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Le donne ai tempi del Covid

Hanno perso il lavoro più degli uomini e si sono fatte carico delle incombenze domestiche più dell’altra metà del cielo: la donna di 40 anni con due figli a carico è il nuovo volto della povertà

Mar 30 Mar 2021 | di Marzia Pomponio | Attualità
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“La pandemia sta amplificando le disuguaglianze preesistenti, esponendo le vulnerabilità dei sistemi sociali, politici ed economici”. Il rischio è vedere vanificate le conquiste ottenute nell’ultimo decennio per l’uguaglianza di genere. A pagare il prezzo più alto sono le donne, già precedentemente discriminate con impieghi più precari rispetto agli uomini e una retribuzione in quasi tutti i Paesi del 35% inferiore rispetto ai colleghi uomini a parità di mansione, con conseguente minore possibilità di risparmiare, un rischio maggiore di finire sotto la soglia di povertà e ripercussioni sulla retribuzione pensionistica. Durante i mesi del lockdown il carico di assistenza non retribuita per la cura dei figli a causa della chiusura delle scuole, delle persone anziane non autosufficienti e delle persone con disabilità, è notevolmente aumentato per le donne. Se si considera solo la situazione italiana si parla del 60% delle donne contro il 21% degli uomini. 
I settori più colpiti dalla crisi pandemica sono quelli che registrano una maggiore occupazione femminile (servizi di ristorazione, attività immobiliari, commerciali, amministrative, di produzione e commercio): nel 2020 sono 527milioni le donne  impiegate in questi settori (pari al 41% dell’occupazione femminile totale), rispetto al 35% dell’occupazione maschile. Sono i dati contenuti nel report dell’ONU (l’Organizzazione delle Nazioni Unite) dal titolo “L’impatto del Covid-19 sulle donne”. 
Secondo l’Istat sono 470mila le donne occupate in meno nel secondo trimestre del 2020 rispetto al secondo trimestre del 2019. E se si guarda ai dati di dicembre i lavoratori diminuiscono di 101mila unità: di queste 99mila sono donne. Una donna di 40 anni con due figli a carico è il volto della nuova povertà tracciato dall’ultimo rapporto Caritas. Le donne con figli sono la categoria più facilmente tagliata fuori dal lavoro.  
«Con le lezioni fatte a casa e le classi chiuse per positività di alunni e docenti, molte madri devono rinunciare al loro lavoro, soprattutto quando non può essere svolto a distanza. Nella nostra società la donna disoccupata fa meno effetto di un uomo che si trova senza lavoro», ha dichiarato Olga Mammoliti Severi, Presidente del “Club delle Donne”, che ogni anno, dal 1983, organizza il Premio Minerva, il primo riconoscimento italiano dedicato alle eccellenze femminili. Secondo un’analisi della Commissione Europea lo smart working, abbinato alla quarantena, ha rafforzato alcuni stereotipi di genere, che vede la donna relegata in casa, dedita all’assistenza e alla cura della casa e dei figli. Sono le donne, infatti, ad essere più facilmente confinate al telelavoro rispetto agli uomini.     
Nel 2020, secondo il rapporto Istat “Il mercato del lavoro 2020”, il gap sul tasso di occupazione tra donne e uomini, dunque, passa da 17,8 punti a 18,3 punti. E, a fronte della perdita di lavoro, le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi: dal 4 maggio al 30 settembre sono rientrate 67 mila persone che avevano perso la propria occupazione durante il periodo 1 febbraio - 3 maggio. Ma solo il 42,2% delle donne ha goduto di questa possibilità.
Un’opportunità  è rappresentata dal Recovery Fund, il fondo europeo per il rilancio delle economie, che prevede lo stanziamento di parte delle risorse per la ripartenza delle donne.                                                   

 


BAMBINE E MATERIE SCIENTIFICHE
Secondo il Rapporto PISA, un’indagine internazionale promossa dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), le bambine tra gli 11 e i 13 anni vengono dissuase dallo studio delle discipline scientifiche, quelle delle cosiddette lauree STEM (Scienze, Tecnologie, Ingegneria e Matematica), a causa di fattori culturali che considerano le bambine più inclini alle materie umanistiche. «Il settore economico collegato alle lauree Stem avrà un incremento entro il 2025 pari al 12%. Mentre avremo una crisi in tutti i settori economici, l’unico che crescerà sarà il settore legato alle lauree scientifiche. Se le donne non saranno incentivate allo studio di quelle materie vuol dire decidere a tavolino di tagliarle fuori dal mercato del lavoro», ha dichiarato Michela Di Biase, Consigliera della Regione Lazio, prima firmataria di una proposta di legge sulle lauree Stem.

 


CONTAGI SUL LAVORO: 70% È DONNA
Secondo il “Dossier Donne” dell’Inail (marzo 2021), su 147.875 denunce pervenute alla data del 31 gennaio, 102.942 sono femminili, ossia circa il 70% del totale dei contagi sul lavoro. La categoria più colpita è quella dei tecnici della salute. Tra le figure professionali le infermiere (81,1% dei casi della categoria) e le fisioterapiste (5,8%). Seguono le operatrici sociosanitarie (22,4%). Il 6,3% dei casi riguarda i medici. Per quanto riguarda i decessi, la categoria più colpita è quella dei tecnici della salute: il 70% sono infermiere. Seguono le operatrici socio-sanitarie con il 14,1% dei casi e le operatrici socio-assistenziali con il 12,8%. 

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