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Hpv: il 90% delle donne lo ha avuto nella vita

Il virus può colpire donne e uomini. Ma nelle donne è più facile che causi lesioni tumorali

Mar 30 Mar 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Se il vaccino contro l’Hpv fosse accolto con maggiore serenità, il numero dei tumori al collo dell’utero sarebbe ridotto in maniera importante. Del Papilloma Virus esistono oltre 200 ceppi, «ma non tutti sono responsabili dei tumori -, dice Nicoletta De Rosa, ginecologa al Centro di Colposcopia dell’ospedale Cardarelli di Napoli -. A volte non si manifesta affatto, altre con dei condilomi di diversa complessità. E poi ci sono quattro genotipi ai quali è possibile ricondurre il 90% di questo tipo di neoplasia».
A chi è diretta la vaccinazione?
«Durante l’undicesimo anno di vita è gratuita per le bambine e i bambini. La consideriamo ancora come un’infezione di coppia e ci si immagina che a quell’età non ci sia stata ancora la prima esperienza sessuale: i dati scientifici dimostrano che in questa circostanza l’efficacia del vaccino è ancora più alta. Spesso, inoltre, alcune campagne vaccinali riescono a recuperare coloro che non lo hanno fatto quando avevano undici anni e sono rivolte a tutti i nati dal 1997. In realtà è possibile anche da adulti, fino ai quarantacinque anni, ma a pagamento. Per chi ha già una storia di positività, alcune Asl contribuiscono alla spesa per il 50%».

Quindi può colpire anche gli uomini.
«Sì, ma gli uomini hanno delle difese immunitarie più stabili, perché non sono soggetti ai cambiamenti ormonali come le donne e quindi sono meno esposti allo sviluppo di una lesione tumorale indotta dal virus. In ogni caso, oltre al collo dell’utero, il Papilloma può causare anche i tumori della vulva, della vagina, del cavo orale, dell’ano e del pene». 

Come si effettua lo screening?
«Fino ai 30 anni, si procede con il Pap-Test e non con l’Hpv-Test, perché il primo identifica l’eventuale presenza di una lesione, ma non quella del virus. La scelta è dettata dal fatto che, sotto quella soglia d’età, il numero delle persone positive sarebbe molto alto, ma con un rischio di trasformazione in tumore davvero basso. Dai 30 ai 64 anni, invece, bisognerebbe sottoporsi all’Hpv-Test ogni cinque anni o al Pap-Test ogni tre. Dai 65 in poi le linee guida dicono di non effettuare più lo screening, perché il rischio di tumore da Papilloma si abbatte in maniera considerevole. Chi vuole, può farlo privatamente».

Ed è solo per le donne?
«Non esistono dei test validati scientificamente per gli uomini. Se la donna è portatrice, consideriamo l’uomo come positivo. Su di lui si effettua un test visivo, studiando le mucose e la cute per vedere se ci sono delle lesioni. Ma non è possibile individuare il virus in un uomo asintomatico».

È molto diffuso?
«Si stima che il 90% della popolazione femminile lo abbia avuto almeno una volta nella vita, ma avere l’infezione non vuol dire automaticamente avere un tumore. Nella maggioranza dei casi, in un paio d’anni si risolve spontaneamente senza la necessità di intervenire chirurgicamente, però occorre sottoporsi ciclicamente ai controlli, seguendo le indicazioni del proprio ginecologo».

Perché l’incidenza è ancora così alta?
«Se tutti facessero il vaccino o si sottoponessero regolarmente allo screening, sarebbe molto più bassa. Invece in tanti arrivano alla diagnosi in una fase già avanzata. Negli ultimi anni si parla tanto anche di salute vaginale. Infatti, è stato studiato che alcuni lattobacilli, così come difendono dalle infezioni batteriche comuni, proteggono anche dall’Hpv. Le difese immunitarie hanno una grande importanza. Ci sono alcuni co-fattori che aumentano il rischio di progressione del virus verso il tumore, come l’Hiv, il fumo delle sigarette, altre infezioni e la debilitazione in generale»..        

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