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Sono viva grazie alla prevenzione

Rita Forte: due tumori al seno eliminati perché presi in tempo, l’amore per la musica e per il suo paese natale dove ha deciso di tornare

Mer 28 Apr 2021 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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La conosciamo per il suo sorriso, la sua energia, quel legame unico che aveva con la mamma e che ha con la sua terra. Ma Rita Forte da molti anni è anche al fianco dell’Airc dopo aver vissuto sulla sua pelle quella malattia che tutti temiamo. Aveva 41 anni quando ha scoperto di avere un tumore al seno. Per caso. 
«Avevo deciso di fare un check-up, così andai in una clinica dove feci un controllo completo, anche se stavo bene. Lì mi hanno fatto tutte le analisi possibili e alla fine con una mammografia è venuta fuori questa cosa microscopica al seno. Ma nonostante fosse piccola, ero molto preoccupata. Allora facevo “Il Tappeto Volante” su TeleMontecarlo e ricordo che incontrai in studio Sandra Mondaini, alla quale dissi che volevo andare da Veronesi. Lei mi aiutò, anche se poi la segretaria mi disse che potevo anche semplicemente telefonare al numero indicato sul sito e sarei stata comunque ricevuta! Ma nel momento della paura si chiede aiuto a tutti. Al termine della visita, Veronesi mi disse che ero stata brava a farmi controllare, che la diagnosi precoce è fondamentale, perché questa cosa mi ha salvato la vita e mi ha anche evitato di fare radioterapia e chemioterapia. Dopo l’operazione, infatti, visto che anche il linfonodo sentinella stava a posto, ho dovuto solo continuare a fare le visite in modo regolare. All’inizio mi disse di fare i controlli ogni tre mesi, poi ogni sei e poi una volta all’anno per i primi due anni. Dopodiché mi disse di fare una volta l’anno la mammo e due volte l’anno l’ecografia. Dopo qualche anno gli chiesi dove poter andare a Roma a fare mammo ed eco e lui mi segnalò lo studio di Guttadauro. Lui non c’è più. Ora c’è il dottor Failla: persone straordinarie».
 
Un anno e mezzo fa, dopo venti anni, di nuovo la diagnosi di tumore allo stesso seno. 
«Un anno e mezzo fa vado a fare l’ecografia, dopo sei mesi dalla precedente, e scopro una cosa piccola di qualche millimetro allo stesso seno, ma non era una recidiva. Magari la volta precedente era una cellula. E poi basta qualche mese perché si formi. Per questo dicono la prevenzione è importante. Questa volta sono andata da Basetti al Gemelli, che ha la stessa delicatezza di Veronesi. Mi ha operata lui e anche lui mi ha detto che ero stata brava a fare prevenzione, che ti dà la possibilità di fare una diagnosi precoce. Ho avuto più paura questa volta. Ma anche in questo caso il linfonodo sentinella stava a posto. Non ho dovuto fare chemio e radio, ma mi hanno dato la cura per bocca da seguire per 5 anni, per distruggere tutti gli estrogeni che ho nel corpo. Ero già in menopausa e avevo fatto una cura ormonale sostitutiva con una pillola non invasiva: ovviamente nel momento in cui ti trovano un tumore la sospendi, anche se non è detto che sia stato quello… I miei tumori sono a base di estrogeni e questa pasticca distrugge tutti gli estrogeni che abbiamo anche nel surrene: anche quando siamo in menopausa produciamo estrogeni. Non ho voluto leggere il bugiardino, ma so che favorisce l’osteoporosi e dolori alle ossa. Ho dolori alle ossa, ma va bene così».
 
Da quando sei al fianco dell’Airc?
«Dopo qualche anno dalla prima operazione, ho incontrato in una trasmissione tv Nadia Bordoli, responsabile della comunicazione esterna. È stata lei a chiedere un aiuto. Io l’avevo sempre pensato, ma non sapevo a chi chiedere, quindi sono stata felicissima della sua proposta. Perché tutte le cure che ci sono oggi 30 anni fa non c’erano. Pensate a quando per un qualsiasi tumore asportavano tutto il seno. Ora non è più così e lo dobbiamo allo straordinario lavoro fatto dalla Ricerca che trova cure sempre più adatte e meno invasive, e dobbiamo dare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, perché non c’è famiglia che non abbia vissuto un caso di tumore. Purtroppo il cancro non si ferma e noi dobbiamo correre alla stessa velocità. Ci sono ancora troppe donne che non fanno nessun tipo di visite per paura di scoprire qualcosa. Ma è proprio la visita e la scoperta precoce che può salvare». 
 
Come ti ha cambiato?
«Ti cambia la vita. Cerco di restare serena, ma prima sei spensierata e pensi che le cose brutte succedono agli altri. Poi, quando scopri che può succedere anche a te, cambia tutto… Ora, con l’avanzare dell’età, essendo meno incosciente, i miei timori ce li ho, le mie preoccupazioni anche, ma sono molto più attenta al mio corpo, a quello che mi dice, ai segnali. Poi, per il resto, siamo sotto il Cielo e le preoccupazioni fanno parte della vita: bisogna avere la forza di affrontare tutto, anche cercando di sapere la verità. Diciamo che, però, essendo un tipo un po’ ansioso, il tumore ha aumentato la mia ansia… però non vivo male. Anzi: cerco di assaporarmi giorno per giorno le cose belle. E non è una cosa facile. Sto facendo un grande lavoro su me stessa. E per cominciare ho deciso di tornare nella mia Terracina, assecondando il mio desiderio di svegliarmi e vedere il mare. Mi dà gioia e spero di godermela a lungo». 
 
Quanto è importante la vicinanza dei familiari?
«Importantissima: la prima volta accanto a me avevo solo mia mamma. Lei era più distrutta di me. Ma averla accanto è stato importante. E questa seconda volta ho avuto il mio compagno. Penso alle persone purtroppo sole, deve essere ancora più dura».
 
Quanto ti ha aiutato la gioia della musica e dell’arte che fanno parte della tua vita? 
«La musica mi ha aiutata sempre. Ho perso papà che avevo 8 anni in un incidente stradale. Siamo sempre vissute sole io e mamma. Lei ha fatto tanti sacrifici per me: mi sono laureata grazie a lei in Scienze Politiche. Poi, volevo studiare musica e lei mi ha aiutato : non mi ha mai ostacolata. Ero sempre al pianoforte da ragazzina; cantavo Battisti, Pavone, Morandi, cantavo, suonavo anche da sola a casa o con gli amici: la musica mi ha aiutato nei momenti difficili della mia vita che sono stati tanti… Ma dà una grande mano poter trasformare una passione in un mestiere».
 
Cosa è cambiato per te con il lockdown?
«Io ho fatto per dieci anni teatro al Manzoni. Poi si è fermato tutto e mi manca. Ma mi dispiace soprattutto per quelle persone che stanno dietro le quinte: la gente vede l’artista, ma poi ci sono tecnici audio, luci, senza i quali non si potrebbe fare niente. Mi dispiace per loro più che per noi. Ma sono certa che tutto tornerà. È una guerra contro un nemico invisibile e più rispettiamo le regole e più c’è la possibilità che ne usciamo. I nostri genitori hanno vissuto la guerra e gli si chiedeva di non uscire per non essere uccisi o quando c’erano i bombardamenti. A noi si chiede di non uscire e ci lamentiamo: ma cosa è questa nostra guerra rispetto a quella che hanno vissuto i nostri genitori? Facciamolo questo sacrificio. Possiamo rinunciare agli aperitivi per qualche tempo. Io, intanto, aspetto con trepidazione il mio turno per la vaccinazione e mi dispiace che chi sta facendo la chemioterapia non è inserito nella lista delle persone da vaccinare prima possibile». 
 
Cosa ti è mancato di più in questo anno?
«Abbracciare gli amici, andare a cena fuori, socializzare… E viaggiare: a me piace moltissimo. L’ultimo viaggio l’ho fatto un anno e mezzo fa alle Maldive. Appena sono rientrata, siamo entrati in lockdown! Comunque, so che fra un po’ lo potremo rifare, se tutti faremo il vaccino e seguiremo tutte le precauzioni».   

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