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Gal Gadot: sono una Wonder Woman

Gal Gadot, donna da 50 milioni di follower su Instagram, ex Miss Israele, torna in scena (sulle piattaforme) con “Wonder Woman 1984”

Ven 26 Feb 2021 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
Foto di 9

Gal Gadot è una di quelle persone che non sa stare ferma sulla sedia e non perché non sia composta o garbata, anzi. Ha però uno spirito talmente gioioso e vitale da sembrare sempre in movimento, persino quando è seduta per un’intervista. Ginnica e atletica lo è stata da sempre – complici gli allenamenti con la sorella minore e la mamma, insegnante di scienze motorie –, ma qui siamo oltre. Sprigiona una tale energia e trasmette un entusiasmo così travolgente da non aver bisogno del costume di Diana Prince per dimostrarlo. È tornata con Wonder Woman 1984 e indossa un’armatura ancora più imponente, ma quello che fa la differenza non ha nulla a che vedere con i gadget da supereroe. L’ex Miss Israele resta un’autentica forza della natura, seguita da quasi 50 milioni di follower su Instagram e campionessa d’incassi al box office. E se si emoziona non nasconde le lacrime, anzi le lascia scorrere e le benedice, perché la rendono umana e sensibile. Hanno scritto che la sua è l’eroina femminista del Time’s Up, ma se le si chiede su chi vorrebbe far leva con quest’immagine di vulnerabilità e fierezza risponde con semplicità, “mio marito”. Vuole che gli uomini facciano parte di questo dibattito per l’uguaglianza, potendo contare su una voce alla pari, perché finalmente anche il cinema ritrae figure femminili potenti invece di damigelle da salvare.
 
Le sembra che Wonder Woman incarni la donna di oggi?
«Assolutamente: è un’icona, ma non è perfetta, perché ha i suoi punti di forza e le sue debolezze, il che la rende moderna e al tempo stessa senza tempo».
 
È questo che mostra alle sue bambine?
«Insegno loro con l’esempio, mostrando con i fatti cosa voglia dire la parità». 
 
Con la pandemia le violenze di genere sono aumentate. Lei cosa ne pensa?
«Incoraggio ogni donna in una relazione violenta a chiedere aiuto, che sia online o in famiglia o alle forze dell’ordine, nessuno merita di essere in questa situazione». 
 
Per la festa della donna suo marito ha scritto di lei su Instagram che è indipendente e sa che le vostre ambizioni hanno lo stesso valore. Concorda?
«Certo, lui è il vento sotto le mie ali: mi ha fatto capire l’importanza dei miei sogni».
 
Non è un caso che Wonder Woman non abbia armi, allora…
«Non lo è: abbiamo voluto togliere persino la spada, che dava idea di aggressività, per bandire l’uso delle armi, infatti lei usa la sua forza e altri strumenti, come il lazo, i bracciali, etc.». 
 
Le doti di Diana sono anche le sue?
«Spero di sì, mi considero una donna indipendente e capace, per questo ho sempre cercato ruoli femminili di persone reali, vere, autentiche, forti».
 
Lei si è sempre battuta per l’uguaglianza di genere e il risultato al botteghino del primo film dell’universo a fumetti con una regista donna le ha dato ragione. Stavolta ha alzato il tiro: non solo interpreta la protagonista, ma produce la pellicola, quindi ha l’ultima parola sulle scelte creative e logistiche. Come si è trovata con questo cambiamento?
«Il mio approccio quando mi accingo a fare qualcosa di nuovo è sempre lo stesso: imparare dai migliori. La scelta della produzione è stata dettata interamente dal mio amore appassionato per l’arte e per questo che considero un mestiere da artigiani. Assieme alla regista Patty Jenkins, penso di essere la persona che conosce meglio l’interiorità di Wonder Woman, perché mi calo nella sua pelle, quindi ti cambia la prospettiva sapere che sei coinvolta a tutti i livelli in un progetto a così alto budget fin dall’inizio, a partire dalla creazione della storia, dagli aspetti estetici, dai luoghi delle riprese fino ad ogni minuscolo dettaglio. E questo mi ha portato a creare una mia casa di produzione, di cui sono estremamente grata e che trovo incredibile».
 
Dagli Anni Venti agli Ottanta: il salto nel tempo di Diana Prince porta il pubblico in un’epoca totalmente diversa. 
«Amo quel periodo, perché è talmente ricco e pieno di cose meravigliose che non hanno fatto altro che aggiungere nuovi livelli al film. E non parlo solo da un punto di vista estetico, ma anche musicale: impossibile dimenticare gli Anni Ottanta se li hai vissuti!».
 
A che punto della sua vita è invece Diana quando la ritroviamo in questo film?
«Nel primo capitolo Diana diventa Wonder Woman in una sorta di storia di formazione: inizia a conoscere e padroneggiare i suoi poteri e i suoi punti di forza e di fatto si tratta del suo ingresso nel mondo degli umani. Si sente un pesce fuor d’acqua, perché tutto sembra sconosciuto e nuovo ai suoi occhi. Adesso la situazione è cambiata, sono passati sessant’anni e lei ormai è cresciuta e maturata, ha acquisito esperienza e conosce meglio gli umani. Ma questo comporta delle rinunce: si sente sola, perché nel tempo ha perso tutti i membri della sua squadra e quindi ha alzato dei muri per proteggere il suo privato, sempre così discreta e guardinga».
 
Niente a che fare con l’Amazzone guardinga che era un tempo…
«Quando sono stata scelta per la parte ricordo chiaramente di essermi chiesta come si faccia ad interpretare un supereroe, qualcuno che fosse così vicino ad una divinità, dalla forza sovrumana e dai poteri incredibili. Ci ho pensato e alla fine ho capito che per me sarebbe stato cruciale mostrarne l’umanità, il cuore, qualcosa che vada al di là delle abilità portentose. Diana è una donna piena d’amore e compassione per gli altri, prova empatia e diventa vulnerabile quando si espone. È questo l’aspetto che ce la rende così vicina e ci permette d’identificarci con lei e stavolta, nel secondo film, diventa sul serio fragile, il che alza ancora di più l’asticella della storia».
 
A sorpresa, rientra nel racconto anche il suo grande amore Steve Trevor, interpretato da Chris Pine. E i ruoli si capovolgono perché lui resta un uomo d’altri tempi… letteralmente.
«È divertente vedere le dinamiche invertite e sono felicissima che sia stato trovato un modo per farlo ritornare nel racconto, perché la presenza di Chris resta cruciale nel successo del primo film. Mi piace lavorare con lui, è uno che sa fare gioco di squadra, che mi prende in giro e tira fuori il meglio di me sotto moltissimi aspetti».
 
Non è facile…
«No, soprattutto se sei sullo stesso set per otto mesi e rischi l’effetto logoramento oltre all’effetto sorpresa dovuto ai nuovi arrivi nel cast. Stavolta siamo stati fortunati con l’ingresso dei super cattivi, interpretati da Kristen Wiig e Pedro Pascal, due seri professionisti che però sanno alleggerire l’atmosfera sul set, a cui vanno aggiunti comunque altri quattro mesi di preparazione fisica. Aiutarsi l’un l’altro in queste situazioni da campo estivo fa davvero la differenza». 
 
Quattro mesi di allenamenti sembrano tosti.
«Lo sono perché devi mantenerti in forma smagliante ed essere sempre al 100% con tutte le scene d’azione nel film, con coreografie di lotta piuttosto complesse. Tra un allenamento e l’altro avevamo preso tutti l’abitudine di ritrovarci nel mio camerino per rilassarci con quattro chiacchiere e questo ha aiutato». 
 
L’umore è cambiato dopo un training tanto intenso?
«Quando giro Wonder Woman il mio fisico è al top della forma, perché la produzione s’impegna a farci allenare con i migliori del settore, si accerta che la nostra salute sia tutelata e il nostro stile di vita sano: mangiamo cibi salutari, ci assistono i migliori fisioterapisti e ci allenano i trainer più qualificati. I nostri corpi sono molto felici, nonostante sia faticoso. In pratica la mia vita in quel periodo si riassume nell’alzarmi, andare in palestra e sul set, ma ne vale la pena».
 
Con tante scene di “volo”, appesa ai cavi, e altrettante di lotta...
«Santo cielo, i voli! Lo stile di Wonder Woman è frutto di anni di ricerche mie e della regista. Nei film dei supereroi di solito il protagonista è un maschio che, appunto, combatte da maschio, come si vede nei ring di wrestling e affini. Stavolta la situazione cambia, perché scende in campo una donna, cosa che non si vede spesso, quindi non era ben chiaro come farla combattere con uno stile tutto suo».
 
E come l’avete risolta?
«È successo dopo aver assistito ad uno spettacolo del Cirque du Soleis. Alla fine ero in lacrime per la bellezza e la potenza di quelle performance e ci siamo ispirate ai volteggi e alle acrobazie per creare le mosse di Wonder Woman, andando per tentativi, visto che una cosa simile non era mai stata fatta prima. E abbiamo creato un congegno per i cavi che è stato costruito dopo diversi mesi di lavoro per dare l’idea di maggiore eleganza e fluidità nei movimenti».
 
Quello che colpisce è che non combatte per uccidere, ma per fermare la violenza e questo si rispecchia nello stile della sua armatura.
«Stavolta la vediamo avvolta in un’armatura d’oro con ali giganti, un’icona realizzata sulla base dei fumetti, che rivoluziona il look di Wonder Woman al cinema. Lo stile racconta una storia, spiega la personalità di qualcuno senza bisogno di parole». 
 
Un consiglio alle donne che la seguono?
«Scegliete modelli sani, continuando a credere in voi stesse anche quando il mondo vi mette a dura prova: insomma se lavori duro e ci metti positività niente ti può fermare».    

 


UNA PERLA D’ISRAELE

L’ex Miss Israele Gal Gadot, classe ’85, sta vivendo un periodo d’oro. Sposata dal 2008 con l’imprenditore Yaron Varsano, ha due figlie (Maya e Alma di 3 e 9 anni). Dopo il ruolo di debutto nella saga di “Fast and Furious”, ha raggiunto il successo planetario con “Wonder Woman”, che torna sulle maggiori piattaforme digitali (tra cui Amazon Prime Video, Apple TV+, TIMVision, Rakuten TV e per il noleggio premium su Sky Primafila) con il secondo capitolo, “Wonder Woman 1984”. Figlia di un ingegnere e di un’insegnante di educazione motoria, è nipote di sopravvissuti alla Shoah. Ha praticato moltissimi sport prima di diventare modella. Dopo aver vinto il titolo di Miss Israele, si arruola come soldato nelle Forze di difesa, per poi iniziare gli studi per diventare avvocato. Al cinema la vedremo nel cast di “Assassinio sul Nilo” di Kenneth Branagh, nel terzo film di “Wonder Woman”, nel biopic di Cleopatra, nel nuovo capitolo della “Justice League” e in almeno altri tre film in cantiere. 

 


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