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Le foreste messe a rischio dalle attività dell’uomo

Il 21 marzo si celebra la Giornata internazionale delle foreste che, causa riscaldamento globale, potrebbero superare il punto di non ritorno

Ven 26 Feb 2021 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

Un patrimonio fondamentale per l’umanità messo a rischio dal riscaldamento globale, dall’agricoltura intensiva e dall’espansione delle reti stradali. Ovvero, dalle stesse attività umane. Il 21 marzo si celebra la Giornata internazionale delle foreste, istituita dalle Nazioni Unite nel 2012 per rimarcare l’importanza dei “polmoni verdi” della Terra, che ricoprono circa un terzo del nostro Pianeta e svolgono diversi ruoli imprescindibili. Innanzitutto, grazie al processo della fotosintesi, sono i nostri principali alleati nella riduzione della CO2 presente nell’atmosfera; i boschi rappresentano inoltre un inestimabile tesoro di biodiversità, ospitando oltre l’80% delle specie terrestri animali e vegetali, mentre oltre 1,5 miliardi di persone (soprattutto in aree povere e disagiate) dipendono direttamente dalle foreste per la propria sussistenza. In questo quadro, due recenti studi lanciano l’allarme sul peso delle attività umane che ne sta mettendo a rischio la sopravvivenza. 

GLI STUDI DELL’UNIVERSITÀ DELL’ARIZONA E DEL WWF
Il primo - condotto da ricercatori della Northern Arizona University - dimostra come ai ritmi attuali di crescita della temperatura, entro due decenni metà della vegetazione terrestre produrrà più CO2 di quanta ne riesce ad assorbire. In pratica da “serbatoi”, le foreste potrebbero trasformarsi in fonti di anidride carbonica. Ad oggi, la Terra assorbe quasi un terzo delle emissioni di origine antropica attraverso le piante e questa capacità potrebbe dimezzarsi. Quello condotto negli Stati Uniti è uno studio di particolare rilevanza, perché è il primo a basarsi su dati che riflettono l’effettivo comportamento delle piante: i ricercatori sono riusciti a identificare dei veri e propri punti di non ritorno, cioè delle soglie di temperatura oltre le quali la capacità di assorbire la CO2 decresce fino a scomparire. Al riscaldamento globale si unisce il problema della deforestazione: su questo si concentra un rapporto del Wwf, che evidenzia come in 13 anni si siano persi 43 milioni di ettari di boschi, un’area grande come la California. La prima causa, soprattutto in America Latina e in Asia, è l’agricoltura intensiva per soddisfare la domanda del mercato; a seguire l’estrazione del legname (sia in forma legale che illegale) e la crescente espansione delle reti stradali, che collegano le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione e al rifornimento dei mercati interni. Serve insomma una rapida inversione di tendenza per salvare le nostre foreste, perché tra pochi anni potrebbe essere già tardi.            

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