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Quel pasticciaccio brutto dei vaccini

Somministrazione disordinata, non equità a livello regionale, ordine sparso, scelta delle categorie opinabile...

Mar 30 Mar 2021 | di Armando Marino | Attualità

Se tutto va bene, la situazione quando leggerete queste righe sarà migliorata. Ma non per questo è giusto dimenticare i pasticci che siamo riusciti a combinare anche con la vaccinazione. 
È mancato un serio piano che definisse le priorità, rispondendo alla domanda più logica: chi va immunizzato per primo? Le linee guida fissate dal precedente governo erano evidentemente troppo generiche: terminato il primo turno di vaccinazioni, quelle ovvie, praticate al personale sanitario, si è scatenata la gara dei gruppi di pressione e delle lobby per avere la precedenza. E ogni Regione si è mossa in ordine sparso. Con il paradosso che a un certo punto c’erano oltre 700mila dipendenti del sistema sanitario nazionale che non lavorano a contatto con i pazienti (impiegati, funzionari) vaccinati a fronte di 350mila over 80, cioè la categoria più a rischio. 
In Sicilia è partita la vaccinazione per gli avvocati prima di quella degli over 70. E nel Lazio sono state cancellate in massa appuntamenti con la somministrazione già fissati per pazienti psichiatrici (che sono persone fragili dal punto di vista della salute), mentre venivano vaccinati gli psicologi, inclusi quelli che lavorano in ufficio, senza alcun contatto con malati. Chiaramente nessuno ha rubato nulla: tutti andavano vaccinati e a fronte della mancanza di regole chiare è normale che ogni categoria si sia data da fare per proteggere i propri componenti. Ma vista l’iniziale scarsità di dosi e la difficoltà di far partire la macchina della somministrazione, non sarebbe stato giusto stabilire criteri più trasparenti? Invece si è creato un grande caos. E in più si è cercato di depistare le responsabilità: è vero che le aziende farmaceutiche inizialmente hanno consegnato meno dosi del previsto, ma è anche vero che ancora all’inizio di marzo in tutta Europa “una dose su tre non era stata utilizzata”, come ha spiegato il commissario Ue Thierry Breton.
Altri Paesi hanno deciso di non tenere vaccini di scorta e hanno iniziato a vaccinare settimane prima di noi. Vedremo chi aveva ragione. Per il momento l’effetto è di arrivare tardi all’appuntamento con il ritorno a una vita normale, senza l’angoscia del contagio. Ancora una volta abbiamo perso di vista la logica dei diritti, che dovrebbe essere un faro per i Paesi democratici. Davvero una brutta notizia.                                      

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