila morti per mancato check del colesterolo

Ogni anno muoiono 224mila persone per malattie cardiovascolari: 46mila di questi per il colesterolo che causa ictus e infarti: ecco cosa fare!

Ven 29 Gen 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Ogni anno in Italia muoiono 224mila persone per malattie cardiovascolari; 46mila di questi decessi dipendono dal mancato controllo del colesterolo; la spesa sanitaria è di 16 miliardi di euro, di costi diretti e indiretti. Non sono numeri entusiasmanti, ma questo accade perché il colesterolo cattivo è sostanzialmente la causa di ictus e infarti.

«Purtroppo i cibi più buoni sono ricchi di colesterolo», dice sorridendo Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. «Oggi nel mondo occidentale c’è un eccesso rispetto al periodo ante-guerra, perché l’alimentazione è sempre meno sana e lo stile di vita è diventato molto sedentario». 


Quindi bisogna curare l’alimentazione?
«Assolutamente. Parliamo di prevenzione primaria, di un soggetto sano, e di secondaria, dopo la manifestazione di un evento. Bisogna partire dall’età pediatrica per abituarsi ad un’alimentazione corretta e al movimento fisico, che non vuol dire passeggiare, ma passo svelto, corsetta o uso della bicicletta. Invece gli adolescenti trascorrono troppo tempo davanti a pc, smartphone e tablet - lo facevano anche prima delle restrizioni della pandemia - e mangiano generalmente male. Su questo l’Italia è maglia nera in Europa per l’obesità. E purtroppo certi comportamenti non riguardano solo i giovani. Inoltre, le persone sane in età adulta dovrebbero controllare i livelli di colesterolo almeno una volta l’anno. La carne rossa va evitata. Le va preferita quella bianca, insieme a un moderato uso di frutta tutti i giorni e a quello estensivo di verdura e vegetali. Il pesce deve essere presente sulla tavola almeno tre volte la settimana, così come le mandorle, le noci e tutta la frutta secca».

E funziona?
«La prevenzione è fondamentale e deve partire dai primi anni di vita. Però, in assoluto, non basta. Generalmente le persone alle quali viene prescritta una dieta non la rispettano. In più, ci sono circostanze in cui i livelli di colesterolo possono essere contenuti solo attraverso l’uso dei farmaci».

Le statine?
«Queste rappresentano una pietra miliare nel trattamento sia di soggetti sani che cardiopatici. Si è aggiunto pure l’uso dell’ezetimibe che aumenta l’escrezione del colesterolo dall’intestino». 

Ci sono delle novità?
«Due. La prima, disponibile a breve, è l’acido bempedoico, da somministrare per via orale in aggiunta alla terapia oggi standardizzata. La seconda è l’rna-interferente, per via sottocutanea solo due volte l’anno, da aggiungere alla terapia. Queste novità sono molto importanti anche perché, con una somministrazione così veloce e sporadica, il paziente non tralascerà la cura. Inoltre, chi è intollerante alle statine, avrà a disposizione altri tre farmaci».

Ma la percezione dei rischi è cambiata negli anni?
«Per fortuna abbiamo due prove importanti. Gli studi epidemiologici ci dicono che l’ipercolesterolemia causa infarti e ictus. E le terapie testimoniano una riduzione considerevole di questi rischi. Le persone hanno generalmente compreso che la pressione alta va curata, quindi la controllano e hanno una percezione maggiore dei rischi dell’ipertensione. Per il colesterolo, purtroppo, non siamo arrivati ancora a questo cambiamento. L’ipercolesterolemia è asintomatica e si manifesta solo con eventi che sarebbe decisamente importante evitare. Quindi è necessaria un’evoluzione culturale anche in questo senso». 

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