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I libri consigliati di marzo

Ven 26 Feb 2021 | Libri&Liberi
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Libri consigliati di marzo

DA LEGGERE D’UN FIATO

Spostare le montagne 
“Le montagne da spostare sono dentro di noi”: è questa convinzione che spinge Reinhold Messner a spiegare – attraverso il racconto delle sue imprese dalla Groenlandia alle vette himalayane, dal deserto del Gobi all’Antartide – come attingere alla nostra energia creativa per affrontare e vincere le sfide della vita. Con strategia, pianificazione, tenacia, gioco di squadra, ma anche con intuito, coraggio, flessibilità e capacità di improvvisazione. Un volume unico che unisce la straordinarietà delle avventure di uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi all’utilità di un percorso nei meccanismi della mente umana, per imparare a sfruttare al meglio le nostre potenzialità e risolvere efficacemente le situazioni difficili.

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MISTERI A ROMA
Fabio, ex poliziotto, tira avanti svolgendo indagini per Giada, astrologa d’alto bordo che utilizza le informazioni per fare colpo sui clienti. Lei gli procura anche qualche lavoretto extra per arrotondare. Così, Fabio si trova a indagare su incarico di Esmeralda, fotografa di cronaca con velleità artistiche, sulla scomparsa di Laura, giornalista televisiva d’assalto. L’ultima inchiesta cui stava lavorando prima di sparire riguardava Il bosco di Artemide, una setta la cui esistenza è avvolta nel mistero. Inizia, per la coppia di improvvisati investigatori, un’immersione in un mondo di enigmi e di personaggi ambigui, in una Roma segreta ed esoterica. L’autore, Fernando Lizzani, ha iniziato la sua carriera come critico cinematografico e da molti anni è regista di programmi televisivi. 

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Molière col morto
Siamo nell’ottobre del 1979 e alla Fenice di Venezia va in scena – o meglio dovrebbe andare in scena – Il misantropo di Molière, ma Marcellina Fel­tre, l’attrice che interpreta Celimene, vie­ne trovata strangolata nel suo camerino.

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LA GIOIA DI MUOVERSI 
Kelly McGonigal ci mostra come il movimento si intrecci con la realizzazione di sé e la capacità di connettersi con gli altri, e ci svela perché sia un potente antidoto alle moderne epidemie di depressione, ansia e solitudine.

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Quello che chiamiamo amore
Ettore, il protagonista e voce narrante, è un uomo, che racconta la sua vita attraverso la lente dell’amore per Elisa: prima sua vicina di casa, poi graziosa fidanzatina adolescente e infine moglie e madre dei suoi figli. 
Ma Elisa è anche una donna molto diversa da lui.

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TRE DOMANDE A…
FLAVIO OREGLIO

La catarsi 20 anni dopo: il libro è una celebrazione di questa corrente?
«Un ventennio è sempre un ventennio e noi italiani siamo sensibili seppur con sfumature diverse a questo lasso di tempo. Vent’anni fa esordivo in TV nella trasmissione Zelig allora agli albori con il “momento catartico” che - lo dico senza presunzione – è stato uno dei pilastri di quell’esperienza, perché i libri che furono pubblicati da Mondadori tra il 2002 e il 2005 vendettero due milioni di copie. In breve tempo divenni un caso editoriale e gli italiani, popolo di poeti e naviganti, navigando in Internet si riscoprirono poeti… catartici. La catarticomania è stata uno dei primi fenomeni di costume del nuovo millennio, alla redazione di Zelig arrivarono migliaia di poesie che mi spinsero a ideare un fantasmagorico “Circolo dei Poeti Catartici” che fu immortalato nell’edizione Zelig del 2005 e nel libro “Katartiko 3” uscito subito dopo. Il ventennale (dicembre 2000 – dicembre 2020) mi è sembrato un’ottima occasione per ricordare quanto è successo». 

 Che cosa è catartico?
«Catartico vuol dire “liberatorio”… Aristotele attribuiva un effetto catartico alla tragedia, io l’ho trasferito nella commedia. Il sorriso e la risata producono questo effetto, anche se il “ridere” non rappresenta ovviamente l’unica via possibile. Noi ci liberiamo con uno sfogo, un insulto, quando troviamo il coraggio di dire o di fare ciò che abbiamo represso per molto tempo... quel sano senso di leggerezza che proviamo subito dopo è una delle conseguenze di un momento catartico. Per esempio, un bel “Vaffancovid” potrebbe essere l’emblema della catarsi attuale».  

Teatri chiusi e artisti lontani dai teatri: è stato un periodo per riflettere su nuove modalità espressive. O un tempo durante il quale coltivare ancora più il desiderio del ritorno?
«Il Covid ci ha regalato tanto tempo per noi, anche se nessuno glielo ha chiesto e anzi, ne avremmo fatto tutti volentieri a meno. Nella condizione in cui ci siamo sciaguratamente venuti trovare, ognuno ha reagito nei limiti delle possibilità, delle eventualità e della forza d’animo che ha dovuto, potuto o saputo metterci. Qui il discorso diventa soggettivo: Io posso solo parlare della mia esperienza personale… a parte sistemare cose in casa che aspettavano un riordino da secoli, dal punto di vista del lavoro ne ho approfittato per scrivere il libro di cui stiamo parlando, rifare il mio sito internet (www.flaviooreglio.it) e terminare un disco in sala d’incisione che uscirà nei prossimi mesi. Sono restato attivo grazie allo streaming e ho lavorato alla sistemazione dei materiali dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano, progetto sul quale lavoro da più di vent’anni (ma guarda un po’) e che ha trovato una sede a Peschiera Borromeo (MI) in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Biblioteca Civica». 

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