acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Pass vaccinale europeo: cosa è?

È una app? È un passaporto cartaceo? A cosa servirà?

Mer 28 Apr 2021 | di Armando Marino | Attualità

Se le anticipazioni dello scorso 28 marzo saranno confermate, sarà un documento in formato elettronico che conterrà le informazioni anagrafiche di ciascuno di noi e un codice Qr, del tipo che si legge con il cellulare, che certificherà l’avvenuta vaccinazione. Lo ha illustrato così il commissario europeo a capo della task force sui vaccini, Thierry Breton, mostrando un’anteprima del “pass vaccinale europeo“. Nel frattempo magari verrà chiarito se si tratterà di una nuova app da scaricare sul cellulare o in quale altro modo entreremo in possesso di questo nuovo “passaporto”.
Ma in realtà i dubbi sono altri: il vero punto da chiarire è a cosa servirà il pass. Breton ci ha tenuto a specificare che non servirà a sancire l’obbligo di vaccinazione, ma è chiaro che se viene prodotta una certificazione del genere lo scopo è di attribuire a chi ne è in possesso la possibilità di viaggiare con più libertà di altri. E i singoli Stati potrebbero decidere di permettere ai vaccinati di evitare alcune delle principali restrizioni da Covid.
Quel che è veramente singolare è che il dibattito sul pass vaccinale si è sviluppato di più in Europa, dove la vaccinazione è andato a rilento a confronto con gli altri Paesi industrializzati, che non in Israele o nel Regno Unito, dove la gente ha già ripreso in buona parte una vita normale. Un vero paradosso che si pensi a imporre documenti e privilegi o divieti che creano discriminazioni quando ancora non si è in grado di fornire a tutti i cittadini due dosi di vaccino per avere l’immunità dal Covid.
L’impressione è che sia un modo per distrarci dal doloroso fallimento dell’Europa nel procedere rapidamente a vaccinare. L’Italia ci ha messo del suo: invece di copiare i Paesi più virtuosi, che hanno usato come unico criterio di priorità l’età anagrafica, ci siamo inventati selezioni per categoria, per posizione geografica, per interesse economico, scatenando una guerra di lobby per avere la precedenza,quando è chiaro che anche all’interno di ciascuna categoria ci sono persone a rischio e altre che stanno comodamente chiuse in casa a fare smartworking. 
Invece l’età è un fattore di rischio comune a tutti e semplice da determinare. La vaccinazione globale ha messo tutto il mondo in competizione verso uno stesso obiettivo. E così si è visto chi è un Paese serio, in grado di tutelare con efficacia la vita dei cittadini, e chi invece ha strutture e classe dirigente debole e inefficiente. Una tragica lezione.            

Condividi su: