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Kate Walsh, la donna di Netflix

Ex moglie del Dottor Stranamore in “Grey’s Anatomy”, mamma della protagonista di “Tredici”, l’attrice italo-americana di origine irlandese č il volto di punta della piattaforma

Ven 26 Feb 2021 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Kate Walsh è una boccata d’aria pura: dovunque la si incontri ha il potere di farti sentire a casa. Che si tratti di un’aula universitaria di Milano, una suite del Festival della TV di Monte-Carlo o del set dove lavora a Los Angeles. In ognuna di queste circostanze, infatti, questa splendida italo-americana ha sprigionato un mix unico di energia, passione ed empatia. Basti pensare che, proprio grazie alla sua dirompente umanità, ha compiuto l’impossibile: in TV ha interpretato l’arci-nemica della protagonista (in “Grey’s Anatomy” è la moglie del Dottor Stranamore, di cui Meredith ignora l’esistenza mentre frequenta Derek) e, invece di diventare la più odiata dal pubblico, ha attirato talmente consensi da meritarsi una serie tutta sua (“Private Practice”). Non stupisce che oggi Netflix, la piattaforma di maggior successo in circolazione, la corteggi per i suoi progetti più intimisti e delicati, come “Tredici”, o ambiziosi, come “The Umbrella Academy”, e ovviamente glamour, come “Emily in Paris”. 
 
Dica la verità: è davvero così sicura di sé come sembra?
«Macché, è tutta scena: da cattolica di origini irlandesi e italiane, mi metto addosso molta pressione, oltre ad un senso del dovere portato ai massimi livelli, che si concretizza spesso in un eccesso di autocritica. Mi metto sempre in discussione, mi sottovaluto e penso sempre di non essere all’altezza. Per fortuna, dopo il panico iniziale, prendo in mano la situazione e do il meglio di me senza riserve». 
 
Non le si può non chiedere del personaggio con cui ha diviso gran parte della carriera, la dottoressa di Addison Montgomery in “Grey’s Anatomy” e “Private Practice”. Oggi parlare di sanità è un argomento delicato, ma all’epoca la serie ha rivoluzionato il modo in cui il pubblico si approcciava ai medici, perché ne ha svelato i retroscena privati. 
«La priorità in ospedale per un medico è fare bene il proprio lavoro, con tutto quello che comporta, incluso lo spauracchio della morte e della fine. Credo però che averne raccontato il privato abbia arricchito e non impoverito il ritratto dei dottori nella serie, perché comunque si toccano argomenti delicati che includono i sentimenti e le emozioni».  
 
Quali scene la divertivano di più?
«I classici momenti in ascensore, soprattutto quando m’intromettevo tra Derek e Meredith, perché interpretare il personaggio che rimescola le carte in tavola è elettrizzante. Ad un certo punto però il triangolo si è esaurito e per Addison la solitudine non sembrava più un’opzione, quindi la maggior soddisfazione me l’ha data la sfida in sala operatoria e la possibilità per lei di un futuro lontano da Seattle». 
 
La sua carriera ha sperimentato una continua ascesa grazie a Shonda Rhimes, che continua ad inanellare successi, incluso l’ultimo arrivato, “Bridgerton”. È la produttrice donna più potente e più pagata della TV, cos’ha imparato da lei?
«Lei ha sempre puntato su una sceneggiatura brillante, capace di dare profondità umana ai personaggi e a cucirli quasi addosso alle caratteristiche del suo interprete, il che rappresenta un bel punto di forza».
 
Da single in carriera è passata a madre in lutto per la serie “Tredici”, cambiando totalmente tono. Cosa vorrebbe che i ragazzi si ricordassero di questa storia?
«La serie mostra come i social media sono strumenti nelle nostre mani e sta interamente a noi decidere come usarli. I ragazzi non hanno lo stesso tipo di esperienze degli adulti e, davanti ad una piattaforma così gigante, possono perdersi. Basta pensare al mondo delle fake news e basta inoltrare una fotografia privata per vedere la propria reputazione a brandelli».
 
Si parla anche di bullismo tra adolescenti, ricorda qualcosa del genere quando era una ragazza?
«È un periodo di grande crescita, in cui cerchi di capire chi tu sia e non è facile. Non ho vissuto episodi simili, ma capisco la necessità di omologarsi e le terribili conseguenze, se portate all’estremo».
 
Una storia come questa che parla del suicidio della giovane protagonista ha davvero cambiato lo scenario tv, vero?
«Ha mostrato che non coinvolge solo la scuola, con studenti e insegnanti, ma anche genitori e comunità. Un dolore così è inimmaginabile e infatti ho parlato con genitori in queste circostanze e ho cercato fino in fondo di capire questo fenomeno drammatico. Portare tutto questo sul set non è stato facile, ma volevo onorare questo argomento e creare un dibattito sociale». 
 
Ancora una volta si trova a che fare sul set con lutto e perdita…
«E ancora una volta mi sono resa conto di quanto sia importante mostrare quanto ognuno abbia un proprio approccio alla perdita». 
 
Come faceva a tornare a casa e tenere fuori dalla porta questa pressione?
«Lasciavo il personaggio per strada nel tragitto per il viaggio in aereo verso casa, ma ogni volta che sorvolavo il cielo sulla via del ritorno sul set mi si stringeva lo stomaco e non in senso figurato. È stata un’esperienza solitaria, quasi sentivo l’ansia sociale che la stessa figlia, Hannah, provava».
 
Sembra sia una Wonder Woman, ci sarà qualcosa in cui se la cava meno bene?
«Quando non riuscivo a pagare le bollette lavorando come attrice, facevo la barista, ma ero davvero una frana!».                            

 


GINGER POWER
Kathleen Erin Walsh, classe ’67, è una modella ed un’attrice italo-californiana conosciuta dal grande pubblico per il ruolo dell’ex moglie del Dottor Stranamore, Addison Montgomery, in “Grey’s Anatomy”. Ha conquistato i fan al punto da meritare uno spin-off tutto suo, “Private Practice”, che le ha regalato una vera e propria svolta nella carriera e moltissimi riconoscimenti ad eventi internazionali, come il Festival della TV di Monte-Carlo. Attualmente resta uno dei volti di Netflix: madre della protagonista di “Tredici”, la ritroviamo sia in “The Umbrella Academy” che in “Emily in Paris” con Lily Collins. È in effetti il piccolo schermo ad averla accolta a braccia aperte, come “Bad Judge”, la serie legal che la vede protagonista nei panni di un giudice fuori dall’ordinario. Al cinema ha girato, tra gli altri, anche “Honest thief”, “The silent man” e “Noi siamo infinito”.

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