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Batteri: dal mare alle nostre tavole

Una ricerca lancia un nuovo allarme sulle piccole particelle che inquinano il nostro oro blu e hanno un effetto tossico sui molluschi

Mar 30 Mar 2021 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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Si parla ormai da anni del problema delle microplastiche, le piccole particelle che inquinano i nostri mari. Ma ora uno studio lancia un nuovo allarme: a “viaggiare” su questi scarti dell’attività umana sono anche i batteri, che poi finiscono nella catena alimentare. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università di Sousse in Tunisia. L’indagine si è concentrata sulla presenza di microplastiche e batteri anche patogeni, quindi responsabili dell’insorgere di malattie, in campioni di acqua del mar Mediterraneo e in alcuni molluschi. Dai risultati è emerso non solo che nelle cozze e nelle vongole sono presenti significative quantità di microplastiche, ma anche – ed è questa la novità - che queste trasportano batteri patogeni che ritroviamo anche nei molluschi, quindi potenzialmente sulle nostre tavole: come indicato dalla loro risposta immunitaria, questi batteri hanno un effetto tossico su cozze e vongole. 
IL 20% DEL PESCE CHE MANGIAMO CONTIENE MICROPLASTICHE
«Il nostro obiettivo - spiega Edoardo Puglisi, docente di Microbiologia all’Università Cattolica - era in primo luogo profilare la struttura della comunità batterica in biofilm di particelle di plastica galleggianti in acqua di mare provenienti da quattro aree costiere tunisine, utilizzando tecniche di sequenziamento del Dna dei batteri». Successivamente i molluschi «sono stati messi in contatto con le plastiche galleggianti, per consentirci di ampliare le conoscenze sul potenziale ruolo svolto dalle particelle di plastica ambientale nel plasmare le strutture della comunità batterica e nell’indurre possibili effetti tossici». I primi risultati hanno dimostrato che cozze e vongole accumulano dentro sé non solo gli scarti provenienti dall’attività umana, ma anche i batteri da esse trasportati, inclusi alcuni patogeni appartenenti al gruppo dei vibrioni che possono causare il colera o la gastroenterite. Un motivo in più per affrontare con decisione il problema delle microplastiche, così chiamate perché hanno un diametro compreso tra i 330 micrometri e i 5 millimetri: un materiale che, impiegando tanti anni per deteriorarsi, viene facilmente ingerito dalla fauna. Secondo l’Ispra, il 20% del pesce che mangiamo contiene microplastiche, mentre il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha certificato come ormai ogni chilometro quadrato di oceano sia inquinato in media da 63.320 particelle.                                                        

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