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3 milioni di donne soffrono di endometriosi

La patologia, dolorosa ma benigna, colpisce soprattutto la fascia 25-35 anni

Mar 30 Mar 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
Foto di 3

Tre milioni di donne in Italia, con un picco tra i 25 e i 35 anni. Ma questi sono solo i numeri certi, poi c’è tutto il sommerso. Pure la fascia d’età non è propriamente indicativa, perché dipende dal momento della diagnosi. 

L’endometriosi è una patologia che vede l’endometrio, mucosa della parte interna dell’utero, fuoriuscire e dislocarsi altrove nel corpo. «È dolorosa, ma benigna. Però, se non curata, può dare problemi di fertilità o produrre danni d’organo molto importanti». A parlarne è Martino Rolla, responsabile del Dsa di Endometriosi nel reparto di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale Universitario di Parma. «Non esiste un test di screening e c’è un ritardo diagnostico di circa nove anni che piano piano si sta riducendo».


A cosa è dovuto?
«Da un lato, c’è ancora l’idea che il ciclo mestruale debba portare con sé dei dolori importanti. Esiste invece una soglia oltre la quale è bene rivolgersi a uno specialista, per verificare se non si tratti di endometriosi. Allo stesso tempo, il sangue nelle feci viene spesso attribuito alle emorroidi e i dolori durante i rapporti sessuali o durante l’evacuazione nel periodo del ciclo vengono sottovalutati. Si tratta inoltre di una patologia di alta specializzazione, che richiede la presenza di professionisti formati appositamente. Tutto questo rappresenta una grande fonte di stress per la donna, che spesso, per lunghi anni, si ritrova a soffrire senza una definizione e una cura. Il ritardo diagnostico favorisce lo sviluppo della malattia, fino ad arrivare alle lesioni d’organo».

Cosa fare?
«Chi avverte questi sintomi deve rivolgersi a un centro specializzato in endometriosi. L’ecografia accurata che viene svolta all’interno di queste strutture sostituisce la necessità di un esame istologico. Si cerca sempre di evitare l’intervento chirurgico, preferendogli una terapia medica ormonale. Ma ci sono alcuni casi in cui si agisce, in laparoscopia o con la robotica: quando la terapia non fa passare il dolore; quando ci sono danni d’organo o il sospetto di qualcosa di più brutto; quando la donna vuole avere dei figli e non ci riesce. In questi casi, si arriva in sala operatoria per asportare tutte le lesioni e poi si prevede una terapia ormonale personalizzata, a meno che la donna non provi a rimanere subito incinta e in quel caso ci affidiamo alla tempesta ormonale che si scatena nel corpo durante la gravidanza. L’importante, in ogni caso, è rivolgersi ai centri specializzati dove c’è un’alta competenza e dove si lavora in équipe multidisciplinare con il ginecologo, il terapista del dolore, il chirurgo generale, l’urologo, il radiologo, il gastroenterologo».

È familiare?
«Sì, e negli ultimi anni le campagne di sensibilizzazione vengono indirizzate anche alle adolescenti. Chiediamo ai genitori di portare le figlie in presenza dei primi sintomi».

Tende a recidivare.
«Proprio per questo è importante avere una diagnosi, essere sotto controllo e sottoporsi alla terapia. E proprio per questo è fondamentale rivolgersi ai centri specializzati, anche perché, nel caso di un intervento chirurgico, assicurano un’asportazione di tutte le lesioni e la valutazione di una terapia personalizzata. Non ne esiste una standard, quindi le pazienti vanno trattate caso per caso».

E con l’arrivo della menopausa?
«L’endometriosi è legata alla fertilità della donna, quindi durante la menopausa non dovrebbe soffrirne. Oggi, però, a differenza di qualche anno fa, la paziente che va in menopausa con qualche lesione continua ad essere seguita».          

 


A.P.E.: Associazione Progetto Endometriosi

Organizza convegni, manifestazioni, sensibilizzazione nelle scuole, gruppi di auto-mutuo aiuto. L’Ape è l’Associazione Progetto Endometriosi che cerca di informare su una patologia poco conosciuta, della quale non sono note le cause e per la quale non esistono percorsi di prevenzione e cure standard. Dal suo sito (www.apendometriosi.it) è possibile accedere all’elenco dei centri pubblici specializzati presenti in tutta Italia.
 

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