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Il mago dal cuore grande

Il Mago Zurlì, nato orfano, è diventato papà di tutti i bambini, creando lo Zecchino d'Oro, al quale quest'anno, dopo 49 anni, non ha partecipato

Lun 23 Nov 2009 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Saper arrivare al cuore dei bambini, passando attraverso i decenni e le generazioni, è un talento e un privilegio che pochi possono vantare. Cino Tortorella è un uomo energico e positivo, con una fervida creatività che continua a esprimere per donare tanta gioia ai bambini di tutte le età. Ma è anche molto concreto e battagliero, perché sa che non bastano gli incantesimi del suo Mago Zurlì per risvegliare un’Italia sempre meno capace di cogliere e rispettare l’anima dei più piccoli.   

Tortorella, com’è nato il Mago Zurlì?
«Nei primi anni ’50 mi trasferii a Milano per frequentare la facoltà di Giurisprudenza, ma compresi presto che fare l’avvocato non era la mia vocazione. Iniziai così a studiare alla Scuola d’Arte Drammatica diretta da Giorgio Strehler e già nel 1955 misi in scena il mio primo spettacolo per ragazzi dal titolo “Zurlì, mago lipperlì”. Una sera tra il pubblico c’era Umberto Eco, all’epoca giovane dirigente Rai, che mi propose di provare a farlo diventare uno spettacolo televisivo. Ebbe talmente tanto successo che ancora oggi sono identificato con quell’incredibile personaggio!».

Quest’anno si festeggia il cinquantesimo compleanno dello Zecchino d’Oro. Che cosa ha significato per lei quella trasmissione?
«Nel 1959 inventai lo Zecchino d’Oro, una gara canora incentrata tutta sui bambini, con lo scopo di spronare i compositori, anche quelli più famosi, a realizzare canzoni destinate al mondo dell'infanzia; per il nome m’ispirai all’episodio del Campo dei miracoli di Pinocchio, una favola che ho sempre amato molto. Dopo due anni di rodaggio a Milano, decisi di produrlo in collaborazione con i Frati francescani dell’Antoniano di Bologna, all’epoca molto attivi nella solidarietà. Durante la mia carriera ho scritto moltissime trasmissioni di grande successo e all’inizio non ritenevo lo spettacolo realizzato all’Antoniano qualcosa di particolare».

Quando iniziò ad amare veramente lo Zecchino d’Oro?
«La trasmissione riscuoteva ogni anno un successo maggiore in tutto il mondo, anche grazie alla collaborazione dei frati e di Mariele Ventre, la storica direttrice del Piccolo Coro, una donna ed una musicista straordinaria. Però nel 1991 compresi che tutto avrebbe acquisito un significato molto più grande se fosse servito per alleviare le sofferenze di tanti bambini che muoiono di fame in tutto il Pianeta. Proposi, allora, di abbinare a ogni edizione l’iniziativa “Il Fiore della Solidarietà” per finanziare annualmente un progetto concreto per la salvezza dei bambini più sofferenti. Solo in quel momento mi resi conto che avevo fatto qualcosa d’importante. Oggi, nonostante l’età, sono ancora in piena forma e vorrei che mi fosse permesso di continuare questa grande avventura: anche perché credo che si potrebbe fare molto di più per il bene dei bambini».

Nel nostro Paese c’è attenzione per le reali necessità ed aspettative dei bambini?
«Pochissima, sia da parte delle istituzioni sia dei mass media, che non hanno affatto rispetto dell’infanzia. Noi adulti dovremmo ribellarci e reagire: come si può rimanere passivi di fronte al fatto che l’Italia ha il più basso tasso di natalità del mondo oppure che i nostri bambini sono i più obesi d’Europa, mentre nel terzo Mondo ogni giorno muoiono 26.000 bambini di fame?».

Eppure molti politici parlano spesso della famiglia …
«Contano solo i fatti concreti e nella mia esperienza, al di là degli schieramenti politici, ne ho visti davvero pochi da parte della nostra classe politica. Ad esempio, come portavoce dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose (ANFN), prima delle ultime elezioni politiche inviai a tutti i candidati premier un contratto di sette punti: solo in due lo firmarono, tra i quali Berlusconi. Lui s’impegnò esplicitamente per ognuna delle proposte fatte a sostegno delle famiglie, ma finora non ci sono stati risultati tangibili».

Lei è autore e presentatore di molti storici programmi televisivi rivolti ai più giovani: come giudica l’attuale programmazione dei maggiori canali nazionali?
«Purtroppo in tv si parla dei bambini quasi solo per dare notizie di violenze o di pedofilia. Inoltre, nonostante gli impegni sottoscritti e senza tener conto degli allarmi degli esperti, si trasmettono programmi volgari a tutte le ore o si mandano in onda trasmissioni nelle quali i bambini sono trattati come adulti. Mi dispiace soprattutto che la RAI abbia ridotto drasticamente i veri spettacoli per ragazzi, compresi quelli prodotti dall’Antoniano. Purtroppo nella tv di Stato ci sono molte persone alle quali dei bambini non interessa nulla: negli ultimi anni l’ho sempre detto chiaramente, con il risultato di essere cancellato da tutte le trasmissioni. Ma non mi preoccupo, perché vale sempre la pena lottare per i bambini, qualsiasi sia il prezzo da pagare. Spero però che molti si uniscano a me in questa battaglia: ne va del futuro dell’intera Nazione».

I genitori sono consapevoli delle falsità alle quali sono continuamente esposti i loro figli e dei rischi che corrono?
«In parte sì, anche se spesso temono di essere considerati sorpassati e retrogradi. C’è molta passività da parte dei genitori che non hanno la forza di reagire in modo adeguato di fronte ai pericoli che molte proposte televisive portano all’interno delle famiglie: ad esempio, un ragazzo che guarda in tv spettacoli come l’Isola dei famosi, il Grande Fratello o Lucignolo, come può maturare in modo equilibrato? Gli adulti dovrebbero essere sollecitati e formati adeguatamente, ma alla fine ognuno deve mettersi in gioco personalmente e reagire».

Lei continua a fare spettacoli e porta avanti molte battaglie per i bambini e le mamme. Dove trova la forza necessaria?
«Il mio primo impegno è sempre stato la famiglia, con i miei quattro figli che, a parte l’ultima ancora minorenne, lavorano anche loro nel mondo dello spettacolo. La forza per portare avanti tutto quello che fa parte della mia esistenza e combattere per i bambini la trovo nella preghiera, come mi ha insegnato mia madre. Il rapporto con Dio è un mio fatto intimo che vivo con profonda intensità».

Come si appresta a vivere il Natale alle porte?
«A Natale nasce Gesù e per me è sempre stato una cosa fantastica: conservo molti ricordi legati a mia madre ed alla famiglia. La mia nascita è stata un’esperienza molto dura, giacché quando sono nato, mio padre era morto da sei mesi. Grazie a Dio, però, io e mia sorella abbiamo avuto una madre eccezionale che ci ha fatto sentire meno la sofferenza. Nella mia vita ho cercato di essere il padre che non ho avuto: con tutti i bambini, non solo con i miei figli. È la prima volta che penso questo, ma credo che sia andata proprio così».  

 



SEMPRE AL FIANCO DEI BAMBINI
Cino Tortorella nasce a Ventimiglia (IM) il 27 giugno del 1932. Amante della montagna ed appassionato paracadutista, è un esperto autore, presentatore e regista, che ha espresso il suo talento guidato da un grande amore per i bambini. Sono sue moltissime trasmissioni che hanno fatto la storia della tv italiana, da “Chissà chi lo sa?” al famosissimo “Zecchino d’Oro”, che per molti anni ha presentato nei panni di un personaggio indimenticabile: il Mago Zurlì. Negli ultimi anni si è impegnato molto per aiutare i bambini più sfortunati in tutto il Pianeta e per diffondere una cultura della Vita: tra i molti riconoscimenti ricevuti, è stato nominato ambasciatore dell’Unicef. Attraverso la sua Associazione, La Casa del Mago Zurlì Onlus, ha lanciato quest’estate il progetto “Anno della Cicogna” per sensibilizzare il nostro Paese sul grave problema della denatalità; lo scorso mese ha inoltre realizzato a L’Aquila un grande spettacolo per i bambini terremotati, impegnandosi per la costruzione di un parco giochi.

FINE DI UN INCANTESIMO
Cino Tortorella con lo Zecchino d’Oro è entrato nel Guinnes dei Primati come presentatore per il maggior numero di anni della stessa trasmissione televisiva. Purtroppo, proprio nell’edizione del cinquantesimo anniversario, Mago Zurlì non è riuscito a ripetere l’ennesima magia. Ma non per sua scelta: <<Sono molto amareggiato – racconta – di non aver potuto partecipare all’edizione del 2009. Ci sono stati dei dissapori con i frati dell’Antoniano: non certo per motivi economici, dato che non ho mai chiesto loro del denaro, quanto perché li ho incitati a non accettare passivamente la cancellazione da parte della RAI di tutte le trasmissioni per ragazzi che negli anni ho creato e che abbiamo realizzato insieme. Inoltre, proprio alcuni dirigenti della tv di stato mi hanno detto che sono troppo vecchio: ma non la pensa così la gente che viene ad assistere ai miei spettacoli!>>

50 anni di Zecchino d’Oro
Difficile esprimere le emozioni che questa trasmissione ha donato a milioni di persone nel mondo. Ci ha permesso di restare tutti un po’ bambini, rappresentando un magico canale di comunicazione tra le generazioni ed anche un concreto strumento di solidarietà per i bambini più poveri: anche per questo è l’unica trasmissione televisiva al mondo ad essere nominata dall’Unesco "Patrimonio dell’umanità per una cultura di pace". Sono state più di seicento le canzoni scritte per i giovanissimi interpreti, accompagnati dal Piccolo Coro dell’Antoniano creato da Mariele Ventre: la musicista, scomparsa nel 1995 all’età di 56 anni, era una donna speciale, per la quale è in corso la causa di beatificazione.

ZECCHINI E POLEMICHE
L’edizione 2009 dello Zecchino d’Oro, forse l’ultima, è stata preceduta da molte polemiche, come quelle innescate dalla puntata di Striscia la Notizia del 15 novembre scorso, nella quale si denunciava, tra l’altro, che i genitori dei bambini partecipanti alle selezioni canore vengono indotti ad acquistare prodotti editoriali. Cino Tortorella non ci sta, si sente ingiustamente infangato. «Trovo spregevole il comportamento di Antonio Ricci, autore del programma di Canale 5, che mi ha impunemente screditato. Sono veramente affranto se ci sono stati isolati comportamenti scorretti da parte di qualche operatore dello sponsor delle nostre selezioni regionali, ma io ne sono assolutamente estraneo. Durante queste manifestazioni, come presentatore mi sono sempre limitato ad introdurre la Saie San Paolo, una società al di sopra di ogni sospetto. D’altronde, quest’anno abbiamo scelto i dodici piccoli interpreti tra circa quattromila piccoli partecipanti alle selezioni: come pensare che basta acquistare un’enciclopedia per essere selezionati?».


 


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