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Con le mani nella marmellata

Sedici marchi messi a confronto, a caccia di pesticidi, metalli pesanti e tossine

Ven 26 Feb 2021 | di Lorenzo Misuraca | Attualità
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Troneggia tutti i giorni sulla tavola di milioni di italiani pronti a fare colazione prima di una lunga giornata di lavoro o di scuola, per i più piccoli. La marmellata è uno dei prodotti preferiti per cominciare la giornata. Facile sceglierla in base ai gusti (pesca, albicocca, fragola?), più difficile orientarsi quanto si tratta di capire quale barattolo sia migliore dal punto di vista nutrizionale e per la salute in generale. 
Per questo, il Salvagente ha deciso di portare in laboratorio una delle confetture che occupano un posto di rilievo tra le preferenze degli italiani: quella di fragole. 16 marchi messi sotto la lente d’ingrandimento, alla ricerca di centinaia di pesticidi, metalli pesanti, di tossine. Dai marchi proprietari delle catene di distribuzione, Coop, Conad, Esselunga, Lidl, Eurospin, a quelli storici delle confetture, come Zuegg, passando per chi punta sul bio, da Alce Nero a Rigoni. Quello che viene fuori è un quadro rassicurante dal punto di vista dei limiti di legge per le sostanze pericolose, sempre rispettati, ma che allo stesso tempo ci spinge a farci delle domande serie sulla adeguatezza di alcuni di questi prodotti per il consumo da parte dei bambini. 
Partiamo dalle note positive. Tra i 12 fitofarmaci trovati in tracce, tra cui boscalid, cyprodinil e Imazali, infatti, nessuno si avvicina ai limiti di legge. Anzi in parte dei casi siamo intorno a un tranquillizzante contenuto mille volte sotto i tetti normativi. L’unico ritrovamento anomalo è quello del fungicida metalaxyl e metalaxyl-M 0,006, trovato nel lotto di Alce Nero, ma in una quantità prossima ai livelli di rilevabilità. La stessa azienda, contattata dal Salvagente, spiega: “Il fungicida citato non deve essere utilizzato nei trattamenti previsti dall’agricoltura biologica. Il rilevamento, seppur in tracce infinitesimali, potrebbe essere riconducibile a una presenza nelle falde acquifere e quindi a una contaminazione ambientale”. E in effetti, in quella quantità, come ci conferma anche Roberto Pinton, esperto di politiche e legislazione alimentare, «parliamo di una presenza diffusa nell’ambiente e in quantità come quella da voi rilevata vi è una probabile contaminazione accidentale o un falso positivo».
E se sul fronte pesticidi le nostre confetture hanno passato l’esame, sebbene non tutte a pieni voti, quando parliamo della tossina patulina, la questione si fa più complessa. Anche in questo caso i livelli sono sostanzialmente a norma (nonostante la legge europea sia troppo vaga sulle confetture di fragola), ma attira l’attenzione, la presenza di patulina in due prodotti a livelli superiori a quanto consentito per il baby food, destinati a bambini fino a tre anni. 
Capiamoci, non essendo marmellate consigliate dai produttori per i più piccoli, nessuna legge è stata violata, ma quanti genitori sanno che i loro figli non dovrebbero mangiarle? Non solo, va detto - lo ripetiamo da anni -  che le norme europee considerano “baby” un piccolo fino al compimento di 3 anni, mentre già da 3 anni e 1 giorno diventa agli occhi della legge un “adulto” che può assumere le stesse tossine di un sessantenne. Un assurdo.               
 
 

 
Vietata ai bambini, la patulina fa paura
Una fetta di pane e marmellata rappresenta per molti bambini una merenda gustosa. I genitori però non devono stare attenti soltanto alla quantità di zuccheri contenuti, ma anche a una tossina, la patulina, che si sviluppa spesso sulla buccia di alcuni tipi di frutta e rimane anche nelle confetture. E se tra i 16 prodotti comparati dal Salvagente nessuno supera i limiti di legge previsti per gli adulti, purtroppo in due casi ci troviamo di fronte a confetture in cui abbiamo rilevato livelli di patulina più alti di quelli suggeriti per i bambini da zero a tre anni. 
Questa sostanza comporta problemi connessi a un’eccessiva assunzione come disturbi gastro-intestinali, ulcere ed emorragie. Alberto Ritieni, docente di Chimica degli alimenti alla facoltà di Farmacia della Federico II di Napoli, spiega: «La patulina si sviluppa sulle superficie dei frutti e, nel caso delle fragole, va di pari passo con lo sviluppo della muffa. Tende a formarsi durante lo stoccaggio, il trasporto e la lavorazione. In sostanza, i livelli di patulina indicano la qualità della materia prima utilizzata». Tornando ai limiti di legge, va specificato che il Regolamento 1881 del 2006, la norma di riferimento sulle tossine non prevede una soglia esplicita per le composte di fragole, per tanto abbiamo scelto come limite di riferimento i 25 mg/kg fissati per le composte di mela, il più restrittivo per i derivati di frutta. Da questo punto di vista, nessuna delle composte analizzate si è avvicinata alla soglia. Lo stesso Regolamento definisce, poi, un limite massimo di patulina per gli “alimenti destinati ai lattanti e ai bambini diversi dagli alimenti a base di cereali”, dunque anche per le confetture di fragola.
La soglia definita per il baby food è di 10 mg/kg. Abbiamo presa questo limite come riferimento per sconsigliare ai bambini fino a tre anni di età due confetture che hanno rivelato una presenza di patulina maggiore. Pur non essendo vendute come baby food, di sicuro non sono i prodotti migliori per i più piccoli, almeno in considerazione dei rischi connessi alla patulina. 
 
 

 
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L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Info: www.ilsalvagente.it

 


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