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Al centro per me ci sono le persone e l’ambiente

Dall’Italia alla Silicon Valley fino ai paesi in via di sviluppo: Aurora Chistè, l’imprenditrice sociale che vuole un mondo più sostenibile

Ven 26 Feb 2021 | di Nadia Afragola | Attualità
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Aurora Chistè è una imprenditrice sociale determinata al raggiungimento della sostenibilità globale attraverso innovazione ed empowerment. Oggi è Direttore creativo e fondatrice di Maakola, un brand di moda e noi l’abbiamo “virtualmente” incontrata alla prima edizione di TEDxNavigliWomen, l’evento nato a Milano per dare spazio alle idee che meritano di essere conosciute.

Cosa fa una imprenditrice sociale?
«L’imprenditoria sociale è il futuro, non tiene in considerazione solo i numeri, ma anche e soprattutto il tessuto sociale che va a costruire l’impresa. Nel mondo del fashion si dovrebbe considerare alla pari l’effetto sociale che hai sulle persone con cui lavori, sui tuoi consumatori e l’impatto ambientale che hanno i tuoi capi; vanno messe sullo stesso piano le persone, i profitti e l’ambiente. Questo è l’unico modo per tenere in vita il pianeta e sopravvivere».

Qual è il suo obiettivo?
«Vorrei costruire un mondo più sostenibile, che abbia spazio per tutti. Dovremmo sempre tenere in considerazione la correlazione delle nostre azioni, della nostra esistenza con altri fattori. Viviamo ancora in una società capitalista, lo so, ma amo usare il business come mezzo dal quale far partire il cambiamento. Il mio obiettivo è creare dei business che siano sostenibili e che tengano in considerazione persone e ambiente».

Quando ha cominciato questo cammino?  
«Durante il primo anno di Scienze della Comunicazione, a Bologna, uscì un workshop di progettazione Web di San Francisco, Usability 2.0, che mi ha permesso di vedere i riflessi pratici che avrebbero potuto avere le cose che stavo studiando. Poi iniziai a camminare da sola, rendendomi conto che tutto ciò che mi interessava arrivava da San Francisco. Ho lavorato con diverse startup, aiutandole ad entrare nel mercato americano. Ho orientato i miei interessi verso il business development e il marketing. Esperienze che mi hanno aiutato a capire cosa volessi fare nella vita. Stando in Silincon Valley ho capito che non c’era limite a ciò che avrei potuto fare e lo scatto di coscienza è venuto da sé, sapevo di essere stata fortunata e allora perché non “illuminare” anche il resto del mondo? Volevo essere il ponte dell’innovazione nel mondo». 

Quanto tempo è stata nella Silicon Valley?
«Ho passato 8 anni in Silicon Valley e dopo ho fondato la mia Associazione no-profit, Hack for Big Choices, con la quale ho operato in Messico, Colombia, Santo Domingo, Ghana. Il filo conduttore di tutti questi paesi è la voglia che hanno di cambiare il mondo, la stessa che avevo trovato in Silicon Valley, la prima volta che ci misi piede. Quando sono rientrata in Italia mi sono accorta di quanto quel posto fosse “accelerato” dalla voglia di costruire, di cambiare, rispetto al nostro paese. Uguale approccio ho trovato in Ghana come in altri paesi in via di sviluppo e questo per un’imprenditrice come me è molto stimolante».

Perché una giovane ragazza oggi decide di dedicarsi al Terzo Mondo? 
«Non lo chiamerei Terzo Mondo, viviamo in un unico mondo, siamo super connessi e condividiamo le stesse risorse. L’idea del Terzo Mondo non mi appartiene più. L’Africa è il bacino della forza lavoro dei prossimi 50/100 anni, l’Europa o l’America, sono paesi vecchi. Chi lavorerà? Chi porterà avanti il mondo, la cultura, le idee?». 

Come si cambia il mondo?
«Inventandolo. Datti il permesso di essere creativo, di trovare delle alternative. La mia storia, legata alle donne dell’Africa che usano la stoffa per creare la loro identità e slegarsi dall’idea del colonialismo, parte proprio dalla voglia di cambiare il mondo».

La sostenibilità è inclusiva?
«È la direzione in cui vogliamo e dobbiamo andare. Non lo è quando parliamo di economie di scala. Quando è uscito il primo i-phone lo avevano pochissime persone al mondo, si pensava costasse tantissimo, poi gli ordini sono cresciuti, le persone si sono abituate a spendere un po’ di più per un telefono, che facesse anche altro ed è calato il prezzo. Molte volte le aziende lanciano ciò che è sostenibile come una novità e in realtà è una mossa di marketing, più che qualcosa di realmente “sociale”. Per creare sostenibilità occorre lavorare su due livelli, dal lato delle imprese, ma anche da quello del consumatore, che si deve abituare a cambiare abitudini. Stiamo parlando di educazione, deve cambiare il modo di consumare e di vedere gli acquisti».

Cosa dobbiamo fare noi tutti per contribuire al raggiungimento della sostenibilità?
«L’abitudine porta ai grandi cambiamenti. Utilizzate bottiglie di vetro o metallo: aiuterà a risparmiare tanta plastica. Prima di prendere la macchina pensateci su. Può essere che una camminata vi permetta di stare in forma e di non rimanere intasati nel traffico, aumentando le emissioni? Se a chi compra una borsa da 2.000 euro dicessero che dietro c’è un ragazzo in Bangladesh che muore di fame, cambierebbe idea sull’acquisto di quel prodotto».

Dove vive oggi? 
«Nel mondo! Tra Ghana, Stati Uniti, Europa e Asia. Sono una cittadina del mondo: una residente negli Stati Uniti che vive sugli aerei».

C’è un aneddoto che vuole condividere?
«Un ragazzo di 21 anni, un ingegnere della “Stanford” del Messico, mi scrisse: “Voglio cambiare il mio paese, mi aiuti?”. Presi un aereo e andai in Messico. Si vergognava che il suo paese fosse il 1° al mondo per rapimenti e il 2° per obesità. Ti rendi conto che ci sono ragazzi che vogliono cambiare il futuro del loro paese, ma non sanno come fare? È lì che si inizia a costruire soluzioni». 

Quanto è difficile fare quello che fa essendo una donna? 
«Non tanto se come nel mio caso hai a che fare con un network internazionale. Faccio parte del Forum mondiale dell’economia. Realtà come queste permettono alle donne di far parte di una struttura sociale che le sostiene, supporta e gli apre le porte. Sono cosciente di essere in un ambiente difficile, non mi faccio fermare dagli ostacoli, né dalle azioni mirate al posizionare gli uomini in posizione superiore a me. Non ci sono compromessi sul mio valore, anche se spesso gli uomini cercano di convincermi che non valgo niente e provano a sostituirsi a me».

 


DIRETTORE CREATIVO

Imprenditrice veneta, da anni fa la spola tra i 5 continenti con una missione precisa: esportare e creare modelli di business innovativi che creino opportunità eque senza distinzione geografica e demografica. Vissuta in Silicon Valley, dove ha lavorato con diverse start up e ha fondato la sua start up no-profit, Hack for Big Choices. Oggi è il direttore creativo e la fondatrice di Maakola, un brand di moda che vuole ridefinire il concetto di bellezza attraverso capi che facciano sentire le donne belle per come appaiono e per le scelte che fanno. 

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